Mantova cultura 2017
Nessuna pietà per l’arbitro
La commedia pluripremiata chiude la stagione Altroteatro
23/03/2018
La rassegna di drammaturgia contemporanea Altroteatro organizzata da Ars Creazione e Spettacolo allo Spazio Studio sant’Orsola, giunge all’ultimo appuntamento per l’edizione 2017-2018. Viene ospitato il Centro Teatrale MaMimò di Reggio Emilia con una commedia del giovanissimo e pluripremiato drammaturgo Emanuele Aldrovandi, sabato 24 marzo ore 21 e domenica 25 marzo ore 17, con  “Nessuna pietà per l’arbitro”, spettacolo vincitore del Premio del pubblico al Festival di Resistenza 2017 e finalista al Concorso Nazione Inbox2018.

Una famiglia che vive per il basket. Una società post-ideologica, in cui sembra non riusciamo più a scegliere in base a principi di valore. Eppure scelte ne compiamo e continuamente. Ma in funzione di cosa? Giuseppe: storico, ricercatore universitario, mille euro al mese. Sta preparando un discorso per la celebrazione del 2 giugno, anniversario della Repubblica italiana, ma difficilmente riuscirà a scriverlo. Moglie: in dolce attesa, sarà licenziata non appena il suo datore di lavoro se ne accorgerà. Incoraggia il marito a scrivere il discorso convinta che sia un modo per avere successo e far quadrare i bilanci familiari. Figlio: disoccupato, a rischio neet, gioca a basket e ha dei seri problemi di gestione della propria collera. Arbitro: come hobby dirige partite di basket, di mestiere fa colloqui di lavoro. Una partita rissosa, un fallo non fischiato e un braccio rotto. Attorno alla figura dell’arbitro la triade dei protagonisti si allea, si accalora, collabora, si accanisce trasformando le situazioni conflittuali in conflitti di natura etica ed esistenziale. La questione “arbitro” diventa strumento per sviluppare sulla scena, attraverso il meccanismo dello straniamento e il dialogo diretto con il pubblico, temi civili quali individualismo/bene comune, potere/anarchia, legge/libertà, idealismo/utilitarismo.

L’idea di mettere in scena uno spettacolo sui temi della Costituzione nasce da una riflessione culturale che negli ultimi anni il Centro Teatrale MaMiMò ha maturato attraverso diversi interventi (tradizionali e site specific) realizzati intorno ai temi della Memoria storica e della Resistenza uniti a numerosi laboratori teatrali svolti nelle scuole secondarie e superiori. Da questa ricerca emerge il pensiero che la nostra carta costituzionale è, per la maggior parte delle persone, una lista di diritti e doveri decisi dai nostri padri costituenti ed ereditati a priori senza averne veramente conosciuto e quindi condiviso i motivi fondanti, le reali ideologia.

Ma, come dice il testo di Emanuele Aldrovandi: è possibile un pensiero ideologico in un’epoca post-ideologica?” Ora, settant’anni dopo, ci troviamo forse davvero in una situazione postideologica (e forse anche post-anima, se intendiamo la parola in quell’accezione), in cui oltretutto è diventato più complesso anche immaginare cosa significhi essere “italiani”, perché da un lato siamo chiamati ad aprirci alle nuove ondate migratorie, e dall’altro - almeno alcuni di noi, soprattutto fra le generazioni più giovani – vorrebbero sentirsi sempre di più Europei. Cosa resta imprescindibile della Costituzione italiana? E soprattutto: cosa resta dello sforzo di quegli uomini che per due anni si sono impegnati per darci un ordinamento che durasse nel tempo e che contribuisse a creare un’Italia migliore per le generazioni future?

Una parabola teatrale contemporanea in cui una tipica famiglia italiana del 2016, un’ipotetica microsocietà, gioca a basket e nel frattempo si interroga sul senso delle leggi e sui valori che regolano le proprie scelte. Le leggi si possono accettare come strada per costruire un mondo
migliore, questo pensa Giuseppe, il padre; possono essere sfruttate a proprio favore per il successo personale, questo pensa Moglie; oppure sono un obbligo dettato dall’alto a punire l’espressione dell’io individuale, questo pensa Figlio.

Questo conflitto con il tema della legge, qui esplicitato nei diversi personaggi, secondo l’autore e i registi è insito nella coscienza dell’uomo contemporaneo. A cosa servono le leggi? I principi fondanti dai nostri padri costituenti sono ancora validi per noi? E noi potremmo scriverne di nuovi e migliori? La famiglia in scena, in assenza di un’immagine condivisa di futuro da consegnare “ai propri figli”, si “suicida” di un’abbondanza di conquiste personali. Ed è proprio l’arbitro, rappresentante della legge, a pagarne le spese. La vicenda famigliare e il problema “arbitro” diventa pretesto per sviluppare conflitti etici. Un percorso che ci sprona a interrogarci sulla natura del tempo presente e sulla necessità o meno di migliorarlo attraverso una visione condivisa di futuro. Tutto questo, passando da De Gasperi a Michael Jordan, da Togliatti a LeBron James...tra principi fondamentali e qualche tiro a canestro...

Al termine dello spettacolo di domenica 25, la compagnia incontrerà il pubblico per una chiacchierata con la regista Angela Ruozzi e la Prof.ssa Maria Grazia Palmieri, Istruttrice Nazionale Minibasket dal titolo “Regole del basket e della Costituzione Italiana per giovani e non solo”.



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