Visto con i nostri occhi
Oltrepò verso il futuro: più unità tra i Comuni
Una ricerca scientifica ha analizzato il territorio, mettendo in evidenza aspetti socio-economici. Nonostante le difficoltà ci sono prospettive, a patto che le istituzioni riescano a collaborare
07/05/2018
Un territorio in cui la popolazione è concentrata attorno due centri principali (Suzzara/Motteggiana e Poggio Rusco), dove l’età media cresce progressivamente e il ricambio generazionale è reso più difficile dal trasferimento degli stranieri. E che, sul piano economico, vede contrarsi il settore manifatturiero a favore del welfare, che potrebbe rivelarsi una prospettiva di sviluppo importante per il futuro.
È questa la “fotografia” dell'Oltrepò emersa da uno studio della Consulta economica dell'area che rappresenta un territorio di 701 km quadrati, pari al 30% della nostra provincia, posizionato nella parte meridionale del Mantovano e diviso a metà dal fiume Secchia, affluente del Po. Il progetto di ricerca, chiamato “Oltrepò 2027”, è stato realizzato da un gruppo di lavoro coordinato da Alberto Grandi, docente all'Università di Parma. L'obiettivo era descrivere i principali cambiamenti in atto nel territorio a livello sociale ed economico, per offrire qualche indicazione sulle prospettive di sviluppo futuro ad amministratori locali, imprenditori e rappresentanti di associazioni. «Indipendentemente da quello che vi si produce e da come lo si produce – sottolinea Grandi – il territorio conta. Si trasformano le vocazioni produttive, la natura delle imprese, il mercato del lavoro, cambiano i valori e le relazioni».
Il primo aspetto da notare riguarda la demografia dell'Oltrepò. Se in passato gli abitanti erano distribuiti in modo abbastanza uniforme, dal 2011 al 2017 si sono concentrati, nel cosiddetto Sinistra Secchia, attorno ai centri di Suzzara e Motteggiana (la cui popolazione è cresciuta del 3,3%) mentre, per quanto riguarda il Destra Secchia, attorno a Poggio Rusco (+1,9%). In generale, però, la popolazione dell'Oltrepò è calata dell'1,3%, passando dai 98.611 del 2011 ai 97.315 del 2017. Un dato in linea con il resto della provincia, che cresce sempre a un ritmo inferiore rispetto alla media nazionale e lombarda.
In particolare, il calo degli immigrati registrato negli ultimi anni (oggi sono 12.126, nel 2011 erano 12.800) è un segnale preoccupante perchè dimostra che l'area ha perso interesse e attrattività a livello economico. A questo si aggiunge il fatto che, vista la bassa natalità che caratterizza l’intero Paese, l’arrivo di immigrati (solitamente giovani) è un antidoto all’invecchiamento della popolazione. L’età media nell’Oltrepò è salita da 45,8 anni (nel 2011) a 46,1 (2017), un valore superiore al dato provinciale, che attualmente è pari a 44,8 anni. «L’immigrazione
- fa notare il coordinatore della ricerca – è una forma di contrasto alla dequalificazione della struttura della popolazione. In quest’area sarebbe necessaria una politica di inclusione, perché è ormai compromessa la possibilità di sostituire i residenti che usciranno dal lavoro nei prossimi anni con le nuove generazioni».
Anche il sistema produttivo ha subito in questi anni Duemila una sensibile trasformazione. Nel complesso, l’Oltrepò sembra aver retto alla crisi che ha colpito la provincia mantovana, anche se i dati non sono confortanti: il numero di imprese attive, ad esempio, è passato da 9.401 (nel 2009) a 8.545 (2016). Va però registrato, nello stesso arco temporale, un aumento dei lavoratori: da 28.044 a 28.499.
In generale, l’Oltrepò resta un territorio a forte vocazione agricola e manifatturiera, anche se quest’ultimo settore sembra occupare meno spazio nell’economia locale rispetto al passato, soprattutto per la forte e prolungata crisi dell’edilizia. Al contempo, la nascita di nuove realtà produttive fa cambiare lo scenario locale: l’agricoltura, ad esempio, sta diventando ancora più specializzata e si apre all’energia rinnovabile e al turismo.
A livello economico, sono soprattutto due i poli che hanno segnato la produttività dell’Oltrepò:
Suzzara e Ostiglia. Sono centri ancora significativi a livello provinciale, specialmente se si considera la difficile situazione complessiva del Mantovano. Basti pensare, ad esempio, alla profonda crisi che ha colpito il distretto tessile nella zona di Castel Goffredo.
Merita una riflessione l’impiego dei laureati: in Italia, Mantova è solo 104ª da questo punto di vista. Un elemento poco confortante per i giovani e l’Oltrepò non fa eccezione. Perciò, c’è da aspettarsi che tanti ragazzi emigrino ancora verso altre province, o addirittura all’estero. «Possiamo innalzare il livello di scolarizzazione medio elevando l’obbligo scolastico – afferma Grandi – o rendendo più facile l’accesso all’Università, ma quello che mancherà comunque è la domanda di diplomati e laureati da parte delle imprese italiane». Una possibile inversione di tendenza potrebbe arrivare dal welfare, che richiede una maggiore formazione dei lavoratori rispetto ad altri settori e nell’Oltrepò è in espansione.
In definitiva, il distretto industriale è una realtà complessa. «Mi piace immaginarlo come la fusione tra due miti classici – conclude il docente –: il cigno e la fenice. Uno esegue il canto più bello in punto di morte, l’altro risorge sempre dalle sue ceneri. Una realtà così complessa pone la questione di un diverso approccio amministrativo e le fusioni in atto o in discussione sono il sintomo di una presa d’atto generalizzata. I Comuni devono spingere verso la cooperazione e un’integrazione nelle politiche territoriali e insediative. Serve, insomma, una nuova pianificazione sovracomunale e l’Oltrepò potrebbe diventare un interessante laboratorio da questo punto di vista».
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