Visto con i nostri occhi
Meno preti? Serve più comunione
La Chiesa fa i conti con un drastico calo di vocazioni che ha conseguenze sulle parrocchie. A Sermide ne ha parlato Reinhard Demetz, direttore pastorale di Bolzano e Bressanone
26/06/2019
«Se la diminuzione dei preti è un dato statistico – ha detto in apertura di serata il moderatore del Consiglio pastorale, Stefano Cavaliere –, lo scenario che si va definendo può rappresentare una grande occasione per le nostre comunità cristiane. È una grande opportunità per tornare al centro della vita cristiana e per liberarci da certe forme di clericalismo che ancora resistono». Il 14 giugno, la chiesa dei Cappuccini di Sermide è stata testimone di una serata di grande respiro ecclesiale. L’Unità pastorale “La Riviera del Po” ha infatti invitato il direttore pastorale della diocesi di Bolzano e Bressanone, il laico Reinhard Demetz, che, sposato con tre figli, a soli 40 anni coordina l’importante ufficio. «Dopo gli anni di studio in Teologia a Roma –ha detto –, ho avuto la fortuna di partecipare al Sinodo diocesano in qualità di segretario. Questo mi ha permesso una conoscenza completa della mia diocesi e la chiamata del vescovo a farmi direttore della sezione pastorale. Non ho incontrato difficoltà a essere accettato, in quanto la vicinanza con le Chiese di lingua tedesca mi ha facilitato l’accoglienza». Demetz ha parlato con semplicità e passione e i presenti hanno ascoltato con attenzione un cammino di Chiesa che – l’ha spiegato bene – non è partito dalla carenza dei preti, ma dalla convinzione che il soggetto della pastorale è e rimane la comunità. «Non importa che la parrocchia sia di diecimila abitanti o anche soltanto di poche centinaia – ha aggiunto –: il nostro obiettivo è che in ogni parrocchia ci sia quel minimo vitale che la possa definire ancora così. Questo minimo consiste nel fatto che in ogni parrocchia si possa costituire un team pastorale, che comprenda almeno cinque laici, riconosciuti e mandati dal vescovo, che per un tempo di cinque anni si prendano la responsabilità degli aspetti vitali della comunità. Il presbitero non è sostituito dal team, ma lavora a stretto contatto con questi. Stiamo facendo in modo che anche le parrocchie con parroco residente abbiano la presenza del team pastorale. In questo momento i team funzionanti sono una settantina. Contiamo che possano diventare un centinaio nell’arco di qualche anno». Il discorso di Demetz ha puntato sulla comunità che, a suo dire, è il luogo da cui ricominciare per annunciare il Vangelo in un contesto sempre più secolarizzato. «Dobbiamo abbandonare l’idea di una Chiesa erogatrice di servizi che non genera più la fede – ha spiegato –. Siamo chiamati a ispirarci ai Paesi di missione, in cui ci sono tanti piccoli gruppi di credenti che leggono insieme la Parola e si assumono la responsabilità delle loro comunità. Una Chiesa che continua a erogare servizi non è una Chiesa missionaria. Quando incontro le persone, inizio sempre dicendo che la parrocchia che molti dei presenti hanno conosciuto nella loro infanzia non c’è più. Occorre guardare avanti. Senza nostalgie di un mondo che non è più replicabile». Mentre raccontava le strategie per mantenere vive tutte le parrocchie, comprese quelle più piccole senza parroco residente, Demetz ha spiegato che la scelta è stata dimantenere un appuntamento domenicale fisso e regolare in tutte le comunità, anche se non sempre consistente nella celebrazione della Messa. «Non possiamo celebrare la Messa domenicale in tutte le parrocchie. Quando c’è il prete celebriamo la Messa, altrimenti facciamo una celebrazione della Parola. Per questa abbiamo più di 400 persone formate, 17 delle quali sono state preparate anche per la celebrazione delle esequie senza la Messa. Coni numeri che abbiamo, non riusciremo più a coprire tutti i funerali. Per questo crediamo chela comunità abbia il compito anche di pregare e accompagnare i propri defunti preparando persone a questo ministero». «Tutto questo –ha concluso Demetz – richiede dei processi che devono coinvolgere le comunità. I cambiamenti vanno accompagnati e ben preparati». Serate come questa, con la presenza di preti e laici provenienti anche da altre zone della diocesi, sono la conferma che alcuni processi nuovi sono già in movimento.
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