Visto con i nostri occhi
Per i ragazzi la memoria dei caduti
Una ricerca condotta da Livia Calciolari si è trasformata in un progetto didattico che ha coinvolto sei classi delle medie di Roncoferraro
25/02/2019
C’è una breve poesia, spesso citata anche dai più giovani. «Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie». Non tutti però sanno il titolo: Soldati. La compose Ungaretti in una trincea francese nel 1918, ed esprime il dramma e la precarietà della condizione umana.
La prima guerra mondiale ha cancellato generazioni di uomini e ragazzi, strappandoli alle famiglie e alla terra da lavorare. Le donne rimanevano da sole a far andare le aziende, tra bestiame, semine, raccolti e vendemmie, badando anche ai bambini più piccoli. E chi era al fronte scriveva a casa legando il proprio cuore a quelle poche righe. «Io sto bene, ma questa lettera la scrivo unpo confuso, non so se te giungerà. Mi sembra avere altre cose adirti ma ogni parola che scrivo mi dimentico cio che penso. Speriamo albene. Mi giunse un ordine nel finire lalettera che mi piace poco. Se posso ti scriverò presto» diceva Angelo al fratello Ulisse in un italiano incerto. L’ordine era quello di uscire dalla trincea con i suoi compagni e cercare di avanzare di qualche passo, al costo di innumerevoli vite.
Alcune di queste vite abitavano nel comune di Roncoferraro. Trascorso un secolo, non tutte avevano un nome e un volto certi. L’Associazione combattenti e reduci, nella persona della segretaria Livia Calciolari, ha realizzato una ricerca storica per dare un’identità alle 160 foto che compaiono in un collage conservato nella Biblioteca comunale, incrociando i dati ricavati dai monumenti che riportano i nominativi di gran parte dei caduti. Livia ha poi cercato anche i loro familiari, per trovare la conferma di brandelli di notizie ricavate da documenti incompleti. Grande partecipazione da parte dei discendenti che hanno collaborato con gratitudine, condividendo i propri ricordi dei racconti dei nonni. Molti hanno fornito notizie di altri commilitoni di cui inizialmente non esisteva traccia. Per circa duecento soldati si è riusciti a individuare date e luoghi certi di nascita e di morte.
Duecento persone, su circa novemila abitanti che il territorio di Roncoferraro contava allo scoppio della Grande Guerra. Un numero enorme, simile in tutte le città dell’Italia d'allora. Erano nati tra il 1876 e il 1899, anno tristemente famoso per quei “ragazzi del ’99” sterminati sui campi di battaglia, appena uomini, ancora e per sempre ragazzi. Tra i caduti di Roncoferraro c’era anche un nato nel 1900. I più anziani rimanevano nelle retrovie, insieme ai richiamati e ai non idonei al combattimento. La maggior parte cadde sul fronte del Carso, in Friuli, altri in Trentino. Tre in Francia e tre sul fronte macedone. Alcuni non morirono in battaglia, ma per cause diverse: malattie polmonari, infezioni, stenti della prigionia. Tragedia nella tragedia, qui la guerra si portò via undici coppie di fratelli, la famiglia Benedini contò tre figli morti. A volte i familiari spingevano i figli ad arruolarsi, a “essere con Savoia” come orgogliosamente si diceva tra i contadini–soldati: i fratelli Turci furono accompagnati dalla mamma in stazione; Dante Fregna fu riformato ma la madre insistette per farlo partire volontario: era un ragazzo del ’99, la generazione perduta. Angelo Cremonesi è stato il primo caduto di Roncoferraro, due giorni dopo l’arrivo al fronte, colpito alla testa da una scheggia di granata.
Il lavoro di Livia è confluito nel progetto didattico “Roncoferraro adotta un Caduto”, per consegnare ai ragazzi la memoria di tutti quei soldati che non hanno discendenti. Dopo aver contattato la dirigenza scolastica e grazie al lavoro degli insegnanti delle classi seconde e terze medie di Roncoferraro che hanno preparato e sensibilizzato i ragazzi, lo scorso 25 novembre durante una grande cerimonia al palazzetto dello sport, il presidente provinciale dell’Associazione combattenti e reduci Gaetano Affini, insieme al presidente locale Gabriele Baraldi e a tutti i presidenti delle associazioni di volontariato del territorio hanno consegnato i diplomi d’onore ai familiari e ai ragazzi delle medie.
A tutt’oggi, mancano all’appello circa trenta caduti: «Le ricerche sono lunghe e difficili – dice Livia –. Là dove non esistono documenti ufficiali scavo nella memoria delle persone, nelle fotografie ingiallite, nelle lettere sbiadite che ogni tanto riaffiorano in qualche soffitta». È un lavoro immenso, che vuole ridare un ultimo raggio di sole a quelle foglie strappate dagli alberi, nell’autunno di cent’anni fa.
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