Visto con i nostri occhi
Molte notizie «ma scarsa credibilità»
Nel corso dell'ultima campagna elettorale, vari leader hanno usato informazioni errate. Così le persone finiscono per perdere fiducia a causa di un diffuso e profondo pessimismo
26/03/2018
Giovanni Zagni, mantovano, giornalista, è direttore di “Pagella politica”, che dal 2012 si occupa per varie testate televisive di verificare la correttezza delle dichiarazioni politiche sulla base di dati e riscontri fattuali (fact–checking). Lo abbiamo intervistato sugli aspetti più caratterizzanti dell’ultima campagna elettorale.
Quante falsità sono state dette in quest’ultima campagna elettorale?
Durante la campagna elettorale, i politici hanno fatto volentieri un uso, diciamo così, fantasioso di fatti e cifre. Difficile fare una classifica ma citerò qualche esempio tra gli schieramenti principali. Tra le forze della maggioranza Matteo Renzi ha detto che il suo governo ha creato un milione di posti di lavoro grazie al Jobs Act: ma il ruolo del solo Jobs Act è in larga parte da dimostrare. Molti dati sembrano essere frutto della ripresa economica, indipendentemente dalle modifiche alle leggi sul lavoro. In realtà dalla approvazione dei provvedimenti principali del Jobs Act ad oggi c’è stato un aumento di circa 750 mila “occupati”. Non sono “posti di lavoro”: includono anche lavoratori precari o occasionali.
E tra gli esponenti dell’opposizione?
Silvio Berlusconi ha dichiarato, per esempio, che l’84 per cento dei candidati delle sue liste era formato da persone che non avevano mai fatto politica. La percentuale reale era del 20-30 per cento. Matteo Salvini ha sostenuto invece che l’Italia è l’unico Paese al mondo ad imporre dieci vaccini obbligatori, ma non è vero: la Francia ne impone undici e diversi altri Paesi europei, soprattutto dell’Est, hanno molte vaccinazioni obbligatorie. Per finire, Luigi Di Maio, subito dopo le elezioni, ha annunciato che il M5S aveva ottenuto oltre il 50 per cento dei voti in più regioni. Se guardiamo ai dati, però, c’è qualche regione in cui il Movimento ci è andato vicino, ma nessuna in cui ha raggiunto la maggioranza assoluta.
L’elettore è davvero interessato alla veridicità della notizia?

Penso che lo sia, e molto. Però non è detto che gli elettori cambino idea sul voto ad un politico solo perché dice delle bugie o usa dei dati sbagliati: può essere che voti qualcuno per il messaggio che dà e per l’affinità ideologica che ispira, piuttosto che per le pezze d’appoggio che usa. Trump, in questo senso, è un esempio evidente. C’è poi un altro problema fondamentale, che è quello della fiducia nella classe politica e nei mezzi di informazione. Oggi questa è molto bassa, in Italia e non solo. Le persone si rifugiano con frequenza in una sorta di pessimismo radicale che li porta a credere che tutto quanto passi dalle fonti di informazione tradizionali sia falso. Ricostruire questo rapporto di fiducia è la sfida più difficile che hanno di fronte i mezzi di informazione.
Che cos’è una fake new? La fake new, o notizia falsa, è un’informazione di tipo giornalistico che ha tre caratteristiche: è inventata o travisa pesantemente la realtà, è intenzionale e sfrutta i meccanismi di Internet per la sua diffusione. Un’opinione o una previsione non possono essere considerate fake news, se vogliamo usare correttamente l’espressione, e non lo sono nemmeno gli errori giornalistici in buona fede.
Ma come nasce una fake news?
Una fake new può nascere per molti motivi: l’impressione è che, almeno in Italia, il motivo principale sia quello di incrementare il traffico per i siti di chi le crea e ottenere così qualche soldo dalla pubblicità, anche se bisogna specificare che difficilmente ci si diventa ricchi.
E perché si diffonde?
La diffusione è assicurata dall’uso di meccanismi basilari per far leva sull’attenzione umana: il più classico è un titolo clamoroso, che spicchi nel mare di informazioni che ci passano davanti in continuazione. Da qualche settimana, per fortuna, ha preso il via un progetto di collaborazione con Facebook per contrastare la diffusione delle notizie false sulla piattaforma. Anche se è ancora presto per tirare conclusioni, speriamo di imparare di più su questo fenomeno nei prossimi mesi.
Come incidono le fake news nella formazione del consenso?
È difficile rispondere a questa domanda, perché non ci sono molti studi che siano arrivati a conclusioni definitive. Quante persone hanno cambiato idea su chi votare in base a una notizia che gli è passata davanti e che in realtà era del tutto inventata? In qualche caso può aver contribuito, ma di certo stiamo parlando di fenomeni secondari rispetto a cambiamenti nella nostra società e nella nostra economia che vengono da più lontano e hanno avuto più impatto sulla vita quotidiana delle persone.
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