Visto con i nostri occhi
Nella malattia si accende la speranza
Alle Capannelle si è rinnovato l’appuntamento del Centro volontari della sofferenza. Quattro giorni di proposte, terminati domenica 25 agosto. Dal vescovo Marco Busca l’invito a offrire se stessi nei momenti di difficoltà
09/09/2019
Il Centro volontari della sofferenza (Cvs) di Mantova ha vissuto domenica 25 agosto la sua giornata di preghiera alle Capannelle di Ceresara. Un intenso incontro di preghiera, anticipato già il giovedì e venerdì precedenti con la celebrazione di una Messa nella cappella dedicata alla Regina della Pace e il sabato con la fiaccolata e la recita del Rosario, come a Lourdes, che hanno preceduto la celebrazione eucaristica. La domenica è iniziata con il ritiro spirituale, la cui meditazione è stata guidata da don Valerio Antonioli: “Vimando come agnelli in mezzo ai lupi”, questo il tema intorno al quale è poi seguito lo scambio di esperienze personali, alcune molto forti e coinvolgenti. Elena, una mamma, ha detto: «Mia figlia non parla con la voce, ma con gli occhi. Il suo sorriso e l’amore che trasmette sono contagiosi. Non sempre è stato facile prendere le decisioni giuste, sono caduta più volte, ma mi sono sempre rialzata più forte di prima, grazie alla mia fede e alla guida spirituale». Gennaro: «Non è stato facile affrontare in modo sereno la mia malattia, diagnosticata un anno dopo il mio matrimonio. Potete immaginare come mi sia crollato il mondo addosso. Il sostegno di mia moglie è stato essenziale, le sue parole “Insieme possiamo affrontare tutto, non ti preoccupare” mi hanno dato il coraggio di affrontare la vita». Nicola: «Sono andato a Lourdes per la prima volta a 11 anni; da allora non sono mai mancato per 23 anni. Ho sempre voluto aiutare gli altri, ma come fare, io che avevo bisogno degli altri quasi in tutto? Con gli anni ho capito che potevo essere utile portando speranza e raccontandola mia esperienza». Nel pomeriggio, Rosario meditato e solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Marco Busca e accompagnata nei canti dai ragazzi della comunità “Shalom” di Palazzolo sull’Oglio (Brescia). Commentando il Vangelo della domenica (Luca 13,22–30), il vescovo ha tracciatole linee della “porta stretta” attraverso cui passare per raggiungere il regno di Dio. Una porta per attraversare la quale non basta una “conoscenza superficiale”, un’adesione occasionale o di facciata, ma serve una vera e propria partecipazione nella fede che conduce a trasformare anche la sofferenza in una vicinanza alla vita di Cristo che così diventa “amore”. Amore donato e ricevuto per la crescita sia personale che dell’intera comunità. Ha ricordato, monsignor Busca, come il termine che in ebraico è conducibile a “sacrificio” in realtà significhi “farsi vicino”, avvicinarsi a Cristo lasciandosi coinvolgere attraverso l’offerta di se stessi nelle situazioni e modalità che ci sono richieste. In fondo, ha sottolineato ancora il vescovo, Gesù ci indica la via: lui stesso è la porta che conduce al Regno di Dio ed è una “porta piccola” in quanto per entrarvi bisogna farsi piccoli e abbandonare alcune cose come le nostre presunzioni o paure. Al termine della celebrazione, Nella Giubelli, volontaria del Centro volontari della sofferenza, ha portato i ringraziamenti: ai Cvs, all’associazione “Enrico Piva” che ospita il centro di Ceresara, al parroco di Ceresara don Giovanni Parise e a don Valerio Antonioli, senza il quale, ha sottolineato, «è difficile pensare alla buona riuscita di queste giornate». Quindi a tutti coloro che hanno lavorato e infine al vescovo: «Caro don Marco – ha detto –, come lei ama farsi chiamare: le vogliamo dire che per ogni sua necessità e per ogni necessità della diocesi, noi ci siamo». Disponibilità che il vescovo ha immediatamente accolto: «Già lo sapevo, ora me lo dite – ha concluso Busca –. Uniamoci fin da subito nella preghiera. E vedrete che non mancherò di farmi vivo».
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