Visto con i nostri occhi
Nelle anse dell'Oglio rivive la nostra storia
Il corso d’acqua scorre tra Mantova e Cremona e segna il confine tra le due diocesi. La natura intatta fa da sfondo a paesi carichi di fascino. Numerose le tracce che richiamano i Gonzaga
02/07/2018
Scende dallo Stelvio, percorre la Val Camonica, si allarga a formare il lago d'Iseo, e si muove poi nella pianura, sinuoso come un serpente, sino a incontrare il Po. Il tratto finale dei suoi 280 chilometri, dopo avere segnato il confine con la provincia di Cremona, scorre in terra mantovana. Ma i confini qui sono bizzarri, perché non coincidono con quelli delle diocesi, dati invece proprio dal fiume, sicché alcuni paesi sono in provincia di Cremona ma in diocesi di Mantova, e viceversa. L'intero tratto cremonese-mantovano costituisce un paradiso, per chi, specie nella bella stagione, cerca rilassanti passeggiate nel verde, perché le rive rientrano nel Parco regionale dell'Oglio Sud, che provvede a mantenerne per quanto possibile l'aspetto naturale.
Un articolato sistema di strade carrozzabili e sentieri pedonali consente belle vedute sul fiume con le sue tante anse, e l'immersione in interessanti aree protette. È il caso delle lanche (cioè meandri abbandonati, ora paludi con una loro vegetazione e animali propri: il cosiddetto Oglio morto) di Gerra Gavazzi e Runate, in comune di Canneto sull'Oglio. È il caso dell'oasi “Le Bine”, tra Acquanegra e Calvatone, dove non è difficile vedere l'airone cinerino o l'airone rosso; altrettanto, con numerose altre specie di uccelli, nelle torbiere di Marcaria, site in una sorta di catino costituito da un antico tratto abbandonato del fiume, dove si è accumulata la torba (resti di vegetali acquatici), un tempo usata come combustibile. Ma nell'ambito del parco non sono da trascurare le opere dell'uomo, a cominciare dal suggestivo, e ormai raro, ponte di barche di Torre d'Oglio, sulla strada da Mantova a Viadana; appena prima del ponte, a sinistra, parte una strada arginale che consente di ammirare uno dei più incantevoli paesaggi del fiume, laddove esso sfocia nel Po.
Altre opere dell'uomo, che percorrendo le sponde dell'Oglio è dato ammirare, sono i paesi rivieraschi, quasi tutti contrassegnati da rilevanti espressioni di una storia millenaria. Procedendo secondo il senso della corrente, e passando all'occorrenza da una riva all'altra, si può cominciare con Ostiano, antico dominio dei Gonzaga: vi si ammira un castello quattrocentesco e, nella chiesa parrocchiale, eretta dal venerabile Francesco Gonzaga (ministro generale dei frati francescani e poi vescovo di Mantova) che di Ostiano era marchese, gli scenografici teleri dietro il ricchissimo altare maggiore. Dei Gonzaga si riparla a Isola Dovarese, dove si deve loro l'impressionante piazza, ora intitolata a Giacomo Matteotti.
A Canneto, il cui legame col fiume è scritto anche nel nome (si chiama infatti Canneto sull'Oglio), tra i tanti motivi di interesse si segnala la chiesa di Sant'Antonio abate, impreziosita da affreschi e marmi intarsiati nonché da uno struggente Compianto del 1516, capolavoro del celebre Clemente Zamara; nel giardino antistante è un monumento a don Enrico Tazzoli, il capofila dei Martiri di Belfiore, che qui è nato. Rilevante è anche il Museo civico, che ospita la collezione di bambole e altri giocattoli della fabbrica Superti Furga, un tempo vanto di Canneto, nota in tutta Europa, e al piano superiore l'Ecomuseo dell'Oglio e del Chiese, che documenta la natura del territorio dei due fiumi. Non lontani sono la citata oasi “Le Bine” e il paese di Calvatone, noto perché nei suoi pressi è stato individuato da scavi archeologici il sito romano di Bedriacum, noto perché nell'anno 69 dopo Cristo vi si combatterono due battaglie tra i pretendenti al trono imperiale.
Segue, sempre scendendo il fiume, Mosio, una frazione di Acquanegra sul Chiese: il fiume di cui si è detto la scorsa settimana, e che qui confluisce appunto nell'Oglio. Nella chiesa di Mosio, quella sostituita dall'attuale, come una lapide ricorda fu firmata la seconda Lega lombarda. A Marcaria è notevole la medievale chiesa, ora cimiteriale, di San Giovanni Battista, con affreschi coevi, e a San Michele in Bosco la seicentesca villa Aurelia, ora pensionato per anziani. Sulla sponda opposta, prima di arrivare a Gazzuolo si segnala una chiesa isolata, San Pietro, che fu il pantheon del ramo gonzaghesco signore del borgo.
I signori risiedevano nel castello, da loro edificato sul finire del Quattrocento e demolito dall'Austria agli inizi del Settecento, sito sulla riva del fiume, là dove sono ora i giardini davanti al municipio. Il castello è celebre sul piano della cultura, perché prima Antonia del Balzo, sposa di Gianfrancesco Gonzaga, e dopo di lei Ludovico Gonzaga vescovo di Mantova, vi crearono una raffinata corte di letterati e artisti. Nel castello, inoltre, nacquero due personaggi d'eccezione: il già citato venerabile Francesco (1546) e Giulia (1513), poi duchessa di Fondi, celebrata come la più bella donna del secolo. Dei Gonzaga restano a Gazzuolo i portici, che nobilitano la strada principale; sul luogo del castello è stata trasferita la colonna che a Mantova, al centro della piazza intitolata a Virgilio, reggeva un busto del poeta.
(2 – Continua)
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