Visto con i nostri occhi
«Persi mille anni di storia, ma ora siamo una famiglia»
La seconda parte del viaggio diocesano a Norcia nelle zone terremotate
07/03/2017
Ancarano è uno dei tanti paesi della zona di Norcia devastati dal terremoto: la chiesa è inagibile e le case crollate, gli abitanti costretti a andare altrove o vivere in alloggi di fortuna. Qui è stato allestito dalla Protezione Civile un campo che ha ospitato fino a 80 persone, la maggior parte delle quali nel frattempo si è spostata all’interno dei moduli abitativi messi a loro disposizione. Nonostante le difficoltà e i disagi, la comunità ha saputo farsi forza e reagire per superare la tragedia e provare a ripartire.
«Il terremoto ha causato grandi rovine e distruzione – spiega don Luciano Avenati, parroco dell’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci – e ha compromesso fortemente la vita del territorio. è come se avessimo perso la nostra storia millenaria. Molte persone hanno perso la casa e hanno vissuto per mesi in macchina, roulotte e tende. Il fatto di vivere tutti le stesse condizioni difficili ha creato grossi legami: le persone si sono conosciute in modo diverso e sono nate riconciliazioni. Gli abitanti hanno dimostrato dignità, forza e solidarietà e questa esperienza, nel complesso, ci ha reso un’unica grande famiglia».
Negli ultimi giorni è partita una fase nuova: l’assegnazione dei moduli abitativi ha portato molte famiglie a vivere in un luogo più accogliente e confortevole e a breve dovrebbero essere consegnate le prime casette in legno. Il campo di Ancarano si è via via svuotato, ma resta un punto di riferimento per gli abitanti. «Alcune persone hanno chiesto che resti qui una struttura dove potersi ritrovare – continua don Luciano – per evitare di disperdersi di nuovo. I momenti di aggregazione sono determinanti, perciò la parrocchia ha deciso di creare un centro per la comunità. Sarà utile da tutti i punti di vista e avrà una funzione storica, perché per la prima volta unirà due paesi, Campi e Ancarano, considerati in passato comunità distinte. Il terremoto, che di solito distrugge e divide, costringe due realtà a camminare insieme e penso che quest’aspetto possa cambiare in meglio la storia di questi paesi».
A realizzare la struttura è la diocesi di Como, che era stata protagonista di un progetto simile nel 2012 in favore della parrocchia di Quatrelle, la più piccola tra quelle mantovane colpite dal sisma in quel periodo. «In questa zona sono crollate tutte le chiese – racconta Roberto Bernasconi, della Caritas comasca – e la gente non ha più luoghi dove incontrarsi e stare insieme. Vista l’esperienza precedente, abbiamo quindi pensato di creare qui un centro di aggregazione, dove le persone possano socializzare. È un modo per testimoniare la nostra vicinanza umana e materiale alla popolazione locale, che in questi mesi ha sofferto molto».

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