Visto con i nostri occhi
Mantova sogna in grande con una politica «dal basso»
La nascita di un comitato civico rilancia l'idea di unire i cinque comuni dell'area urbana in un unico ente istituzionale da centomila abitanti
06/11/2017
Grande Mantova, un progetto antico in cerca di svolta. Si parla da decenni della fusione del Comune capoluogo insieme a Borgo Virgilio, Curtatone, San Giorgio e Porto Mantovano, per creare una municipalità unica che copra l’intera area urbana. La popolazione totale sarebbe attorno ai centomila abitanti. Mettere insieme le forze significa razionalizzare le risorse a disposizione, risparmiare su certi servizi per investire di più in altri. Garantire, cioè, una gestione più efficiente nell’interesse dei cittadini.
L’idea è stata più volte abbozzata e discussa, poi lasciata perdere e in seguito ripresa. Nelle scorse settimane è arrivato un nuovo passaggio, la nascita di un comitato civico promosso da alcuni consiglieri del Comune di Mantova: Michele Annaloro (Movimento 5Stelle), Giuliano Longfils (Forza Italia) e Massimo Zera (Lega). L’invito è stato già raccolto da vari cittadini, dando vita a un organismo trasversale e senza colore politico.
Alla base del comitato c’è uno studio di fattibilità, all’interno del quale i promotori hanno analizzato una ventina di fusioni tra Comuni avvenute in Italia, con particolare attenzione per le realtà simili al Mantovano, per dimensioni o caratteristiche. La ricerca ha messo in luce i principali vantaggi concreti, sul piano amministrativo e non solo. Dall’arricchimento dell’identità culturale di tutto il territorio coinvolto alle maggiori opportunità per il turismo, un settore florido e in crescita grazie all’anno vissuto dalla città come Capitale italiana della cultura. Senza dimenticare i risparmi sulle spese correnti, che porterebbero a minori tasse locali, ad agevolazioni per le famiglie e al potenziamento dei servizi esistenti.
«Creare una municipalità unica per l’area urbana avrebbe enormi ripercussioni positive – spiega Michele Annaloro, presidente del comitato civico Grande Mantova – dal punto di vista sociale ed economico. Un’istituzione di questo tipo, più ampia e forte di quella attuale, offrirebbe maggiore potere contrattuale nel rapporto con gli enti intermedi, soprattutto dopo la cancellazione della Provincia. Sarebbe anche un segnale positivo in un momento in cui Mantova sta perdendo vari presidi istituzionali sul territorio. Inoltre, darebbe l’idea di una politica più snella, con meno cariche da assegnare e quindi notevoli risparmi per i cittadini».
A ottobre è partita la prima fase del progetto: la distribuzione di questionari per conoscere l’opinione della gente. Anche per questo è iniziato un ciclo di incontri pubblici, in ognuno dei Comuni interessati. Poi partirà una campagna per raccogliere le 5mila firme necessarie per svolgere un referendum consultivo, passaggio chiave del cammino verso la Grande Mantova.
Il comitato punta forte sul coinvolgimento diretto dei cittadini. In tempi di astensionismo e disaffezione delle persone verso le istituzioni, è un tentativo per cambiare le cose e promuovere l’idea di una politica “dal basso”. «Vogliamo andare oltre gli orientamenti politici – aggiunge Annaloro – e dare prospettive alle persone in base ai loro interessi concreti. Più il comitato sarà partecipato, più rappresenterà un interlocutore forte sul territorio».
Le idee sono chiare, così come le tempistiche. Detto che il primo semestre del 2018 sarà occupato dalle elezioni politiche nazionali, un eventuale referendum potrà essere fissato solo nella seconda metà dell’anno. L’obiettivo è promuovere la consultazione entro il 31 dicembre, anche perché nei mesi successivi Porto Mantovano e San Giorgio rinnoveranno l’amministrazione. Gli attuali sindaci hanno manifestato interesse per la Grande Mantova, ma un eventuale cambio di guida potrebbe stravolgere le carte in tavola. Un elemento in più da considerare, nel progetto (per qualcuno utopistico) dell’unico Comune da centomila abitanti.
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