Visto con i nostri occhi
Natale, una grazia che cambia la vita
Nelle omelie, il vescovo ha messo in evidenza vari aspetti legati al significato più profondo della nascita di Cristo. Toccante la visita ai detenuti: per tutti loro Gesù è il sogno di un’esistenza nuova, libera dal male
07/01/2019
Il Natale per i cristiani è legato alla nascita di Gesù. Richiama l’attesa di una vita “nuova”, così straordinaria e potente da poter cambiare in profondità, per sempre, l’esistenza delle persone. Attorno a questo avvenimento ruotano diversi temi, che il vescovo Marco Busca ha affrontato nelle scorse settimane, durante incontri e celebrazioni. Dal desiderio di una vita “nuova” all’apparizione della grazia, dal significato profondo del Natale al ruolo del tempo, fino al senso cristiano della benedizione: aspetti e sfaccettature su cui Busca ha invitato a riflettere.
Nella casa circondariale di Mantova, domenica 23 dicembre, il vescovo ha fatto visita ai detenuti. È stata una giornata densa di momenti significativi. In particolare durante la Messa, quando due persone hanno ricevuto il Battesimo, dopo un cammino durato alcuni mesi che li ha preparati al sacramento. La loro rinascita in Gesù ha riportato alla mente il desiderio, comune a tutti i detenuti, di una vita “nuova” cioè, come ha sottolineato il vescovo, «affrancata dal male». Per chi vive in prigione, il Natale ha anche altri significati: «la speranza di essere in futuro uomini migliori e la fiducia da parte di Dio in un profondo cambiamento individuale». La visita è stata accompagnata dai volontari che fanno servizio nella struttura. Sono il segno tangibile di una Chiesa presente nei luoghi più delicati della società, vicina agli emarginati e che punta sulla qualità delle relazioni umane per aiutare le persone a riscattarsi dai propri errori, talvolta molto gravi.
Durante la notte di Natale, in Sant’Andrea, il vescovo ha invece invitato i fedeli a riflettere sulla grazia, che si manifesta proprio nella venuta al mondo di Cristo e guida verso la salvezza. «Gesù significa “Dio salva”, cioè “Dio ci fa liberi” – ha spiegato Busca nell’omelia –. L’umanità fa fatica con la libertà e spesso vi rinuncia. È facile essere intrappolati, schiavi dei meccanismi del bisogno e del narcisismo che impone un’attenzione smodata per l’immagine di sé, per ciò che appare e deve rispondere ai parametri di una cultura dell’effimero».
Per i cristiani, dunque, la grazia è lo stimolo per un’esistenza più pura, fatta di valori positivi. Secondo il vescovo sono tanti gli spunti che ne derivano. La grazia insegna a rinnegare cioè «a essere liberi di pronunciare dei no». Insegna sobrietà, misura e il valore dell’attesa. «L’uomo tende di continuo a ridurre le misure, ad accontentarsi di poco – ha aggiunto Busca –; per questo abbiamo bisogno della grazia che dilata le speranze e le trasforma nella “beata speranza”, quella che si compirà alla fine dei tempi. Quando la grazia appare fa miracoli: moltiplica la gioia, aumenta la letizia, ci avvolge di luce».
Eppure, tanti ancora faticano ad accogliere Dio e la sua promessa di vita eterna. Per Busca, la difficoltà nasce da un paradosso che ha citato nella Messa del giorno di Natale, in duomo. «Ci aspettiamo una vita divina, spettacolare, ma Gesù viene alla luce in una grotta – ha detto –. Si potrebbe avere qualche dubbio nell’accogliere un Dio che si presenta così. Gesù ci chiede fiducia e invita a liberarsi dallo schema di “farsi grande”. Cristo dice che l’uomo si salva nella misura in cui si abbandona al Padre». Il concetto rimanda alla “seconda ingenuità” formulata dal filosofo francese Paul Ricoeur. Se la prima è quella del bambino che si affida ai genitori, la seconda riguarda l’uomo adulto «che esercita la sua libertà non nell’anarchia ma fidandosi: di Dio, degli altri e della vita».
Dal “mistero” del Natale al significato del tempo: il vescovo ne ha parlato nella Messa di san Silvestro, l’ultimo giorno dell’anno. «La vita cristiana – ha spiegato – è intrattenere con Dio una relazione che nel tempo cresce, diventa matura». Busca ha invitato a riflettere sull’epoca attuale, ricca di cambiamenti e riforme anche per la Chiesa. Lo ricordava il Papa nella Lettera al popolo di Dio dello scorso agosto, in cui citava alcune «piaghe ecclesiali»: abusi, rivalità, individualismo, corruzione spirituale, mondanità. Mali a cui rispondere attraverso il digiuno e la preghiera: è con questo spirito che sono state promosse una serie di veglie, in otto luoghi della diocesi, per accogliere in un’ottica cristiana il nuovo anno. Ogni persona deve sentirsi parte attiva del cambiamento: «La Chiesa viene guarita e risanata nella misura in cui ciascuno si lascia coinvolgere nella conversione – ha sottolineato il vescovo –, che è insieme personale e comunitaria».
La mattina successiva, nella Messa del primo gennaio in duomo, il cuore dell’omelia è stata l’azione del benedire. «Quando l’uomo è sotto lo sguardo di Dio vive una pienezza di vita – ha spiegato Busca –. La benedizione è Gesù, che crea il rapporto di vicinanza tra l’uomo e Dio». Il vescovo ha sottolineato che l’uomo è anche portatore di benedizione: «Siamo chiamati a benedire, a “dire bene”, a portare l’energia positiva di vita che arriva da Dio negli ambienti quotidiani, specie dove l’uomo vive contesti di prova: problemi, tensioni, guerre, criticità di vario tipo». Busca ha ricordato ai genitori presenti il valore di benedire i propri figli: «siete i collaboratori di Dio nel donare la vita e dare loro una formazione spirituale e morale». Infine, l’invito ai cattolici a impegnarsi in politica, un ambiente di cui tornare a “dire bene” perché è forma evidente della carità civica. «Sarà importante che i cristiani laici sentano che il Vangelo li chiama a servire nella politica per favorire il bene comune. È questa la buona politica che può garantire la pace, altrimenti sarebbe compromessa nei suoi equilibri fondamentali».
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