Visto con i nostri occhi
Non solo Lare, non solo Etiopia: le novità sulla missione diocesana in Africa
L’aiuto della Chiesa mantovana prosegue grazie all’impegno di chi offre il proprio servizio sul posto. Una delle esperienze recenti più belle riguarda alcune famiglie di Pagak, nel Sud Sudan.
18/01/2017
Matteo Pinotti
Presbitero “fidei donum” presso il Vicariato Apostolico di Gambella (Etiopia)

Potrà sembrare strano, ma vi confessiamo che anche chi come noi opera in queste zone rischia di adattarsi, di creare la propria routine, il proprio circolo chiuso di persone. L’ambiente stesso si stringe intorno alla missione e si impadronisce del tuo tempo, della tua attenzione, dei tuoi progetti. E la missione rischia di finire lì, all’interno dei cancelli e della recinzione. Per questo Gesù esorta a partire, a muoversi, a uscire.
In questi tre anni a Lare abbiamo provveduto a rinnovare e consolidare quanto c’era, la comunità cristiana e l’attività dell’ostello, ma anche cercato di allacciare rapporti con le scuole, con l’amministrazione pubblica, con le strutture sanitarie, con le altre chiese cristiane, con le minoranze appartenenti ad altre etnie. Nonostante le raccomandazioni di chi ci dissuadeva dall’andare fuori dalla zona “sicura” della missione, abbiamo ascoltato come San Paolo (Atti 16,9) l’invito del Macedone (nel nostro caso del Sudanese) che ci chiedeva di passare il confine e avventurarci in Sud Sudan.
Oggi buona parte delle attività si svolge fuori dalla missione e dalla cittadina di Lare. A partire da questo numero della Cittadella, racconteremo qualcuna delle iniziative che ci stanno impegnando.

Una speranza per le famiglie di Pagak
Lo scorso settembre avevamo progettato un intervento di aiuto rivolto alle famiglie colpite dalla razzia dell’etnia Murle, avvenuta nei villaggi a pochi km dalla missione, con l’uccisione di diverse persone e il rapimento di bambini e di bestiame. Alcune circostanze ci hanno costretto a modificare questo progetto. Con la collaborazione dell’ufficio prevenzione disastri della provincia di Lare, abbiamo saputo di una iniziativa finanziata con fondi internazionali che prevedeva la distribuzione di mucche, una per ciascuno dei bambini rimasti orfani di uno dei genitori nei villaggi coinvolti. Secondo l’ufficio prevenzione disastri, tutto questo è stato fatto senza un previo contatto diretto con le famiglie e senza verifiche, attenendosi semplicemente agli elenchi forniti ad hoc dai responsabili dei vari villaggi, che si sono anche occupati della distribuzione.

L'articolo completo e a pag 15 del settimanale
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