Visto con i nostri occhi
Parroci, l'arrivo nelle comunità
Tra settembre e ottobre i nuovi pastori fanno gli “ingressi” in tutta la diocesi. Un momento di passaggio significativo per tutte le nostre realtà territoriali
29/08/2017
«La Chiesa è l’antica fontana del villaggio», diceva san Giovanni XXIII. E anche la parrocchia lo è, perché, nonostante i cambiamenti e le trasformazioni di ogni genere, essa rimane un prezioso riferimento: innanzitutto dal punto di vista religioso, ma anche sotto l’aspetto sociale, aggregativo, culturale. Pensiamo a come si troverebbero in difficoltà i nostri paesi – per quanto riguarda le relazioni tra le persone negli oratori o gli aiuti che vengono offerti ai poveri tramite la Caritas – se non ci fossero le parrocchie.
La parrocchia è importante e, di conseguenza, anche la figura del parroco. In Italia, la parrocchia “tiene”, gode di discreta salute. E il sacerdote svolge servizi di rilievo. Scriviamo queste riflessioni mentre nella nostra diocesi sono già iniziati gli “ingressi” dei nuovi parroci: il primo è avvenuto il 24 agosto, con don Valerio Antonioli giunto a Ospitaletto, la comunità che egli servirà insieme a Sarginesco, di cui già è parroco da diversi anni (pubblichiamo l’articolo a pagina 6).
In seguito, nelle parrocchie del Mantovano arriveranno altri nuovi parroci, vicari, collaboratori, secondo quell’ampio disegno di cambiamenti voluto dal vescovo Marco Busca. I mesi di settembre e ottobre, nei giorni stabiliti, soprattutto di sabato e domenica, saranno riservati agli “ingressi”, ai quali interverranno, in segno di comunione ecclesiale, il vescovo o il vicario generale don Libero Zilia.
Per orientare il cammino delle comunità parrocchiali è data per imminente la pubblicazione di una lettera pastorale del vescovo Marco sul tema della “vita nuova in Cristo”, che svilupperà gli argomenti emersi durante l’assemblea diocesana del 21 maggio scorso. «Si diventa cristiani attraverso il Battesimo», aveva sottolineato il vescovo in quell’occasione: perciò è necessario riprendere coscienza del dono del Battesimo, lasciarsi coinvolgere e rigenerare dalla vita nuova in Cristo che ha inizio con il sacramento. È un cammino di conversione personale, mediante il quale si giunge a ravvivare la fede anche negli altri, sotto forma di “contagio”, cioè di testimonianza. Inoltre, la Settimana della Chiesa mantovana – in programma dal 17 al 24 settembre – offrirà altri spunti di riflessione e orientamento per l’esperienza delle parrocchie.
L’accoglienza di un nuovo pastore è sempre un momento importante nella vita di una comunità parrocchiale. Innanzitutto di preghiera, perché il sacerdote va sostenuto “mettendo” la sua persona e il suo servizio nelle mani del Signore. E poi è un’occasione di comunione, crescita, corresponsabilità. Il sacerdote porta i propri doni – la capacità di saper ascoltare, il condividere la Parola di Dio e il celebrare i sacramenti, la “passione” del servizio verso gli altri –, ma sa anche che deve saper valorizzare i doni degli altri, dei cristiani laici. È in questo modo che si cammina insieme e si costruisce la Chiesa. Non mancheranno le difficoltà, spesso legate all’indifferenza del mondo contemporaneo.
Accanto alle difficoltà ci sono le speranze e le sfide. Tra queste, le unità pastorali, che richiedono ai sacerdoti di saper guardare non solo al proprio campanile, ma in un orizzonte più vasto: ciò implica di sapersi mettere “in rete”, in dinamiche spesso inedite dal punto di vista pastorale. Tra le sfide occorre indubbiamente ricordare quella “Chiesa in uscita” su cui tanto insiste papa Francesco, il quale, nel discorso pronunciato al convegno ecclesiale di Firenze (10 novembre 2015), ha detto: «Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà».
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