Visto con i nostri occhi
Mantova si mobilita in difesa di San Nicolò
L’area, in riva al lago Inferiore, è importante per molti motivi: qui sorgevano una chiesa dell’ottavo secolo e un antico cimitero ebraico Il soldato san Longino fu ucciso nella zona
10/07/2018
In occasione della complessa operazione di recupero del quartiere di San Nicolò, intrapresa dal Comune di Mantova, che va sotto il nome di “Mantova Hub”, è nato spontaneamente un gruppo di studiosi e di professionisti che ha redatto un dossier con lo scopo di favorire la conoscenza e il rispetto della zona, in previsione dei futuri interventi del progetto affidato all’architetto Stefano Boeri. Pur nel silenzio dell’Amministrazione comunale, la relazione scritta sulla nostra iniziativa ha suscitato interesse in alcune associazioni e in molti cittadini che, attraverso lettere ai vari giornali, hanno espresso liberamente le loro opinioni sia in merito all’indagine condotta dal gruppo, sia sull’annosa questione riguardante l’area da sistemare dal Mincio al complesso del Gradaro sino a porto Catena (viabilità, ipotesi di nuove costruzioni, risanamento di edifici fatiscenti, diverse destinazioni d’uso, sistemazione di aree verdi, percorsi archeo-museali, ecc.).
In tutto questo discorrere, si è persa la vocazione fondamentale del luogo: la memoria delle vicende del campo di concentramento e degli antichi cimiteri. Bene hanno fatto i rabbini americani a difendere la santità delle loro sepolture; nel contempo risalta l’assordante silenzio della comunità cristiana che, in occasione del riemergere delle mura dell’abbazia di San Nicolò (attribuite da alcuni archeologi al XIII secolo), ha scordato che il terreno intorno fu sepolcro dei primi martiri (la “Cappadocia”) e di quel San Longino legato alla tradizione mantovana dei Sacri Vasi custoditi in Sant’Andrea. Alla sacralità del luogo concorsero le attività caritatevoli svolte dal monastero del Corpo di Cristo (Santa Paola), dai Servi di Maria al Gradaro, dall’ospedale per pellegrini e malati a Santa Marta, in un quartiere povero, abitato da mercanti di bestiame, barcaioli, pescatori, operai del vetro, delle fornaci, scaricatori di porto.
L’attività principale dell’intero comparto, detto di San Martino, come è ben visibile nella mappa della città incisa da Gabriele Bertazzolo nel 1628, era quella di lavorare, plasmare e cuocere laterizi: lo documentano foto di epoche passate, dove si vedono uomini, donne e bambini che trasportano mattoni in grandi quantità per imbarcarli a porto Catena, destinati ai mercati orientali. Dagli scavi per moderne costruzioni sono usciti inoltre antichi reperti dell’età del bronzo, dell'epoca romana e del Medioevo, testimonianze che delineano la zona citata non una “periferia” bensì un’area attiva, favorita dallo scalo fluviale sul Mincio e dal ponte che collegava le sponde opposte del fiume, come scrivono gli storici locali di varie epoche.
Considerevole inoltre la quantità di terrecotte, ceramiche graffite, maioliche che ancora emergono dal terreno, dai pozzi ora chiusi, dalle vecchie raccolte tramandate da generazioni come curiosità familiari, le quali costituiscono, anche se ridotte in piccoli frammenti, un patrimonio storico tutto da indagare e mettere in relazione con le produzioni di ceramica padana non solo delle città vicine ma anche dei borghi sparsi nel territorio, ad esempio Viadana.
Nel quartiere di San Nicolò nacque l’antica pratica di recitare il Rosario davanti all’immagine della Madonna dell’Aiuto, un affresco trasportato nel 1902 dalla chiesa di San Nicolò (prima del suo abbattimento) a Santa Caterina in corso Garibaldi, la cui preziosa versione quattrocentesca in cotto segnava il confine del vecchio ghetto all’angolo tra via Govi e via Massari, ripetuta in una targa devozionale in via Trieste 11: una triste regina sotto un padiglione, incoronata da angeli reggicortina, che regge un benedicente Bambino indicato dalla fascia («Ego sum lux mundi» nelle maioliche di Luca della Robbia), unico retaggio dell’icona bizantina della Madonna di Smolensk. Forse ai mantovani va ricordato tutto questo?
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