Visto con i nostri occhi
«Parrocchie: avanti, insieme»
Il vicario generale, don Libero Zilia, riflette sul futuro delle nostre comunità, molte delle quali hanno una nuova guida
30/10/2017
I mesi di settembre e ottobre sono stati intensi per le comunità parrocchiali della diocesi di Mantova. Ci riferiamo agli “ingressi” dei nuovi parroci, che “La Cittadella” ha seguito uno a uno, con grande attenzione, in modo da offrire ai mantovani un’informazione puntuale e qualificata. Sul numero di oggi pubblichiamo l’ultima cronaca, dedicata all’arrivo a Castelnuovo di Asola di don Giovanni Tosoni, il quale è pure parroco di Casalmoro. A diversi “ingressi” era presente il vescovo Marco Busca, in segno di comunione ecclesiale; molti di più ne ha seguiti il vicario generale don Libero Zilia. Ed è a lui che ci siamo rivolti per un’intervista, che ha lo scopo di tracciare un bilancio su quanto è avvenuto.
Ripensando alle celebrazioni a cui ha partecipato, da Nord a Sud della diocesi, qual è la prima riflessione che le viene in mente? «Ho visto delle celebrazioni ben preparate e con molte persone – risponde don Zilia –, liturgie vissute non come semplici riti, ma come momenti vitali di comunità. Vista la grande e calorosa partecipazione mi sono chiesto: perché la nostra gente ci tiene tanto al prete? Credo che il prete sia segno forte di una risposta al profondo desiderio, conscio o inconscio, della Vita nuova in Cristo, che si avverte un po' ovunque».
Aggiunge il vicario generale: «Nelle parrocchie in cui c’è stato il passaggio da un parroco a un altro non ho notato delle comunità che si piangevano addosso. Pur nel dispiacere per i sacerdoti trasferiti, si coglieva comunque la capacità di saper guardare al futuro con fiducia. I numerosi “grazie” pronunciati per l’attività svolta da chi partiva, la disponibilità verso il nuovo parroco che arrivava, il ringraziamento al vescovo per il dono di un sacerdote: sono tutti aspetti che esprimono la consapevolezza di un passaggio positivo, che comporta anche una maturazione che costa fatica».
Il cambio di un parroco costituisce sempre un momento particolare per una comunità, perché deve ripartire… «Sì, è vero – afferma don Libero –, ed io, per una parrocchia, mi pongo sempre la preoccupazione della continuità: occorre interrogarsi su come continuare un’esperienza pastorale parrocchiale, senza azzerarla o partire totalmente da capo, un rischio sempre presente. Lo ripeto: il “passaggio” è delicato, ma racchiude in sé delle opportunità di crescita. Ne segnalo due: la possibilità di un’alternanza nelle corresponsabilità da parte dei cristiani laici e il venir meno di alcune strutture pastorali, nate in un determinato momento e per rispondere a domande specifiche, che rischiano di diventare una zavorra».
Ora alle comunità parrocchiali è chiesto di guardare avanti – e non solo per quest’anno, ma mediante una prospettiva complessiva, di “lungo respiro” –, a partire dalla lettera pastorale Generati in Cristo, nostra vita, scritta dal vescovo Marco. Dice, a questo proposito, don Zilia: «Un altro aspetto che mi fa riflettere è quello di vedere tante belle realtà parrocchiali della nostra diocesi che sembrano andare avanti da sole, senza sentirsi parte di un corpo ecclesiale, precludendo quello scambio in entrata e in uscita che arricchirebbe tutti. Perciò possiamo trovare nella vita nuova in Cristo, che nasce dal Battesimo e che ci viene proposta dal vescovo nella sua lettera, il cardine dell’attività pastorale. Da qui si può ripartire per trovare la continuità necessaria negli avvicendamenti e l’unità della nostra Chiesa diocesana nel rispetto della creatività di ogni sacerdote e di ogni comunità, come del resto suggerisce il vescovo».
Durante gli “ingressi” dei parroci siamo rimasti colpiti dai messaggi inviati dal vescovo Marco, nei quali egli ha saputo personalizzare i vari contenuti, tenendo conto della specificità di ciascun sacerdote. Siamo rimasti pure sorpresi dal fatto che gli “ingressi” hanno coinvolto tutta la comunità, non solo quella religiosa, ma la comunità nel suo insieme, con le associazioni, il mondo del volontariato, i sindaci, i quali hanno domandato ai parroci di collaborare in vista del bene comune. È per questo che abbiamo chiesto ad Alessandro Guastalli, assessore ai Servizi sociali del Comune di Suzzara, di scrivere un editoriale su un argomento così importante.
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