Visto con i nostri occhi
Nuovi preti, diocesi in festa
Domenica 11 giugno l'ordinazione di don Andrea e don Jury, che raccontano la loro esperienza: la famiglia, gli affetti, la vita in parrocchia
06/06/2017
«Siate pastori con “l’odore delle pecore”», aveva detto papa Francesco agli inizi del suo pontificato, rivolgendosi ai preti. Quella frase è rimasta impressa nella mente di don Jury Marinelli, il quale la commenta così: «Essere preti oggi significa camminare insieme agli uomini e alle donne, con le loro gioie, paure e difficoltà. Un prete deve immedesimarsi nella vita degli altri: avere l’odore delle pecore, proprio come afferma papa Francesco».
Tra una settimana esatta – domenica 11 giugno, alle ore 17, nella basilica di Sant’Andrea a Mantova – don Jury Marinelli viene ordinato sacerdote insieme a don Andrea Bonesi, per l’imposizione delle mani del vescovo Marco Busca. «Siamo felici di diventare preti», esclamano entrambi durante un’intervista che ci rilasciano negli ambienti del Seminario diocesano. La loro gioia coinvolge tutta la Chiesa mantovana, perché le ordinazioni sono uno dei momenti più belli e significativi.
La conversazione è molto cordiale: Andrea e Jury “si raccontano” ripercorrendo la loro esperienza. Sono entrati insieme in Seminario, nel 2011. Hanno la stessa età: 28 anni. Andrea è della parrocchia di Castellucchio e sta svolgendo il suo servizio di diacono a Monzambano. Dopo il liceo classico si è iscritto alla facoltà di Psicologia, a Padova, frequentandola fino al terzo anno. Jury invece è di Levata di Curtatone, dove è arrivato da ragazzo: prima ha abitato a Pietole e a San Biagio. Si è diplomato come perito aziendale all’istituto “Mantegna”, ha studiato pianoforte e, prima di entrare in Seminario, per due anni e mezzo ha lavorato al 118, con l’incarico di autista soccorritore. Ora don Jury è in parrocchia a Frassino e Formigosa di Mantova.
«Come molti adolescenti, dopo la Cresima mi sono allontanato dalla parrocchia – confida Jury –. Sono stato fidanzato per quasi quattro anni con una ragazza e, vedendola felice di essere cristiana, mi sono riavvicinato alla fede». Nell’esperienza di Jury è stata importante la presenza di don Giuseppe Sbarbada, parroco di Levata. «Don Giuseppe mi aveva affidato il gruppo dei ragazzi della Cresima e, grazie a quell’attività, ho capito che il Signore mi stava tirando per le orecchie...».
Jury e la sua fidanzata, impegnati in parrocchia. «Stavo bene con lei, eppure avvertivo che non mi bastava amare solo una persona. Il Signore mi chiamava ad amare più persone, in modo totale». Di qui la scelta di entrare in Seminario, con il percorso di formazione che lo ha aiutato a scoprire la sua vocazione.
Per Jury è stata significativa l’esperienza nella propria parrocchia. Anche per Andrea, il quale, fin da ragazzo, rimaneva affascinato dalle figure degli animatori dei “campi” estivi, organizzati da don Gabriele Rubes a Castellucchio. Persone di fiducia, quasi dei modelli. «Poi è arrivato anche per me il momento per farmi coinvolgere come animatore», spiega, «con l’arrivo di don Giovanni Volta. Grazie alle attività parrocchiali e alla vita di preghiera ho scoperto meglio i talenti che il Signore mi ha donato. Sono stato fidanzato con una ragazza: mi trovavo bene con lei, ma i miei occhi erano rivolti con crescente intensità verso ciò che avveniva in parrocchia. Ho capito che non potevo più andare avanti in modo frammentato e, attraverso un cammino di discernimento, ho compreso che dovevo donarmi completamente a Dio».
Andrea pensa anche a suo papà Giuseppe. Faceva l’agricoltore ed è morto nel 2007. «Sapeva contemplare ciò che seminava e questo sguardo sulla realtà l’ha trasmesso anche a me», afferma. Emerge l’importanza dei genitori nelle scelte della vita. Anche per Jury, con mamma e papà sempre disponibili verso gli altri.
Mentre raccontano le proprie esperienze, a pochi giorni dall’ordinazione sacerdotale, Jury e Andrea ringraziano tutte le persone che li hanno accompagnati in questi anni. Se Jury è affascinato dalle parole di papa Francesco – come si diceva –, per Andrea «il prete deve saper testimoniare la grazia che Dio ha operato in lui».
Tutti e due guardano avanti, al servizio che li attende. Un servizio certamente diverso rispetto al passato, perché oggi il sacerdote deve sapersi muovere un po’ meno all’ombra del campanile e di più nella prospettiva delle unità pastorali. «I protagonisti delle comunità devono essere i cristiani laici e i sacerdoti devono capire che il percorrere un cammino insieme ad altri preti è importante», dicono. Quanto ai giovani, hanno un’idea precisa: «Non è vero che non si pongono delle domande riguardo alla fede. Hanno bisogno di testimoni autentici e, quando incontrano un cristiano felice e credibile, si lasciano provocare».
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