Visto con i nostri occhi
Mantova sempre più anziana, le Rsa riprogettano l’assistenza
All’aumento dell’età media è legato l’incremento delle malattie invalidanti
26/05/2016

In un’Italia sempre più Paese di anziani, Mantova si colloca nelle prime posizioni della classifica delle città con il tasso d’invecchiamento più alto che è pari a 227 contro una media nazionale di 130. Questo dato indica il rapporto di composizione tra la popolazione over 65 e quella più giovane (0-14 anni). Più il valore è superiore a 100, più la popolazione è vecchia. Inoltre nel capoluogo virgiliano i grandi anziani, coloro quindi con oltre 80 anni, sono circa 5 mila. Bastano questi numeri a far capire come ci si trovi in una situazione in cui le esigenze sul fronte dell’assistenza crescano sempre più e come, chi opera in questo campo, sia obbligato a ripensare e a riprogettare la sua rete di offerta di servizi. Quello degli anziani è indubbiamente il terreno di gioco su cui il welfare deve misurarsi e lo dovrà fare sempre più.
A dare un’idea precisa di come ci si sta muovendo sul territorio sono Vinicio Fiorani e Eugenia Graziella Ascari, rispettivamente presidente e direttore di Aspef, l’Azienda speciale del Comune di Mantova che gestisce le Rsa “Isabella D’Este” e “Luigi Bianchi” oltre a altri servizi socio-assistenziali. I due dirigenti spiegano che, con l’aumentare dell’età media della popolazione crescono le malattie invalidanti come per esempio la demenza senile o altre patologie neurologiche o neurodegenerative. “Fino a qualche anno fa avevamo un piano della Rsa dedicato agli ospiti autosufficienti – dichiarano - era una sorta di casa-albergo. Oggi questo non esiste più perché la quasi totalità degli ospiti soffre di patologie che necessitano di medici in servizio tutto il giorno, attività di consulenza con specialisti dell’ospedale e infermieri dislocati su tutti i piani. Basti pensare che oltre la metà degli ospiti delle nostre Rsa sono in carrozzina”. “La Casa di riposo è sempre più simile alle lungodegenze ospedaliere – continua Fiorani – e inoltre sono molti gli anziani che comunque hanno bisogno spesso di assistenza in ospedale tanto che stiamo cercando di arrivare a un accordo con i dirigenti di quest’ultimo per creare una corsia preferenziale per gli ospiti delle Rsa”.
Sono 174 i posti nelle due Case di riposo dell’Aspef. Fino a prima della crisi la lista d’attesa si attestava sulle 150 richieste. Poi si è dimezzata tanto che oggi si parla di 70-80 persone in lista. “Questo – spiega Ascari – è dovuto innanzitutto alle minori disponibilità economiche delle famiglie ma anche al fatto che molte persone con la crisi hanno perso il lavoro (tra cui un numero elevato di donne) e quindi hanno il tempo e la possibilità a casa per accudire gli anziani. Si ricorre quasi sempre alla Casa di riposo solo quando le condizioni dell’anziano diventano davvero molto problematiche e non è più possibile tenerlo
a domicilio. Ed ecco che ritorna così anche su questo fronte il problema già accennato, ovvero di ospiti nelle Rsa sempre più fragili, con condizioni di salute quindi precarie e molti bisogni assistenziali.
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