Visto con i nostri occhi
Padre Motta e la vita «dove finisce l'asfalto»
Il missionario mantovano racconta la sua nuova esperienza in Africa, a sostegno di una comunità cristiana poverissima e tra mille difficoltà quotidiane
02/10/2017
Due mesi fa sono arrivato in Burkina Faso, un Paese poverissimo.
La conclusione alla quale sono giunto da subito, durante il viaggio aereo che mi portava a Ouagadougou, parlando con un funzionario di un ministero francese che tiene sessioni di formazione nei Paesi africani, è che non posso fermarmi alla povertà che vedo coi miei occhi. È fondamentale imparare a leggere cosa ci sta dietro, perché se non si agisce anche sulle cause che generano la povertà sarà come cercare di raggiungere la linea dell’orizzonte dove il cielo tocca la terra: che si cammini o si corra, essa si sposterà sempre più avanti.
Questa povertà in cui sono immerso non è frutto di un fatale volere degli dèi, ma di interessi economici che concentrano sempre più le ricchezze mondiali in poche mani, lasciando gli altri a bocca asciutta. Le informazioni che ho ottenuto sono gravi ma non segrete: sentirle però da persone informate sui fatti hanno tutto un altro sapore. Amaro.
Trent’anni fa la Francia ha deposto in modo cruento Sankara, presidente del Burkina Faso, per mettere Compaoré al suo posto, due anni fa ha organizzato il colpo di stato per deporre Compaoré e mettere un altro più ossequioso agli orientamenti di Parigi; è sempre in Francia che si decidono le cose, sulla testa delle popolazioni africane. Ma tutto va avanti come se non fosse successo niente, lo sfruttamento delle risorse e delle materie prime è gestito da imprese estere e ai governi africani non guadagnano niente, al di là delle persone che sono al vertice; la popolazione non ne trae alcun beneficio.
Noi europei siamo così abituati a questo andazzo che sottolineiamo solo l’aiuto che abbiamo dato nella cooperazione allo sviluppo e nella “civilizzazione” delle colonie; invece lo sfruttamento che continua tuttora è dimenticato, come non esistesse. Quello che diamo sono solo le briciole di quello che i nostri Paesi guadagnano sfruttando le loro ricchezze.
E sempre a proposito di ricchezze e di povertà, quest’estate, nei media francofoni non si parlava d’altro: più di 200 milioni di euro per la clausola rescissoria del contratto del calciatore Neymar, per il passaggio dal Barcellona al Paris Saint Germain. È stato un investimento economico che avrà molti ritorni dal punto di vista degli spettatori e del giro di affari della sua nuova squadra, non c’è dubbio. Ma seguendo la vicenda dal Burkina Faso, come non pensare che qui la fascia più povera della popolazione dovrebbe mettere insieme i salari di un milione di abitanti per un anno intero per riuscire a malapena a raggiungere la cifra sborsata per un solo giocatore?
Di Neymar tutti parlano, di questi poveri si parlerà solo se qualcuno diventa terrorista.
Possiamo davvero sentirci innocenti quando ci sediamo in poltrona per guardare una partita?
La prima settimana passata a Ouagadougou è stata molto intensa a causa della malattia della nostra sorella Chiara che abbiamo dovuto assistere all'ospedale impiegando quasi tutte le nostre forze. Dopo il suo trasferimento in Italia, dove è stata accompagnata da Annalisa, abbiamo ripreso una vita più ordinaria, anche se per un paio di settimane sono rimasto da solo con Ludovic nella Comunità missionaria di Villaregia di Ouaga, come diciamo qui, per abbreviare il nome della capitale. Ma non abbiamo sofferto di solitudine: siamo stati circondati da tante persone, cristiani dei quartieri circostanti, che hanno avuto gesti di attenzione veramente commoventi.
La nostra missione si trova in periferia: dove finisce l'asfalto incomincia il nostro territorio. Esiste un abbozzo di lottizzazione che prevede grandi strade, anche se per ora sono solo grandi fabbriche di polvere quando c'è secco e grandi buche, pozzanghere e torrenti quando piove.
La parte più esterna della missione è formata da costruzioni in ordine sparso e si sta ingolfando in modo assai disordinato, mescolando abitazioni e coltivazioni. La casa dove noi missionari abitiamo provvisoriamente in affitto (probabilmente almeno per un anno) si trova nell’area lottizzata, a qualche centinaio di metri dalla chiesa principale che è all'inizio del territorio.
Anche se la realtà è quella della città, l'aspetto è quello del villaggio, per cui uscendo di casa si trovano animali che pascolano e bambini che giocano in strada che, a seconda del tempo, è di terra sabbiosa o di fango.
A duecento chilometri da Ouagadougou abbiamo visitato il villaggio di Ludovic. Nella stagione delle piogge tutto è verde. Nei momenti in cui la pioggia si ferma la gente approfitta per lavorare nei campi, alcune donne erano ricurve in un campo di miglio. Durante la stagione secca, invece ogni cosa è arida e polverosa. Le suore ci hanno mostrato una delle "aule" dell'asilo del villaggio: sono 6 blocchi di cemento a mo’ di panche messi a rettangolo nella terra battuta, fra due alberi. E per pareti il resto del mondo.
La nostra comunità ha poi vissuto due importanti passi per il suo insediamento in questa nuova missione.
Con l'arrivo di Cynthia dalla Costa d'Avorio e il rientro di Annalisa che aveva accompagnato Chiara in Italia (Chiara è ora assistita dai suoi parenti e dalla Comunità di Roma, è ancora in prognosi riservata) abbiamo recuperato il nucleo femminile e raggiunto il numero di cinque membri. Dopo 5 giorni di esercizi spirituali, abbiamo dato il "calcio d'inizio" alla nuova parrocchia di Santa Monica, staccandoci dalla parrocchia madre di Cristo Re; in questo modo abbiamo potuto celebrare la Messa nelle tre chiese principali del territorio. La gente di Waapassy, rimasta per un mese senza Eucaristia, non credeva all'annuncio: «Dunque d'ora in poi avremo la Messa tutte le domeniche?». Il loro ringraziamento è stato per noi motivo in più per ringraziare a nostra volta il Padre, che ci permette di vivere la sua storia d'amore in questa terra.
La grande maggioranza della gente parla in Mooré e a malapena in francese, per cui è diventato obbligatorio imparare questa lingua locale. Ho quindi dovuto iniziare a studiarla sistematicamente: ci sono 8 vocali che combinate in toni ascendenti, discendenti, nasali e raddoppiate danno origine a 42 diversi suoni di vocale. Naturalmente, non tutte le sfumature sono riportate nello scritto, quindi è impossibile pronunciare le parole leggendole se non le si conosce già oralmente... Io speriamo che me la cavo!
Nel frattempo in ogni cappella dove vado a celebrare la Messa (in francese) i traduttori dicono: «Diciamo grazie a padre Paolo che è venuto da noi. Gli auguriamo che la prossima volta dirà la messa in Mooré...».
Da noi in periferia tutto sembra procedere normalmente, quest’estate in centro a Ouaga c’è stato un attentato con morti e feriti che il governo ha detto essere stato organizzato da jihadisti, ma l’eco di questa carneficina l’abbiamo avuta soltanto dai media internazionali,.
Non sembra esserci pace per queste popolazioni, ma poi vedi questi bambini che giocano nel fango, li vedi sorridere e divertirsi con niente, e allora capisci che la pace l’hanno nel cuore e la donano a tutti gratuitamente.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova