Visto con i nostri occhi
Pellegrinaggio in Serbia e dialogo tra le Chiese
Un racconto sul recente viaggio nei Balcani. L'itinerario ha toccato diversi luoghi simbolo delle comunità cristiane presenti sul territorio. Tante tradizioni, un solo stile di fraternità
18/06/2018
Il racconto del pellegrinaggio ecumenico in Serbia, che si è svolto dal 28 maggio al 2 giugno scorsi, potrebbe cominciare dal tipico momento del caffè preso in amicizia sotto un ombrellone. Questo momento di dialogo è stato infatti una costante delle giornate dei pellegrini, perché ogni tratto di strada conduceva a monasteri o altri luoghi dove fratelli della chiesa ortodossa serba erano pronti per offrire ristoro e una conversazione. In particolare ricordiamo il caffè preso sotto l’ombrellone al monastero di Gradac, seduti in compagnia di Caterina, una professoressa di storia serba, e la igumena (superiora) Nina, suora giovane e simpatica. Sorseggiare caffè turco, mangiare dolcetti e chiacchierare sulle nostre chiese sorelle ha fatto di noi pellegrini del dialogo e soprattutto ambasciatori di una comunità che desidera un solo cammino per tutti.
L’itinerario proposto da Dejan, la nostra guida in Serbia, ci ha portato a camminare per le strade di Belgrado, tra la chiesa ortodossa di San Sava (arcivescovo e fondatore della chiesa ortodossa serba nel XIII) e la curia in cui ci attendeva l’arcivescovo cattolico S. E. Rev.ma mons. Stanislao Hocevar. Siamo poi andati in molti monasteri, prevalentemente del XIII e XIV sec. e affrescati da varie maestranze, anche italiane. Ci siamo avventurati in Kosovo, dove i monasteri sono protetti da soldati, come il monastero di Decani, custodito da soldati italiani e per noi subito familiare grazie alla lingua italiana che i monaci hanno imparato dai militari.
Lo stile di viaggio dinamico, versatile e concentrato sull’accoglienza reciproca ha dato alle nostre giornate ritmi sempre diversi, offrendo così spazio a piacevoli conversazioni e illustrazioni di cicli pittorici veramente affascinanti per chi è abituato all’arte tipicamente occidentale. L’ospitalità dei monasteri ha fatto da interprete, perché quando si è a tavola e si dorme in un posto si capisce meglio di cosa parlano quei monaci che raccontano di monasteri fondati secoli fa, poi distrutti e oggi ricostruiti. Uno in particolare è il monastero dei Santi Arcangeli, situato in mezzo alle montagne non lontano da Novi Pazar.
Il nostro gruppo, casualmente, era formato da persone interessate a camminare accanto ai cristiani di questa tradizione serba e anche da chi conosce già molto del patrimonio teologico, spirituale e artistico dell’Oriente cristiano. Anzitutto dobbiamo ricordare il nostro Vescovo Marco, che ha desiderato inaugurare questo stile di viaggio ecumenico dando molti spunti di riflessione a partire dalla liturgia bizantina. C’era anche chi dipinge icone, lì ha trovato molti spunti per il proprio lavoro e studio sull’arte spirituale dell’icona e degli affreschi in stile bizantino. Molti altri si sono sorpresi per la notevole diversità tra la chiesa cattolica e la chiesa ortodossa, approfittando poi di alcuni momenti di conversazione per approfondire quanto visto e ascoltato e trovare presto somiglianze.
Per chi ha visitato le chiese serbe e sentito i racconti dei nostri interlocutori, sostare “sotto l’ombrellone” riporta l’attenzione alle numerose chiese scoperchiate delle cupole e delle volte da parte dell’impero ottomano nel corso delle numerose invasioni. Stare sotto lo stesso tetto, specie se è quello della chiesa, fa di noi dei co-abitanti della casa, dei conviventi nella “casa comune”, appellativo ormai riservato al creato. La ricostruzione delle chiese ha richiamato ortodossi e cattolici, serbi e italiani, a lavorare per il tetto della liturgia, proprio come in questo ultimo secolo tanti altri cristiani di chiese diverse si impegnano insieme per la salvaguardia del creato. Il recente messaggio per la 13° giornata nazionale per la Custodia del Creato (1 settembre 2018) recupera infatti lo spessore ecumenico di questo compito a cui ogni battezzato si sente più volte richiamato fin dal primo libro della Bibbia, la Genesi.
Le conversazioni amichevoli che abbiamo avuto hanno visto vari temi, come la formazione dei presbiteri e l’organizzazione della diocesi, la questione della minoranza cristiana in Kosovo, la vicinanza a giovani e a coloro che si interrogano sulla vita, ecc. Tutti argomenti trattati con molta solidarietà e discrezione, atteggiamenti tipicamente ecumenici e volti a un sempre più intenso dialogo, ad un cammino mai stanco di fare passi nella direzione dell’altro cristiano e di creare momenti per respirare appieno l’ossigeno dell’unità dei cristiani. Sul finire del pellegrinaggio abbiamo infatti trovato un luogo dove si coltiva il dialogo e lo si capisce fin dall’ingresso, in cui le maniglie della porta raffigurano due polmoni: questa è la curia arcivescovile di Belgrado, luogo emblematico per il suo passato e oggi pronto a favorire il respiro a due polmoni, come amava dire San Giovanni Paolo II, facendo incontrare cristiani di Oriente e Occidente.
Pensando ai cristiani d’Europa, è bene sapere che non lontano da noi, a Novi Sad, si sono incontrati i membri dell’Assemblea Generale della Conferenza delle Chiese Europee, chiamati a fare un bilancio di quanto la Conferenza ha fatto, e sta facendo, per la creazione di una più viva comunione tra i cristiani in Europa. Questo e tanto altro ci hanno fatto sentire coinvolti nella vocazione a camminare senza stancarci per l’unità dei cristiani.
In questo periodo, infatti, il verbo che meglio descrive le numerose azioni volte al dialogo ecumenico è il camminare. Lo ha adottato anche Papa Francesco nel suo recente incontro con il metropolita Hilarion, della chiesa ortodossa di Mosca, e dice: “Mi dà consolazione quando trovo questo: la mano tesa, l’abbraccio fraterno, pensare insieme, e camminare. L’ecumenismo si fa camminando. Camminiamo”.
Noi proviamo a camminare ancora con questo stile in paesi abitati da cristiani di altre chiese per scoprire la ricchezza del nostro Battesimo e la profondità del mistero che ci attende nel Regno di Dio. I prossimi mesi ci aiuteranno ad ascoltare la Parola e trovare nuove vie per raggiungere “l’ombrellone aperto” sotto cui incontrarsi da fratelli.
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