Visto con i nostri occhi
Nuove vie per annunciare il Vangelo
Preti e laici riuniti in una «due giorni» a Colpi di Folgaria per capire come trasmettere i valori cristiani attraverso iniziative più efficaci Emerge il bisogno di cambiare mentalità
14/05/2018
Due giorni di studio e approfondimento, il 28 e il 29 aprile scorsi a Colpi di Folgaria (Trento), per “Dare forma all’evangelizzazione”. Questo il compito che numerosi laici e sacerdoti della nostra diocesi hanno cercato di affrontare assieme a don Marco Bozzola, parroco a San Giovanni Lupatoto (Verona), e al vescovo Marco Busca.
Un tema molto attuale, che spesso è invocato come necessario per far cambiare rotta a quel tran–tran pastorale che vede sempre più le nostre parrocchie impoverirsi e invecchiare. Le domande di fondo che spesso ci si pone sono più di una: facciamo tante iniziative religiose, ma riusciamo a trasmettere e far crescere la fede? Da più parti si sottolinea che occorre rievangelizzare le nostre parrocchie, ma cosa si intende? Si tratta di imparare qualche nuova strategia o di conoscere qualche nuovo espediente da applicare nel catechismo?
La “due giorni” è partita da queste domande: una lettura della realtà che riconosce che non siamo in un periodo fortunato. Lo stesso lavoro del pastore è diventato molto più impegnativo perché ora viaggia sull’emergenza (educativa, funzionale...) in un contesto liquido e ambivalente. Se la fede è la capacità di vedere Dio vivo e operante nella propria vita quotidiana, allora come mai nelle parrocchie abbiamo gente brava che partecipa alla comunità, ma non “genera” altri alla fede? Quante cose facciamo in una parrocchia, anche liturgiche e formative, che non riescono a rivelare la presenza viva del Signore risorto? A questo interrogativo ha cercato di rispondere don Mauro Bozzola, raccontando come ha impostato la sua pastorale attorno al “primo annuncio”.
Don Mauro sostiene che oggi la sfida per un sacerdote è sapere come portare alla fede matura i propri parrocchiani. Chi lo sa fare può muoversi agilmente nel ginepraio del contesto attuale. La sfida sarà formare destrutturando, cioè dare forma solo dopo aver azzerato la mentalità mondana che viene respirata da tutti. Poi si potrà suggerire un modo “altro” di vedere e di vivere la fede. Non si può partire dalle buone abitudini (andare a Messa, fare la carità, perdonare...). La vita nuova in Cristo è appunto una vita nuova, non una buona educazione da aggiungere alla vita naturale! L’innesco è decisivo e in genere accade intorno a quello che una persona vive: la richiesta di un sacramento per i figli, un pellegrinaggio, una evangelizzazione di strada. Tutto può provocare questo incontro forte con il Signore.
Poi arriva la necessità di una “formazione alla fede”. In parrocchia si vivono tante iniziative. Ma c’è un ordine? Possiamo strutturare una sequenza che possa nutrire in base ai bisogni della persona? Punto di partenza – spiega don Mauro – può essere il catechismo della Chiesa cattolica: «I primi tre sacramenti servono all’iniziazione cristiana, poi ci sono i sacramenti della guarigione, infine i sacramenti che sono al servizio della comunione e della missione dei fedeli (l’ordine e il matrimonio). Il pastore e le famiglie sposate hanno come “missione” il generare e mantenere viva la vita fede».
Nelle sue parrocchie – ha ribadito don Mauro – ha cercato un punto di partenza e un punto di arrivo attorno al centro che è l’incontro con Cristo vivo, camminando insieme alle famiglie in questo servizio alla Chiesa. In questo percorso formativo è centrale il passaggio a una “mentalità nuova” perché serve a destrutturare la vita individualistica che serpeggia, per arrivare poi al frutto di una vita cristiana autonoma. E la mentalità nuova nasce da un’istruzione orientata all’evangelizzazione: «È stato importante promuovere una scuola di preghiera insieme ad alcune esperienze di primo annuncio come il corso “Vita nuova” e le Worship. Tutto quello che ho visto fuori diocesi, e che mi pareva bello, l’ho copiato!».
Ecco più chiari i passaggi della fede: dalla relazione personale con Dio nella preghiera si può partire con la formazione vera e propria che aiuta la persona a unificare la vita quotidiana in sane abitudini. A noi ha colpito non tanto la mole di proposte organizzate a San Giovanni Lupatoto, ma la visione d’insieme per accompagnare alla maturità di fede con gradualità. Nello stesso tempo ci siamo resi conto che in diocesi di Mantova sono già in atto molte delle stesse proposte formative.
L’intervento del vescovo Marco è stata una lectio divina su come nel Nuovo Testamento troviamo la stessa gradualità nel far crescere la fede. Il vescovo ha presentato le differenti iniziative di san Paolo verso i credenti delle comunità, attraverso le quali rivelava la progressione della fede. Ecco allora che i cristiani si dovranno formare con gradualità, per tappe. «L’obiettivo della vita spirituale – ha ribadito il vescovo – è dare frutto. Questo è possibile se si rimane in Cristo. Le persone vanno liberate e lanciate nel carisma di compiere la propria missione, trovare il proprio posto nella Chiesa. È brutto constatare che il nostro accompagnamento spesso non determina dei cristiani ben strutturati».
Chiediamoci allora se nella nostra realtà locale siamo rispettosi di questa dinamica di crescita. Oggi c’è assoluto bisogno del “primo annuncio”. Non chiudiamoci nella realtà autoreferenziale della nostra parrocchia.
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