Visto con i nostri occhi
Nata nel lager, l'amicizia continua
L’8 settembre 1943 trentadue soldativengono internati in Germania. Finita la guerra, restano in contatto. Il legame continua a essere vivo grazie ai parenti: l’ultimo incontro è stato il 2 febbraio
24/02/2020
Ci sono famiglie che si riuniscono a Natale, altre che si ritrovano ogni domenica. Esiste una famiglia molto speciale che, dal 1946, si raccoglie ogni anno nella domenica più vicina al 31 gennaio. Quest’anno l’incontro è avvenuto il 2 febbraio a Marmirolo, con la Messa celebrata in chiesa dal parroco, don Roberto Pedroni, e il pranzo conviviale. La storia inizia quando trentadue uomini vengono fatti prigionieri a Bolzano l’8 settembre 1943 e poi internati nello Stalag 3B di Fürstenberg, in Germania, condividendo un lungo periodo di prigionia in mano tedesca. Alla fine della guerra, due di loro vengono uccisi per errore proprio il giorno della Liberazione da parte dei russi, il 31 gennaio 1945, gli altri riescono a tornare alle loro case.
Dall’anno successivo questi uomini si sono sempre ritrovati il 31 gennaio per ricordare chi non c’era più e ringraziare della vita che a loro era stata nuovamente donata, partecipando alla Messa e condividendo poi il pranzo. In chiesa hanno sempre posato sull’altare una piccola bandiera italiana cucita nel lager con vecchi pezzi di stoffa, nascosta a rischio della vita, portata a casa e custodita gelosamente. Nel tempo, le mogli, i figli e i nipoti si sono loro affiancati accompagnandoli a questo incontro, parecchi nuclei familiari si sono anche perduti, ma dopo settantaquattro anni questo appuntamento vive ancora, nonostante i diretti protagonisti non ci siano più: l’ultimo di loro se n’è andato lo scorso anno.
Quando questa famiglia si incontra – e così è avvenuto il 2 febbraio – sembra di fare l’appello di coloro che hanno creato un legame fraterno ancora vivo e palpabile: Alcide Baldi di Massa Carrara, Edo Bernini di San Benedetto Po, Giannino Cavicchini (“il sarto”) di Libiola di Serravalle a Po, Aldo Gualandris (“il biondo”) di Seriate, in provincia di Bergamo, Giovanni Lorenzi di Marmirolo, Italo Piccagli di San Benedetto Po, Angelo Piccinini di Soave di Porto Mantovano, Lino Poli di Rovereto (Trento) e Bruno Ronconi di Marmirolo. Tante sono le vicende della prigionia che sono state recuperate, a fatica perché non ne parlavano volentieri, e che vengono ancora condivise: i calci, le botte, gli sputi e le minacce a cui venivano sottoposti quasi quotidianamente dai tedeschi per convincerli a firmare la diserzione, il lavoro duro, il ghiaccio che dovevano rompere per potersi lavare con l’acqua gelida, la fame blandamente quietata con i biscotti rubati, un merlo arrostito e il gatto del colonnello delle SS misteriosamente sparito. E poi la generosità di barattare il proprio orologio con un paio di stivali, non per sé ma per l’amico scalzo, l’amputazione di un dito eseguita “artigianalmente” nel lager per evitare di essere considerato inabile al lavoro e venire ucciso, la grande fede che hanno sempre riposto nella Madonna, cantando sottovoce Mira il tuo popolo, la mano del più anziano che li ha guidati e incoraggiati in quella “misera valle infelice”.
In quel terribile periodo la loro salvezza è venuta anche dall’aver incontrato sulla loro strada la contessa Puckler alle cui dipendenze le SS li avevano consegnati, perché lavorassero i suoi terreni. Una donna che li ha sempre protetti per quanto ha potuto e che loro hanno ricambiato facendola scappare insieme alla figlia all’arrivo dei russi in un rocambolesco viaggio in calesse. Negli anni successivi gli internati e la contessa si sono incontrati diverse volte, testimoniando amicizia profonda e fraterna. Due anni fa è accaduto un fatto straordinario. I nipoti di Alcide Baldi, morto a 23 anni insieme a Giuseppe Taddei il giorno della Liberazione, avevano perso ogni traccia del loro caro che sapevano solo caduto in Germania. La ricerca li ha portati alla scoperta dell’esistenza di questo incontro annuale, di un ricordo ancora vivo, e al dono dell’ultimo reduce dalla cui voce hanno potuto ascoltare le vicende di Lagow e le ultime parole dello zio, raccolte proprio da lui. Il ritrovo di questa famiglia è sempre un’emozione grande, una festa, una gioia. Anche quest’anno la bandiera è stata posta sull’altare e il canto Mira il tuo popolo si è levato da voci commosse.
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