Visto con i nostri occhi
Paolo VI e Mantova, storie di amicizia
Domenica prossima la canonizzazione. Fin dagli anni giovanili, il futuro Pontefice aveva intensi legami con il vescovo Menna
08/10/2018
Roma, piazza San Pietro, 17 maggio 1970, solennità di Pentecoste. Nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, papa Paolo VI consacra 278 nuovi preti di ogni continente. Tra loro c’è anche un giovane mantovano, don Bruno Ghiroldi, in seguito parroco di Ostiglia, che ricorda molto bene quel giorno. «Ci eravamo riuniti nell’aula delle Benedizioni per indossare i paramenti e quindi, in fila per quattro, avevamo raggiunto la piazza – spiega don Bruno –. All’omelia, Paolo VI, in modo vibrante, dice: “Non lo tradite mai!”, con riferimento al sacerdozio».Dopo l’ordinazione, uno a uno, i nuovi sacerdoti si dirigono verso il Pontefice per abbracciarlo.
Abbiamo rievocato questo episodio a pochi giorni dalla canonizzazione di Paolo VI, in calendario domenica 14 ottobre, a Roma. Lo scopo è di mettere insieme alcuni aspetti che collegano Mantova al Papa che ha portato a termine il Concilio Vaticano II, ma che ha dovuto anche affrontare un periodo non facile per la vita della Chiesa. L’ordinazione di don Ghiroldi, la devozione a san Luigi Gonzaga, i rapporti di amicizia tra il giovane Giovanni Battista Montini e il vescovo della nostra diocesi, Domenico Menna: sono questi gli aspetti “mantovani” di Paolo VI, divenuto Papa il 21 giugno 1963 e tornato alla casa del Padre il 6 agosto 1978, all’età di 80 anni.
Si noti la data dell’elezione: 21 giugno. È il giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di san Luigi Gonzaga, al quale Montini era legato, come lui stesso aveva messo in risalto il 7 aprile 1964, nella bolla per erigere a basilica minore il Santuario di San Luigi, a Castiglione delle Stiviere: «Anche Noi nell’età giovanile siamo venuti in questo Santuario a pregare il patrono della gioventù». Montini conosceva sicuramente bene quei luoghi, anche per altri motivi. Presso il Collegio delle Vergini di Gesù, a Castiglione, era stata educata Francesca Buffali, nonna di Giovanni Battista, che nel 1857 sposò Ludovico Montini. Senza dimenticare che, agli inizi del Novecento, l’avvocato Giorgio Montini, padre del futuro Paolo VI, aveva assistito il collegio in una controversia giudiziaria con lo Stato italiano.
Giorgio, esponente di spicco del movimento cattolico bresciano, e la moglie Giuditta Alghisi erano in rapporti di amicizia con monsignor Domenico Menna, vicario generale della diocesi di Brescia (dal 1918). Nel 1928, Menna viene nominato vescovo di Mantova, incarico che ricopre fino al 1954. L’amicizia che lega Giuditta e Giorgio Montini a Menna si estende al figlio Giovanni Battista, il quale, ancora prima di essere ordinato sacerdote, a Brescia, dal vescovo Giacinto Gaggia (29 maggio 1920), frequentava la tenuta che la famiglia Menna possedeva a Camaldoli di Gussago, un angolo di Franciacorta che si protende verso la Valtrompia. I vincoli tra il giovane Montini e monsignor Menna sono testimoniati in una lettera che Giovanni Battista scrive al futuro vescovo di Mantova il 4 agosto 1917, in cui sottolinea che Menna ha un’«affezione paterna» verso di lui. La missiva è la prima di un epistolario raccolto nel volume di Stefano Siliberti dal titolo Il vescovo Menna e papa Paolo VI, amici in Cristo (editoriale Sometti, Mantova 2010).
La corrispondenza tra i due prosegue fino al 15 aprile 1957, quando Montini è arcivescovo di Milano ormai da quasi quattro anni, mentre la vita di Menna volge al tramonto: muore a Camaldoli l’8 ottobre 1957. Una delle lettere certamente più significative è quella che Montini spedisce a Menna nel giorno della sua consacrazione episcopale (12 dicembre 1954): «Voglio ringraziare Vostra Eccellenza Reverendissima, nella quale vedo riassumersi quanti mi hanno voluto bene e mi hanno guidato sulla via del sacerdozio di Cristo. […] Lei mi ha onorato della sua benevolenza e della sua amicizia, e mi ha insegnato tante cose, non ultima quella di amare e soffrire nel servizio della santa Chiesa». Menna fa pervenire in dono a Montini un anello e una croce pettorale, che l’arcivescovo venderà – con il consenso del presule – allo scopo di raccogliere fondi per la costruzione di nuove chiese a Milano. Quando Menna muore, Montini partecipa alle esequie che si svolgono nella basilica di Sant’Andrea, a Mantova, presiedute dal vescovo Antonio Poma.
Ma la storia è fatta anche di “briciole”. A una settimana dalla canonizzazione di Paolo VI è significativo ricordare che la signora Ines Volpi di Sant’Antonio di Porto Mantovano, nata nello stesso anno di Montini (1897), per tutta la durata del pontificato ha sempre spedito al Papa gli auguri nel giorno del suo compleanno (26 settembre). E Paolo VI le ha sempre risposto: un affetto che ha il prezioso sapore della reciprocità.
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