Visto con i nostri occhi
Pecorari, nunzio in Bulgaria: «Forza della Chiesa è il dialogo»
Di origini mantovane, ha avuto un colloquio con il Papa che ha espresso il desiderio di visitare i due Paesi: sono un importante «ponte» tra l’Est e l’Ovest
01/10/2018
La Cina che “apre” alla Chiesa di Roma, i Paesi dell’Europa dell’Est dopo il crollo del comunismo, la situazione dei cattolici in varie parti del mondo. È una conversazione a tutto campo quella che abbiamo avuto con monsignor Anselmo Guido Pecorari, mantovano di Sermide – dove è nato il 19 maggio 1946 –, arcivescovo titolare di Populonia e nunzio apostolico in Bulgaria e Macedonia dal 2014. Dopo gli studi teologici, e dopo sette anni di attività pastorali, monsignor Pecorari ha intrapreso il servizio diplomatico presso la Santa Sede. «Il primo Papa che ho conosciuto è stato Paolo VI – dice –. Stavo ancora studiando Diplomazia alla Pontificia Accademia Ecclesiastica di Roma. Era un uomo molto meticoloso e preciso, attentissimo alle persone e alle situazioni».
L’11 aprile 1980, Pecorari inizia il suo servizio diplomatico. Papa Giovanni Paolo II lo manda a Monrovia, capitale della Liberia, in Africa, come “addetto” alla nunziatura apostolica. Richiamato in Segreteria di Stato, per quindici anni segue questioni relative all’ecumenismo e alla dottrina della fede. Nel 1995, monsignor Pecorari passa in Spagna, poi in Irlanda, Slovenia, Ruanda e Uruguay: in questi ultimi due Paesi diventa nunzio. Quindi la Bulgaria e la Macedonia. «Da trentotto anni – spiega – sono al servizio del Santo Padre e il mio compito è di mantenere la comunione tra le Chiese locali e la Chiesa di Roma. Tuttavia, nelle varie parti del mondo mi sono sempre sentito in comunione con la mia Chiesa di origine. Mantova è conosciuta ovunque per la sua storia e la sua arte. Quand’ero in Spagna (1995-1999) mi veniva facile il collegamento con san Luigi Gonzaga, che aveva vissuto alla corte del re Filippo II; ora che sono in Bulgaria, ho donato diversi volumi sulla basilica di Sant’Andrea al patriarca ortodosso di Bulgaria, perché il santo è assai venerato nell’Oriente ortodosso».
La Bulgaria è un Paese “ponte” tra l’Est e l’Ovest, con la Turchia, il Medio Oriente e da poco anche con la Cina. Insieme alla Cina, papa Francesco ha raggiunto uno storico accordo per la nomina dei vescovi. Paese “ponte”, la Bulgaria, anche per il dialogo tra cristiani, musulmani ed ebrei. «Ho incontrato il Papa il 1º settembre scorso – afferma Pecorari –. Egli ha manifestato il desiderio di recarsi in Bulgaria e Macedonia, su invito dei rispettivi governi e della Chiesa cattolica presente nei due Paesi. Nella prima nazione è forte il ricordo di Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII, visitatore e delegato apostolico in Bulgaria negli anni 1925-1934: tuttora lo chiamano il “santo bulgaro”. In Macedonia, invece, cattolici, ortodossi e anche musulmani hanno una viva venerazione per santa Teresa di Calcutta, nata a Skopje, la capitale, nel 1910. I due santi e la loro dimensione universale, in ordine all’ecumenismo e alla carità, costituiranno certamente il fulcro della probabile visita papale».
Durante il colloquio con papa Bergoglio, Pecorari ha esaminato la situazione della Chiesa cattolica nei due Paesi, una presenza piccola numericamente ma dinamica e significativa. La Bulgaria è povera: gli stipendi si aggirano sui 300 euro al mese, come pure in Macedonia, e non è pensabile che entrambi gli Stati, senza gli aiuti delle comunità cattoliche più ricche dell’Occidente, possano svolgere molte attività assistenziali e sobbarcarsi l’impegno, svolto egregiamente, di accogliere i migranti. «In Bulgaria la popolazione è semplice – aggiunge Pecorari –. Durante il passato regime comunista, la Chiesa cattolica era stata soppressa, alcuni vescovi e sacerdoti erano stati fucilati. Oggi si apprezza il suo impegno nei campi della formazione, della carità e del dialogo».
In trentotto anni – facciamo notare al nunzio –, il mondo ha subìto profonde trasformazioni… «Sì, sono cambiate l’Africa e l’America Latina, realtà in cui sono stato – conferma Pecorari –. È cambiata anche l’Europa: l’Irlanda, un tempo molto cattolica, ha introdotto l’aborto e i matrimoni gay. I problemi ci sono: pensiamo, ad esempio, alla pedofilia nella Chiesa. Già Benedetto XVI aveva affrontato la situazione con determinazione e Francesco è convinto che, quando il male si manifesta, debba essere estirpato, anche se non tutto il corpo (cioè la Chiesa) è colpito». Accanto ai problemi, le realtà di speranza: i grandi passi dell’ecumenismo e la presenza di un Papa – dice Pecorari – «che desidera una Chiesa che non si limiti a parlare alla gente, ma stia in mezzo alla gente. Avevo conosciuto Bergoglio in Argentina: egli continua nello stesso stile di quando era arcivescovo di Buenos Aires. Uomo di fede e di profonda umanità. Uomo di Chiesa e del popolo».
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