Visto con i nostri occhi
Piccole Figlie della Croce da 70 anni
Un carisma attuale, che unisce preghiera e servizio attraverso un «apostolato di contatto». Di rilievo la dimensione eucaristica, come ha ribadito recentemente il vescovo Marco Busca
29/04/2019

Le Piccole Figlie della Croce hanno da poco terminato il settantesimo dell’Opera (1948–2018) e desiderano condividere con la diocesi e le persone del nostro tempo non tanto le cose che sono state fatte, ma il cammino che si apre davanti a loro. Non si è voluto celebrare un passato, ma una rinnovata chiamata del Signore nell’oggi. Ci sembra importante richiamare un’espressione della confondatrice Cristina Mutti, che esortava a essere «operose nel rinnovamento» ed è facendo proprio questo invito che le Piccole Figlie cercheranno di vivere la bellezza del dono ricevuto. Celebrare il settantesimo ha significato, anzitutto, riscoprire una proposta di vita cristiana, ancora in grado di dare senso e orientamento alla vita. Siamo convinte che gli aspetti fondanti del carisma dell’Opera, frutto dello Spirito Santo e dell’intuizione di monsignor Aldo Vignola, siano di grande attualità e pertanto si tenta di riproporli, ben consapevoli del limite delle parole.
Le Piccole Figlie vivono fraternamente in comunità o in famiglia, collaborano alle attività in parrocchia, alcune svolgono un lavoro. Il loro andare incontro agli altri scaturisce dalla vocazione ricevuta; sono chiamate, in virtù della consacrazione, a vivere l’esperienza della vicinanza ai fratelli, in particolare a quelli che si trovano in difficoltà o sono segnati dalla sofferenza, e a instaurare rapporti che siano caratterizzati dalla premura, dall’attenzione verso l’altro e dall’instancabile desiderio del “dare”. È quello che il fondatore chiamava «apostolato di contatto». Egli diceva: «Fate gran conto dell’apostolato di contatto... Vi esorto perciò a tener vivo il senso del dare: date il vostro sorriso, la vostra premura, la vostra attenzione, la vostra affabilità; date la vostra opera, il vostro impegno; date con precisione fino all’estremo delle vostre forze» (lettera di monsignor Aldo Vignola, 25 maggio 1961). In una società fortemente individualista, nella quale risulta difficile accorgersi degli altri, i valori dell’ascolto e dell’accoglienza sono tuttora irrinunciabili e pertanto le Piccole Figlie si impegnano a riproporli con forza.
Un altro aspetto che le connota è l’intensa vita di preghiera, una preghiera contemplativa pur nell’attività. «Una vita di preghiera, qui nel mondo: dovesi vive, si condividono e si devono santificare con Cristo i valori e le tensioni del proprio tempo, le fatiche e le gioie, le aspirazioni e le pene degli uomini, per cercare insieme in Cristo la risposta ai loro problemi» (lettera di monsignor Vignola, 1º agosto 1981). Si tratta di una preghiera coniugata con la vita, che consente di dare senso e pregnanza a ogni piccola attività quotidiana, perché vissuta nella consapevolezza di essere sempre in comunione con il Signore, e che unifica vita e azione, essere e fare. Una dimensione essenziale per le Piccole Figlie, ma anche per l’uomo di oggi, spesso diviso e disperso in mille occupazioni. Diceva Cristina Mutti: «L’attività non deve distruggere la nostra vita di preghiera, la nostra vita eucaristica, la nostra vita di intimità con Gesù, perché da lì parte la sorgente di ogni conquista, di ogni comunicazione di grazia e di amore» (lettera del 18 luglio 1959).
Ma l’aspetto culminante del loro progetto di vita è senza dubbio la dimensione eucaristica. Il vescovo Marco Busca, sottolineando questo aspetto, ha detto alle Piccole Figlie: «Quello che il vostro carisma vorrebbe ogni giorno stimolarvi a fare è usare i verbi eucaristici: offrire, effondere, accontentarsi, donare l’amore, ospitare, accogliere». Vivere la quotidianità secondo lo stile eucaristico non è frutto di impegno personale, ma scaturisce dall’unione con l’offerta di Gesù sull’altare. È un dono che ci viene rinnovato quotidianamente nella partecipazione all’Eucaristia e che plasma il nostro essere nel profondo. Accogliere e impegnarsi a vivere una vita eucaristica significa scontrarsi con una visione dell’esistenza centrata sul possesso, dove si ritiene che il valore e il benessere della persona dipendano da ciò che ha, ma anche ricordare a se stessi e agli altri che il senso profondo del vivere è racchiuso nell’accogliere, nell’essere solidali, nel dare. Questi sono i valori che le Piccole Figlie della Croce cercano di vivere e di comunicare a chi sta accanto, nella speranza che altri possano coglierne la bellezza ed esserne affascinati.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova