Visto con i nostri occhi
Mantova punta sull'Europa
Rinnovato il gemellaggio con Weingarten, che diventa opportunità per scambi-socioculturali e per la costruzione della «casa comune». Busca: europeismo della fede in Cristo
12/03/2018
Il gemellaggio tra Mantova e Weingarten nel nome del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, durante il ventennale celebrato al teatro del Bibiena il 9 marzo, è stato scandito da una serie di Leitmotiv lessicali, anch’essi apparentati: fede e amicizia; comunità religiosa e società civile; rapporti istituzionali e fratellanza tra le città; storia passata e generazioni future; ambiti locali e dimensione europea. Fattori inscindibili, congiunti alla nascita come due facce di una medaglia.
«Tutto ciò ha in sé qualcosa di notevole e meraviglioso»: sono state le parole, tra le più belle del pomeriggio, pronunciate dal parroco di Weingarten, Ekkehard Schmid. Una venerazione sempre viva, il cui ruolo funziona solo in caso di reciprocità ed è in grado di commuovere la gente, fino a oggi. Il Sangue di Gesù porta una speranza che non riguarda unicamente noi stessi, ma anche gli altri.
Una manciata di terra intrisa del Sangue che Longino raccolse ai piedi della Croce arrivò attraverso mille vicissitudini a Weingarten nel 1094. In occasione di quel novecentenario, per approfondire le ricerche e trovare una conferma definitiva alla provenienza mantovana della reliquia, nel 1994 giunse nella nostra città Klaus Berg. Il quale provò un grande stupore nel constatare che all’epoca qui da noi poco si sapesse dei Sacri Vasi, mentre a Weingarten il Preziosissimo è esposto permanentemente e accompagna ogni benedizione domenicale. «Recandoci al Blutfreitag (Venerdì del Sangue) abbiamo capito che non si trattava solo di un’esperienza di festa civile. La loro chiamata ci ha risvegliato», ha spiegato monsignor Giancarlo Manzoli, uno dei “padri fondatori” del gemellaggio e infaticabile curatore del meccanismo oliato per intessere relazioni tra le persone, non solo ufficiali ma pure private.
I singoli sono coinvolti in attività religiose ed extra religiose, vissute con identica intensità, allo scopo anzitutto di conoscersi: scambi culturali e scolastici, mostre, conferenze, musica, occasioni sportive e pellegrinaggi; inoltre mercatini natalizi, voli di aquiloni, ricette di cucina. Dobbiamo far sì che il nostro moto di fede diventi un movimento corale europeo e induca il sentire, questa, come una realtà che porti gioia, benefici, solidarietà, amore ancora più condivisi. «Il meglio deve sempre venire», ha concluso sorridendo monsignor Manzoli.
Il gemellaggio con Weingarten ha caratteristiche uniche in Europa, che fa diventare la reliquia un collante culturale, sociale e turistico, e accomuna varie professioni di fede. Tanto che dell’associazione tedesca fanno parte anche protestanti e anglicani. Ciò che il vescovo Marco Busca ha definito «europeismo della fede in Cristo», ricordando quanti hanno creduto in quest’avventura, portata avanti con convinzione, carica umana, spirito di collaborazione e di dialogo.
Un’Europa che è capace solo nell’unità di esaltare le proprie radici, è stato il pensiero del sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, dichiaratosi felice di accogliere gli amici d’oltralpe perché in loro si riconosce un’emozione sincera. In comunione d’intenti, il sindaco di Weingarten, Markus Ewald, si è rivolto alla platea in italiano, parlando di un sentimento di appartenenza all’Europa. Sulle basi gettate da persone impegnatesi con il cuore, l’auspicio è creare una casa europea della pace, che contribuisca a un’unione ancora più forte e a un futuro comune sempre più pieno di vita. Conservare il “mito”, inteso nel senso di narrazione, ha il significato forte di entrare in contatto con le proprie origini cristiane. Questo è stato il fulcro della dotta relazione di Roberto Capuzzo. La storia ci definisce, ma non ci toglie la capacità di cambiare. Approfondire le relazioni senza conoscenza e stima reciproca, non darà mai il senso di appartenenza. Il racconto del mito è una condizione in cui prende forma il nostro passato e si intreccia al presente e al domani, in una circolarità del tempo. Solo così la reliquia può svolgere il suo ruolo di testimone per il futuro. In conclusione, l’orchestra del Conservatorio “Lucio Campiani”, diretta da Carla Delfrate, ha portato un saluto nella lingua universale della musica.
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