Visto con i nostri occhi
Oratori pieni di gioia nella festa di don Bosco
La ricorrenza dell’«amico dei giovani» è stataricordata in diverse parrocchie, da Ospitalettoa Poggio Rusco. Gruppo di studenti a Torino,dove ha avuto inizio l’esperienza dei Salesiani
11/02/2019
Era l’8 dicembre 1841, festa dell’Immacolata Concezione. Prima di celebrare la Messa, il 26enne don Giovanni Bosco incontra nella sacrestia della chiesa di San Francesco d’Assisi a Torino, Bartolomeo, il primo ragazzo che si unisce al suo gruppo. Il sacerdote aveva deciso di radunare intorno a sé tutti i giovani degradati della zona, molto spesso orfani senza famiglia, dai piccoli spazzacamini agli ex detenuti. Già nella primavera dell’anno seguente il gruppo era talmente numeroso che don Bosco chiese l’assistenza di tre sacerdoti. Un bambino, Giuseppe, il più piccolo dei fratelli Buzzetti che già frequentavano l’oratorio, si affezionò molto a don Bosco e, in età adulta, seguì la via del sacerdozio. In seguito divenne suo braccio destro nella gestione del futuro ordine salesiano. I fondamenti su cui basava la sua attività erano tre: l’amicizia, l’istruzione e l’avvicinamento alla Chiesa. Don Bosco seguiva i giovani anche nei cantieri e nei luoghi di lavoro: i ragazzi, in molti casi bambini di 7-8 anni, erano sfruttati anche come servitori e sguatteri: nessun riposo settimanale, nessun orario certo, nessun contratto scritto né mansionari per il tipo di lavoro da eseguire, nessuna tutela di sicurezza o della salute. Il sacerdote di fronte ai datori di lavoro diventa garante dei suoi ragazzi e pretende regole precise: nella Torino sabauda, dieci anni prima dell’unità d’Italia, i primi contratti scritti per l’apprendistato portano la firma di don Bosco. Parallelamente, nascono anche i laboratori dove, aiutato da artigiani adulti, don Bosco insegna ai ragazzi senza futuro una professione. Queste iniziative diventeranno poi il fulcro della scuola salesiana, che prevedeva anche di inserire i galeotti minorenni per alcune ore al giorno nei laboratori per imparare un mestiere e non ricadere in futuro negli stessi errori che li avevano portati in prigione. Il progetto ebbe un tale successo che anche dall’estero studiarono il “metodo salesiano” di recupero sociale. Don Bosco morì a Torino il 31 gennaio 1888, a 72 anni; Pio XI lo beatificò, dichiarandolo santo nel giorno di Pasqua del 1934, mentre Giovanni Paolo II, nel centenario della morte, lo ha nominato “padre e maestro della gioventù”. Il suo messaggio educativo si può condensare attorno a tre parole: ragione, religione, amorevolezza; e a un profondo amore per i giovani, chiave di tutta la sua opera educativa.
Anche in diocesi la festa di san Giovanni Bosco è stata celebrata con diverse attività, religiose e ludiche, che hanno coinvolto i giovani e meno giovani di diverse parrocchie, sempre in spirito di amicizia, al servizio della comunità.
Nella parrocchiale di Ospitaletto, il 31 gennaio il parroco don Valerio Antonioli ha concelebrato la Messa con don Gianni Grandi, nativo del paese. È seguita una cena in oratorio organizzata da Avis e Aido locali. La sera di sabato 2 febbraio, nonostante il maltempo, grande kermesse con giochi e prove di abilità preparate da adulti, giovani e bambini, divisi nella squadra dei gialli (che poi ha trionfato) e in quella dei verdi, con domande sulla storia del paese dagli anni della guerra a oggi; e poi gare di canto, danza, giochi circensi e di magia. Sono stati proiettati anche due video preparati dai ragazzi: “Alice a Ospitaletto” e “Il mago di Oz…pitaletto”. Molti compaesani si sono resi disponibili a organizzare i giochi e seguire i ragazzi, a fare le torte poi finite all’asta, a reperire materiali e attrezzature. Domenica 3 lo spirito del santo è tornato a rivivere all’inaugurazione della saletta di ritrovo “MM”, che sta per Mamma Margherita, la madre di don Giovanni Bosco, cui invece è intitolato l’oratorio. Ricavata in un ex garage rimesso a nuovo e completamente attrezzato con tivù, impianto stereo, consolle di giochi, si affianca alle attività parrocchiali per dare un posto in più ai tanti ragazzi che frequentano l’oratorio.
Don Manuel Beltrami, con i ragazzi della parrocchia di San Giorgio di 5ª superiore e del primo e secondo anno di università, è a Torino per una tre giorni sul tema del sogno che lo ha portato, oltre che al Sermig Arsenale della pace (il sogno di poter aiutare con opere di giustizia e solidarietà) e al Museo del Cinema (il sogno che crea visioni), anche nel rione storico di Valdocco, dove don Bosco iniziò la sua opera.
A Castel Goffredo, una novantina di ragazzi dalla seconda media alla quarta superiore è stata coinvolta sabato 2 febbraio in alcune attività di laboratorio con tanti giochi. Su alcune parole chiave, “gioco-condivisione”, “casa-famiglia”, “sogno-crescita”, “missione-carità”, si sono sviluppati i momenti di riflessione sugli ideali che hanno caratterizzato l’attività di don Bosco. Queste parole sono state scritte su alcune tavole di legno e portate in processione all’inizio della Messa delle 18.30. Verranno in seguito poste sulla scalinata che porta all’oratorio in modo che chi le sale abbia a mente i concetti che hanno ispirato tutta la vita del santo.
I giovani dell’unità pastorale dei Dossi si sono riuniti con don Jury Marinelli nella chiesa di Poggio Rusco per la celebrazione della Messa nella ricorrenza del 31 gennaio. È seguita una risottata in oratorio alla quale hanno partecipato 180 ragazzi. Dopo cena è stata la volta dei giochi a stand, organizzati dagli animatori più grandi, che consistono nel dividere l’oratorio in diverse postazioni di gioco nello stile salesiano: i più piccoli aiutano i più grandi e viceversa, perché gli uni senza gli altri non potrebbero portare a termine il compito. Al termine della serata di confusione ed entusiasmo è stata data la “buonanotte salesiana” con una breve riflessione e un canto.
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