Visto con i nostri occhi
Mantova, il lavoro che non c'è
I disoccupati sono al 7,1% In dieci anni persi 12mila posti nelle aziende che hanno chiuso. «Rilanciamo il territorio valorizzando le eccellenze», afferma il responsabile della Cisl Dino Perboni
22/10/2018
Sembra di entrare in un vicolo cieco, nel momento in cui, attualmente, ci si mette ad approfondire il tema del lavoro a Mantova. Per tanti motivi: nel “decennio della crisi” (2007-2017) in provincia hanno chiuso 2.700 aziende, le quali hanno lasciato a casa 12mila dipendenti. La città ha subìto un colpo molto duro: a Mantova si sono persi 1.200 posti di lavoro, a causa delle difficoltà di alcune aziende storiche (Burgo, Ies, Sogemi).
Di fronte a un quadro indubbiamente allarmante – la disoccupazione è tra le più alte della Lombardia: 7,1%, ed è in aumento il lavoro nero –, si aggiunge la tragica situazione di undici morti sul lavoro dall’inizio del 2018. Gli ultimi drammatici episodi sono avvenuti nella mattinata del 16 ottobre, a pochi minuti l’uno dall’altro, a Piubega e a Pomponesco, dove sono rimasti uccisi due operai. «Siamo veramente preoccupati – dice Dino Perboni, segretario della Cisl “Asse del Po”, che comprende Mantova e Cremona –. Il tema del lavoro deve più che mai tornare al centro dell’attenzione pubblica: in termini di maggiore occupazione, sicurezza per tutti, rilancio del territorio partendo dai punti di forza che contraddistinguono la nostra provincia».
Nel Mantovano sono più numerose le persone che lasciano il mondo del lavoro anziché quelle che vi entrano attraverso le nuove assunzioni o la proroga del contratto a tempo determinato. Mantova sta vivendo l’attuale momento socio-economico con maggiori difficoltà rispetto al resto della Lombardia. «Milano con l’Expo è decollata: ne hanno beneficiato Varese e Como – spiega Perboni –. Segnali incoraggianti arrivano anche da Verona e Brescia, e non è un caso che l’economia di Castiglione delle Stiviere, città che guarda verso Brescia, stia segnando in questo momento un trend positivo».
La nostra provincia procede in modo differenziato: buono l’andamento, oltre che a Castiglione, anche a Suzzara, grazie al consolidamento dell’Iveco. Permane lo stato di crisi per il distretto della calza di Castel Goffredo, mentre ormai sono croniche le difficoltà per il Destra Secchia. Aggiunge il segretario della Cisl: «A Mantova l’unico investimento è quello della Pro-Gest, per un importo di oltre 200 milioni di euro, con tutti i problemi che conosciamo, perché i rapporti tra gli enti locali, che avrebbero dovuto essere coordinati per le autorizzazioni, non sono stati lineari all’inizio del progetto industriale».
Dino Perboni “fotografa” bene la situazione, ma occorre anche dire che il nostro territorio non è stato in grado di progettare il proprio futuro, mentre i giovani vanno in altre città, se non all’estero, in cerca di lavoro. «Non c’è tempo da perdere – sottolinea il segretario della Cisl –. Bisogna ripensare la provincia considerandola nel suo insieme e, per questo, serve una maggiore concertazione tra enti locali, Camera di commercio, industriali e sindacati». Ripensare la provincia significa anche far leva sulle realtà più qualificate oggi già presenti: l’agroalimentare, la manifattura di eccellenza, l’artigianato, la professionalità delle maestranze, la capacità operativa di molti Comuni, le scuole di qualità e i percorsi universitari di livello. C’è inoltre bisogno di far conoscere il territorio all’estero affinché possano insediarsi nuove industrie. «Non si potrebbe organizzare a Mantova una fiera – suggerisce Perboni –, per promuovere le nostre eccellenze e favorire un incontro tra la domanda e l’offerta?».
Le prospettive per il futuro rimangono incerte e preoccupanti. Perboni adotta due termini: realismo e ottimismo. «Riguardo all’ottimismo direi ai giovani di impegnarsi nella vita sociale e politica. Il futuro si costruisce attraverso la partecipazione».
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