Visto con i nostri occhi
Operai in festa con il vescovo: «Lavoro al servizio dell'uomo»
Un pomeriggio alla scoperta della fabbrica fiore all'occhiello dell'industria mantovana. I dipendenti sono 2.200 e producono 65mila veicoli l'anno. La giornata è finita con una veglia in chiesa
30/04/2018
Il futuro è qui, allo stabilimento Iveco di Suzzara. I robot assemblano i pezzi dei furgoni e gli operai interagiscono con i “bracci volanti”. «È l’aspetto che mi incuriosisce di più», afferma il vescovo Marco Busca, che indossa un giubbetto color arancio fluorescente, il 26 aprile, mentre è in visita allo stabilimento. Il 1º maggio, festa dei lavoratori, si avvicina e il vescovo ha voluto dedicare un pomeriggio a loro: incontrarli in fabbrica, scambiare una parola tra lamiere e bulloni da avvitare, rispondere alle loro domande alla fine della visita. E, alla sera, raccogliersi in preghiera, durante una veglia, nella chiesa dell’Immacolata.
La visita all’Iveco inizia alle 17.30. Il vescovo è accompagnato dal direttore dello stabilimento, Giorgio Ricci, e dal responsabile del personale, Alex Aceti. Ci sono anche il sindaco di Suzzara, Ivan Ongari, il parroco don Paolo Gibelli, l’emerito monsignor Egidio Faglioni, il coordinatore diocesano della Pastorale sociale e del lavoro, Marco Pirovano, altri invitati. Monsignor Busca entra nei diversi reparti: lastratura (in cui i robot sono maggiormente in funzione, 115 in tutto lo stabilimento), verniciatura e montaggio. «Qui lavorano 2.200 dipendenti, distribuiti su due turni pieni, più un terzo ridotto – spiega il direttore Ricci –. A Suzzara produciamo il modello Daily, in due versioni: cabinato e furgone. Trecento pezzi al giorno, 65mila all’anno». I dipendenti sono al 90% italiani, il restante 10% extracomunitari. L’azienda gode di elevati standard di funzionalità per sicurezza, qualità dei prodotti, attitudine di lavorare in modo efficiente.
L’Iveco di Suzzara è in piena forma: lo dice il sindaco Ongari, il quale abbina il trend positivo dell’azienda di autoveicoli a un altro settore tipico dell’economia locale, quello della meccanica agricola. E che l’Iveco stia andando bene è confermato dal fatto che, nel 2019, la Wcm Association dovrebbe conferire all’azienda la “medaglia d’oro”, il punteggio massimo, tenendo conto di una serie di parametri legati alla qualità e all’efficienza. «Il 90% della produzione del Daily viene esportata in Europa e Africa. Il mercato principale è in Germania, un Paese che richiede prodotti di qualità a prezzi competitivi», sottolinea il responsabile del personale, Aceti. Se l’acquirente più importante è un Paese forte come la Germania, ciò vuol dire che il futuro dell’industria italiana sta in prodotti di qualità, tecnologicamente avanzati, frutto di ricerca e innovazione.
Ma un’azienda deve anche saper guardare alla persona: «Il lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro», ha sottolineato il vescovo Busca, citando l’enciclica Laborem exercens di san Giovanni Paolo II, durante l’incontro in assemblea con i dipendenti e in risposta alle loro numerose domande. L’incertezza del futuro, i giovani, “lavorare meno, lavorare tutti”, la tecnologia, il saper conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia: sono questi i temi principali affrontati dai dipendenti. Il vescovo ha risposto ponendo al centro la persona: «È questo il compito della Chiesa». Monsignor Busca ha ricordato che ci dev’essere un’«alleanza intergenerazionale» tra giovani e adulti per affrontare i problemi dei primi, è necessaria la formazione «per motivare il lavoro» (il quale «fa crescere in umanità»), occorre che la politica e le forze presenti sul territorio diano delle risposte alle attese lavorative, in fabbrica il clima di comunione dovrebbe essere superiore a quello di competizione («L’unità prevale sul conflitto», afferma papa Francesco nella Evangelii gaudium), la tecnologia è sempre un mezzo e «non può trasformarsi in idolo nelle mani dei potenti dell’economia».
Il vescovo si è soffermato sulla necessità di arrivare a un equilibrio tra i tempi del lavoro e quelli della famiglia: entrambi sono importanti, perché l’uomo matura sia nel lavoro, sia negli affetti; perciò bisogna stare attenti a saper cogliere la “qualità del tempo”, valorizzando la gioia di saper stare in famiglia. La giornata si è conclusa con una veglia di preghiera nella chiesa dell’Immacolata, dove sono risuonate, fra l’altro, le celebri parole di don Primo Mazzolari: «Ci impegniamo noi e non gli altri».
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