Visto con i nostri occhi
Mantova, «risonanze» per il futuro
Riflessioni sul «discorso alla città» del vescovo Marco Busca. Un confronto a più voci: sono temi che ci coinvolgono per dare senso al tempo in cui viviamo
24/06/2019
Un sindacalista, una donna medico (molto attenta alle vicende sociali) e un sacerdote. Ci siamo rivolti anche a queste persone per avere alcune riflessioni sul “Discorso alla città” del vescovo Marco Busca. Ognuno offre degli spunti a cominciare dalla propria sensibilità e dal ruolo che riveste nel rispettivo campo di azione. Dino Perboni, segretario della Cisl “Asse del Po” (Mantova e Cremona), parte dalla crisi economica che, «come uno tsunami» – dice –, ha coinvolto anche la provincia mantovana dal 2008 in poi, facendo comprendere «che il precedente paradigma socio–economico non regge più».
Allora, da dove ripartire? Risponde Perboni: «È nella riconversione ecologica e nell’economia circolare, ossia nello sviluppo sostenibile, che dobbiamo cogliere la linfa vitale per un cambiamento culturale, con l’obiettivo di giungere a ridisegnare l’organizzazione della società». Perboni ricorda che l’Agenda 2030 (Agenda globale delle Nazioni Unite) e i Sustainable development goals declinano vari scopi da perseguire, basati sui pilastri di economia, società, ambiente e istituzioni. «L’Agenda 2030 non è solo il prodotto degli effetti dei cambiamenti climatici – sottolinea Perboni –, ma è la presa di coscienza della necessità di costruire comunità sostenibili basate su modelli positivi e buone pratiche, che indichino in modo concreto che è possibile un’alternativa al pessimismo».
Beatrice Lusenti, medico presso il Policlinico di Modena (struttura di Patologia clinica), fa parte del Gruppo “Date a Cesare”, composto da giovani cattolici mantovani che approfondiscono temi socio–politici, proponendo le loro riflessioni su “La Cittadella”. «A pochi giorni di distanza dalle elezioni europee e dalle elezioni comunali in numerose località della nostra provincia mi sembra importante fissare lo sguardo sulla “cultura dell’urbanità”, a cui fa riferimento il vescovo Marco nel suo discorso – spiega Lusenti –. Secondo il vescovo, la “cultura dell’urbanità” testimonia un’arte capace di organizzare la vita sociale mediante varie attenzioni». Agganciandosi alle parole di monsignor Busca, Beatrice Lusenti sottolinea che oggi «occorre stimolare uomini illuminati, cioè minoranze creative che, mosse dai princìpi di corresponsabilità e di servizio per un fine sovraindividuale, guidino le persone affinché si miri a qualcosa di più. Intellettuali, famiglie, giovani e donne sono alcuni di questi profeti del senso, avversari dell’assurdo, capaci di guardare con lungimiranza al futuro e, al tempo stesso, scrutare con cura il presente. Creatività, intuizione, attenzione sono le basi per la “cultura dell’urbanità”, in modo che l’uomo sia più uomo, facendo cultura».
Il “Discorso alla città” era destinato alla comunità civile, ma – si chiede don Marco Cavallaro, direttore dell’Ufficio scuola della diocesi – «le parole del vescovo non potrebbero interpellarci anche come Chiesa?». Don Cavallaro invita a saper cogliere alcune sollecitazioni. E aggiunge: «L’invito del vescovo a farsi creatori di cultura punta i riflettori su una dimensione mediamente trascurata nella vita delle nostre comunità, quella culturale. Da tempo, infatti, la dinamicità della parrocchia mi sembra tradursi nell’organizzare attività più che nel pensare, nel capire e nello studiare». Anche la dicitura “operatore pastorale” trasmette l’idea che l’operatività costituisca l’unità di misura dell’agire ecclesiale. «Tuttavia, per evitare di intendere la cultura come faccenda per soli intellettuali –afferma don Cavallaro –, il vescovo la connette subito alla vita e a racconti fondativi in grado di sollecitare esperienze collettive. A questo riguardo, sarebbe importante che, come cristiani, facessimo tesoro delle vicende di donne e uomini che hanno compiuto gesti profetici di “urbanità”, capaci di dischiudere un orizzonte promettente per il futuro». Al termine del suo discorso, il vescovo individua nell’attenzione la virtù prioritaria da coltivare. «Su questo punto – conclude il responsabile dell’Ufficio scuola –, mi pare utile verificare se, come credenti, educhiamo le nuove generazioni a questo atteggiamento, che è indispensabile per vivere in modo responsabile nella società e per cogliere i segni di Dio nella storia».
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