Visto con i nostri occhi
Negli occhi di Ilham brilla l'Italia del futuro
Sono alcune migliaia i giovani che vivono nel Mantovano e potrebbero diventare italiani con lo Ius soli. Ragazzi che studiano, sono integrati nella società e qui vogliono costruire il loro futuro
24/10/2017
Per Ilham sarebbe «un passaggio importante del mio percorso di vita». Simranjot lo definisce invece un modo «per dimostrare quanto l’Italia sia aperta e accogliente, pronta a superare le differenze culturali e religiose».
La legge per riconoscere la cittadinanza italiana alle persone nate nel nostro Paese o nate all’estero ma che si sono formate qui – il cosiddetto Ius soli – continua a far discutere. Dopo un lungo dibattito il testo è stato approvato dalla Camera, ma è fermo in Senato.
Il via libera definitivo rimane un miraggio, così restano col fiato sospeso circa 800mila persone. Molti di loro sono adolescenti e giovani arrivati con le famiglie diversi anni fa, che frequentano la scuola e sono quindi ben integrati. A livello provinciale, si stima che possano essere alcune migliaia. Parlano in italiano, studiano in italiano, pensano in italiano e sognano un futuro italiano. Tuttavia, ad oggi, non sono italiani.
Ilham Morchid ha 21 anni ed è di origine marocchina. È arrivata nel nostro Paese nel 2004 e vive qui, stabilmente, dall’anno successivo, insieme alla mamma, un fratello e una sorella. È iscritta alla quinta superiore dell’istituto “Bonomi–Mazzolari” di Mantova. Un giorno le piacerebbe lavorare nel campo della moda, intanto guadagna qualcosa come cameriera e barista.
L’approvazione dello Ius soli permetterebbe a Ilham di ottenere la cittadinanza grazie al percorso di studi fatto nelle scuole italiane. Con il nostro Paese sente un legame forte, tanto da considerare l’Italia una casa e il luogo dove realizzare i suoi progetti. «Ormai mi sento più italiana che marocchina», racconta. «Sono cresciuta qui e, anche se non dimentico le mie origini, sarebbe difficile tornare in Marocco, ambientarmi e vivere in una cultura così diversa».
I suoi familiari hanno tutti la carta di soggiorno, riconosciuta dall’Unione europea per chi vive in uno dei Paesi comunitari da almeno cinque anni. Il documento non ha scadenza e estende alle persone straniere numerosi diritti dei cittadini italiani. Ilham, invece, ha ancora il permesso di soggiorno da rinnovare ogni anno. «È sempre un impegno di costi e tempo – spiega – e anche per la scuola ci sono limitazioni. Per fare una gita all’estero, ad esempio, mi serve un permesso speciale mentre i miei coetanei, che hanno la cittadinanza italiana, possono partecipare senza problemi».
Si fa presto a dire “cittadinanza”. Per Ilham diventare italiana a tutti gli effetti significa legittimare la sua vita nel nostro Paese: «Sono cresciuta qui – ripete ancora – e vorrei avere gli stessi diritti degli altri cittadini, come andare a votare. Ognuno ha la sua opinione, ma penso che se una persona vive in un Paese per tanti anni, ha studiato lì e si è sempre comportata in modo onesto, è giusto le venga riconosciuta la cittadinanza».
Un altro volto, un’altra voce, un’altra storia. Simranjot Kaur viene dall’India, ha 17 anni e vive in Italia da sette, con i genitori e un fratello più piccolo. La passione per la tecnologia e l’informatica l’hanno spinta a scegliere l’istituto tecnico “Pitentino” di Mantova, dov’è iscritta al terzo anno del corso in Sistemi informativi aziendali.
Nelle sue parole, l’Italia é il presente e soprattutto il futuro: «Tanti giovani oggi scelgono di trasferirsi all’estero – racconta – per avere più opportunità o fare nuove esperienze. Io invece voglio restare qui: mi piacerebbe lavorare in una software house come programmatrice». Pur vivendo a Mantova da tempo Simranjot non ha ancora la cittadinanza italiana, perciò segue con attenzione lo sviluppo dello Ius soli. «Credo che sia una legge positiva – dice – che valorizza chi si è integrato nella società. È un modo per far vedere che l’Italia è davvero un Paese ospitale e tollerante». Eppure le resistenze sono tante. «Capisco i dubbi di alcune persone – continua – però, se da un lato non si deve concedere la cittadinanza a tutti, dall’altro è giusto riconoscere dei diritti a chi vive da anni in un Paese e ne rispetta le leggi».
Ilham e Simranjot sono i volti di un’Italia multietnica, orgogliosa della propria identità culturale, ma che non può opporsi ai cambiamenti sociali in atto. È necessario riconoscere nei giovani come loro i protagonisti veri dell’Italia che verrà. Un Paese con gli stessi confini, la stessa lingua, la stessa cultura. Una società più aperta e moderna, non ancorata al passato ma che accetta di aprirsi per costruire il proprio futuro.
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