Visto con i nostri occhi
Oltre la rabbia e il fallimento: come uscire da una separazione
Dalla condivisione di storie comuni può però nascere lo stimolo per ritrovare la serenità perduta
14/07/2016

Da alcuni anni, all’interno dei Consultori Familiari della ex ASL ora ASST, viene realizzata un’esperienza di gruppo che si rivolge a persone che vivono la separazione. Percorsi di questo tipo facilitano la comprensione e il confronto sulle scelte che ognuno deve fare: la separazione infatti, quando vi sono dei figli comuni, non rappresenta la fine della relazione tra i coniugi, ma la sposta su un altro terreno. Si tratta di un’esperienza umana molto sofferta che necessita di interventi di prevenzione e supporto, di cui abbiamo parlato con Paolo Breviglieri, psicologo del Consultorio di Suzzara.

Avete definito l’esperienza “Gruppo di parola”: qual era l’obiettivo?
L’intenzione era aiutare i partecipanti a condividere i propri vissuti, i propri timori. Non un semplice sfogo emotivo, ma un primo passo per capire come gli aspetti emotivi possano distorcere la visione della realtà. Le persone coinvolte erano diverse per età e condizione sociale, la maggior parte erano donne. Si andava da madri e padri con figli piccoli, a persone di mezza età con figli già adulti che hanno dovuto affrontare la separazione dopo decenni di matrimonio. Anche le condizioni della relazione con l’ex coniuge erano molto eterogenee, ma comunque caratterizzate da un disimpegno dell’altro genitore e da numerosi problemi di gestione dei figli che molto spesso risentono negativamente di questi conflitti post separazione.

Qual era l’atteggiamento iniziale delle persone che partecipavano?
Gli stati d’animo comprendevano alcuni elementi tipici: rabbia e delusione verso l’ex coniuge, ma anche sensazioni di fallimento personale, vergogna e inadeguatezza perché alcuni si sentivano in parte responsabili della fine del loro rapporto di coppia. Nel complesso facevano fatica a riprendere il corso della loro vita e tendevano a considerare negativa tutta l’esperienza coniugale precedente. La maggior parte di loro erano state indotte alla separazione dai comportamenti dell’altro coniuge o, più semplicemente, erano stati lasciati o abbandonati.

I figli subiscono spesso le conseguenze più forti di una separazione. Come può cambiare il loro rapporto con i genitori?
Pochi dei partecipanti si erano ricostruiti una vita affettiva, anzi la maggior parte si riconosceva nella cura dei figli. Questo forte investimento nei loro confronti può causare degli squilibri e portare a un allontanamento del figlio dal genitore non affidatario. Le frustrazioni e la depressione di chi ha subito la separazione può avere effetti negativi verso i figli, come ad esempio recepire il rancore sotteso da parte del genitore, sentire di dover proteggere uno dei due e nutrire progressiva sfiducia verso l’altro. In questo senso, è stato fondamentale incoraggiare i partecipanti a pensare alla propria vita in termini meno fallimentari e a ricercare nuovi spazi di realizzazione di sé.

Quali temi sono stati affrontati e com’è stata la discussione all’interno del gruppo?
Durante gli incontri sono stati sviluppati alcuni argomenti fondamentali, come ad esempio la gestione delle emozioni individuali o la ricostruzione del rapporto con l’ex coniuge,. Inoltre, si è riflettuto anche sugli aspetti positivi presenti nelle storia di coppia e sulla capacità di essere assertivi, cioè capaci di chiedere e ottenere senza innescare conflitti. Il confronto ha fatto nascere uno scambio efficace e proficuo, perché le singole esperienze hanno offerto stimoli per tutti. I partecipanti sono giunti a una visione più equilibrata di sé e hanno imparato ad agire nell’interesse dei propri figli, mettendo da parte i sentimenti provati per l’ex coniuge.

È possibile arrivare serenamente al perdono per chi vive situazioni di questo tipo?
Nell’ultimo incontro ci siamo accostati proprio a questo tema e lo abbiamo fatto con rispetto, senza facili slogan o indicazioni moralistiche. Abbiamo scoperto che in esso si possono trovare vere possibilità di benessere e libertà dalla “schiavitù del risentimento”. Sono nati anche legami di amicizia tra i partecipanti, al punto che il gruppo ha continuato a trovarsi anche senza gli operatori. Anche questo è un chiaro indicatore dell’autenticità e profondità del percorso svolto.
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