Visto con i nostri occhi
Negozi chiusi, centri svuotati
Nell’arco di quasi un decennio le attività al dettaglio sono diminuite del 9,4%. Grande distribuzione e acquisti online hanno messo in difficoltà il settore. La crisi incide sui piccoli paesi, dove si perdono i luoghi tipici della vita sociale
13/01/2020
L’insegna è spenta e la serranda abbassata, dalla vetrina però si intravede l’interno del negozio. Pareti bianche, anonime. Dovrebbero esserci espositori, prodotti in bella mostra, invece è tutto desolatamente vuoto. Fuori, un cartello lancia un auspicio a questo 2020 ancora agli albori: «Affittasi». L’avvio dei saldi a inizio mese ha portato una ventata di fiducia, ma il decennio appena concluso è stato un periodo molto difficile per i commercianti mantovani.
In base ai dati della Camera di Commercio, tra il 2010 e il 2018 in tutta la provincia i negozi attivi sono passati da 8.656 a 8.047 (-7,1%). Nel caso del commercio al dettaglio, il calo è stato ancora più incisivo: da 4.269 a 3.869 (-9,4%). Bastano pochi passi nel centro di Mantova per rendersene conto: tanti negozi sono vuoti. Alcuni hanno chiuso dopo che il proprietario è andato in pensione e non ha trovato nessuno a cui cedere. Altri, un tempo ben avviati, sono entrati in difficoltà per la crisi economica.
In provincia la situazione è ancora più lampante. Attorno a poche grandi realtà – come Mantova, Suzzara e Castiglione delle Stiviere – gravitano decine di paesi di piccole dimensioni, dove il centro storico in passato era il cuore pulsante della comunità. Il negozio di alimentari, il fornaio, il salumiere, la merciaia: luoghi un tempo familiari, frequentati anche per il piacere di incontrarsi, sono oggi quasi spariti. «Rispetto a qualche decennio fa è cambiato tutto – spiega Stefano Gola, presidente della sezione cittadina di Confcommercio e delegato per il territorio – a partire dalla proliferazione di centri commerciali. Attorno a Mantova ne sono nati ben tre: al Boma, a Cerese e a Curtatone. Per i negozianti la concorrenza è aumentata a dismisura, anche a causa di alcune amministrazioni comunali che hanno consentito questi progetti».
La diffusione del commercio online, poi, ha aggravato ancora di più le cose. «Internet ha avuto un impatto devastante – prosegue Gola –. È una lotta impari perchè chi gestisce un negozio online ha spese molto inferiori, perciò può vendere a prezzi più bassi. Talvolta le persone si lamentano perché ricevono un prodotto diverso dalle loro attese. È un rischio che si corre quando si sceglie di acquistare su Internet. Nei negozi fisici invece la merce è tutta certificata». Gli acquisti online sono ormai una realtà e tornare indietro è impossibile, però bisogna arginarne gli effetti negativi su un settore già in sofferenza: «Ci vorrebbe più coraggio da parte dei governi – afferma il delegato per il territorio di Confcommercio – per tassare il giusto coloro che si approfittano della situazione. Non intendo dire che ci vorrebbe una repressione, però bisognerebbe ridurre le disparità. Voglio precisare che Internet non è da demonizzare, perché in effetti propone un’offerta di prodotti che un negozio fisico non garantisce. Però nei negozi classici c’è un rapporto diverso tra commerciante e cliente, un contatto diretto che un computer non può dare».
Oltre alle difficoltà comuni del settore, emerge anche un forte turnover. Aprono nuovi negozi, ma radicarsi è difficile e rischiano di dover chiudere dopo poco tempo. Così un centro storico perde ancora di più la propria identità. «Per aprire un’attività commerciale bisogna essere preparati – aggiunge Gola –. In questo senso, la liberalizzazione degli anni Novanta ha diffuso una forte improvvisazione perché i negozi potevano essere aperti anche da persone senza esperienza. Senza contare la perdita di valore per quelli già esistenti. Un tempo se un commerciante andava in pensione aveva buone probabilità di cedere il negozio, ora è molto più difficile».
Per rilanciare il settore, un aiuto può arrivare dal turismo, specie per i paesi più piccoli: «Il nostro territorio non ha solo un grande patrimonio storico e artistico – precisa il referente di Confcommercio – ma anche enogastronomico e paesaggistico. Bisogna sfruttare ogni opportunità per attirare le persone». Nel caso invece di realtà più grandi, occorre investire nei servizi come le navette che permettono di raggiungere il centro senza difficoltà di parcheggio. «Finalmente queste soluzioni sono disponibili anche in città a Mantova – conclude – e il risultato è incoraggiante».
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