Visto con i nostri occhi
«Mantova, non avere paura»
L’epidemia ha stravolto la festa del patrono: l’urna non è stata esposta ai fedeli. Il vescovo Busca ha pregato in Cattedrale, poi il messaggio diffuso sul Web per tutta la città: un invito forte alla speranza
23/03/2020
La Cattedrale di Mantova era chiusa ai fedeli, la mattina del 18 marzo, festa del patrono sant’Anselmo, mentre il vescovo Marco Busca compiva il gesto di pregare davanti all’urna con il corpo del santo. Chiusa per il coronavirus, un aspetto mai accaduto in passato. La preghiera del vescovo è stata contraddistinta dalla lettura di un brano del Vangelo di Giovanni («Io sono il buon pastore», 10,1–18) e dall’accensione di un cero, che “raccoglieva” le preghiere di tutti i mantovani. Una preghiera semplice, ma forte e sentita, alla presenza del parroco don Renato Zenezini, che si è conclusa con la benedizione alla città con la reliquia di sant’Anselmo, sulla porta della Cattedrale, davanti a una piazza Sordello incredibilmente deserta. L’urna è stata chiusa, i fedeli sono entrati in chiesa per la preghiera personale. Monsignor Busca ha dato anche l’annuncio che, il giorno successivo, si sarebbe recato a piedi al Santuario della Madonna delle Grazie per portare ai piedi della Vergine le invocazioni di tutti, «chiedendo la consolazione per i mantovani».
Per la festa di sant’Anselmo, il vescovo Busca propone il “discorso alla città”, che quest’anno, a causa del coronavirus, è stato diffuso mediante YouTube, sul canale della diocesi, dove chiunque può andare a vederlo. «Il messaggio che voglio darvi è questo: non abbiate paura». Ha esordito così Busca, ricordando che l’appello è una costante nella Bibbia, in cui risuona per 365 volte. Il saluto principale, con i ringraziamenti, il vescovo l’ha rivolto ai medici e agli infermieri, definendoli «indispensabili», ai quali il Paese in questi giorni «sta chiedendo sacrifici enormi». «Proteggiamo coloro che stanno curando e salvando le vite degli italiani», ha aggiunto. L’emergenza coronavirus determina, e determinerà sempre di più, un cambiamento epocale nella vita personale e collettiva. Di fronte a questo scenario, Busca ha individuato quattro “piste di lettura”, suggerite dall’esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco: “La realtà è più importante dell’idea”, “Il tutto è superiore alla parte”, “L’unità prevale sul conflitto”, “Il tempo è superiore allo spazio”.
Circa il primo aspetto, «il coronavirus si è imposto alla nostra realtà – ha affermato il vescovo – come un nemico invisibile e tragicamente concreto per gli effetti che provoca». Ognuno si è sentito fragile e pervaso dalla paura. La nostra fragilità ci ha fatto toccare con mano la morte: «Assistiamo, forse per la prima volta nella storia della civiltà, all’esperienza che i morti non si possono vedere e salutare. È un fatto serio perché va a mortificare quel sentimento fondamentale che è la pietas». Si rende necessario allora accompagnare le persone che stanno vivendo dei drammi a livello personale, psicologico e spirituale a causa della perdita dei propri cari.
“Il tutto è superiore alla parte”, altro aspetto affrontato dal vescovo Busca, il quale ha sottolineato che «siamo interdipendenti. Il virus ci accomuna e anche le soluzioni dovranno essere comunitarie». Medici e operatori sanitari stanno dimostrando uno straordinario lavoro di squadra. «A questo “sistema ospedale” concorriamo come cittadini restando a casa per ridurre il rischio da contagio –ha raccomandato il vescovo –. Compiamo delle rinunce: è il più bell’applauso che possiamo fare ai medici e agli infermieri perché non soccombano sotto turni di lavoro massacranti».
In questi giorni stiamo assistendo a un rafforzamento dello spirito nazionale (“L’unità prevale sul conflitto”), il che favorisce «una convergenza di messaggi positivi che aiutano a creare solidarietà». La situazione deve stimolare «una politica diversa», che faccia leva sull’impegno per il bene comune e su un maggiore senso di responsabilità. Busca ha portato l’esempio dell’ape, capace di concentrarsi su ciò che è positivo (la mosca, al contrario, «succhia sempre una crosta infetta»). Anche per i giornalisti è l’ora della responsabilità e della qualità nel dare le notizie, attraverso un uso adeguato delle parole. «In queste settimane stiamo vivendo molto di più il tempo dello spazio», ha aggiunto, e ciò passa attraverso la riscoperta della propria casa e la condivisione degli affetti. Perciò stiamo valorizzando la lentezza e il saper cogliere le cose veramente importanti. Il vescovo ha citato alcuni passi di una poesia di Pablo Neruda: «Prenditi tempo per pensare, perché è la vera forza dell’uomo. Prenditi tempo per leggere, perché è la vera base della saggezza. Prenditi tempo per pregare, perché è il maggior potere sulla terra».
Alla fine, Busca ha evocato la parabola del buon samaritano, nella quale emerge anche la figura del buon albergatore: «Egli è un po’ come il mercato – ha detto –. Finora l’economia di tipo capitalistico ha pensato alla filantropia: profitti devoluti in beneficenza. Credo che il futuro richiederà che la filantropia diventi anche fraternità, che dal condividere profitti si passi a una comunione più profonda. Vale a dire affratellarsi con il destino dell’umanità intera, in modo particolare di chi è più povero».
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