Mantova cultura 2017
Pittura creata con la materia delle nuvole
Al Museo Diocesano la mostra di Edoardo Beltrami nel centenario della nascita
09/12/2016
Al Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” di Mantova, sabato 10 dicembre alle ore 16 viene inaugurata la retrospettiva del pittore Edoardo Beltrami (1916 – 1992) dal titolo “Una pittura creata con la materia delle nuvole”. Il percorso estremamente selettivo di circa trenta opere, curato da Gianfranco Ferlisi, parla della vicenda estetica e umana dell’artista, fino al 8 gennaio 2017.

Edoardo Beltrami nasce nel 1916 a Pegognaga, in località Aquasa, ma si trasferisce presto a Mantova. Rimasto invalido di guerra, nel 1940, trova impiego presso la Camera di Commercio. Contemporaneamente coltiva l’attività di pittore. Iscritto al Sindacato degli Artisti, partecipa a diverse esposizioni collettive. Solo nel 1996 arriva la prima antologica personale, postuma, presso la Casa del Rigoletto di Mantova.

La storia di Edoardo è quella di un artista che abbraccia la pittura a cominciare dai primi anni Cinquanta, restando quasi del tutto appartato rispetto alle relazioni dei cenacoli e dei gruppi artistici mantovani. Nonostante tale solitaria riservatezza, Edoardo fu un artista autentico, sempre legato con nostalgia alla pittura declinata in tutti i suoi generi, dal ritratto al paesaggio, dalla natura morta alla figura. Lo dimostra questa rassegna in cui dagli esordi, legati alla tradizione con una predilezione per la natura morta e per il paesaggio orientato all’arcadia mantovana, alla stregua dei cosiddetti pittori del ducato, giunge all'autonomia espressiva e alla maturità all’insegna della qualità sempre alta.

La mostra cerca dunque di proporre con chiarezza il percorso personale e artistico di Beltrami, per delineare uno speciale palcoscenico di ricercata e inquietante poesia. Attori sono la luce, la materia e la natura, in una pittura che si accresce di riferimenti, costantemente aggiornata in un lungo e rigoroso viaggio in cui il pittore rintraccia nel proprio ambiente, spogliato dal superfluo, la limpida meraviglia del saper vedere e del saper narrare. Emerge così, dal percorso espositivo, la chiara statura di un petit-maître mantovano. Dagli anni Cinquanta agli anni Novanta uno speciale fil rouge caratterizza il modo di operare che dà corpo, in maniera coerente, al suo interiore sentire, al silenzio assorto ed arcaico che gli offre sempre una delicata dimensione del dipingere.

La tavolozza degli esordi, dai toni caldi e dai colori squillanti, rapidamente si schiarisce e l’autore sviluppa una scelta coloristica antiretorica, con una pasta pittorica essenziale, povera, plebea e malinconica. Una essenzialità cromatica, una speciale leggerezza e rapidità esecutiva, un ingenuo primitivismo chiarista caratterizzano sempre più la sua identità operativa. Dalle Nature morte ai paesaggi colti sotto la neve, Edoardo Beltrami vede e mineralizza, nei suoi dipinti, le varie possibilità di rappresentazione e di modulazione della luce.

Lo sguardo dell'artista si lascia sedurre, successivamente, anche dalla rappresentazione del Po oppure del Mincio e dalle presenze di vegetazione che si distendono attorno al loro fluire: tra cielo, terra e acqua. La rappresentazione approda così a una cifra stilistica sempre più personale, autonoma e spoglia. Il suo saper dipingere in chiaro, i suoi bianchi azzurrognoli e cinerei, delicati come la neve, i suoi gialli paglierini, i suoi verdi dilavati, prendono rinnovato corpo.

È così che, a cominciare dagli anni Settanta, la pittura di Edoardo Beltrami diventa una pittura quasi non-pittura, scabra, povera, fatta del lucore di poche ed esauste tonalità. Scopre anche la bellezza dei colori del mare con i suoi azzurri che dialogano nei riflessi di luce, infine si incanta nelle rappresentazioni del cielo. Nascono immagini capaci di catapultarci nelle profondità dell’emozione. Le sue nuvole evanescenti, bianche come la distese nevose, fanno convergere il nostro sguardo su grandi praterie di cielo e di luce, quelle in cui ora Edoardo Beltrami è totalmente e definitivamente immerso.

A cento anni dalla nascita e a quasi venticinque della scomparsa, questo incantato ammiratore di nuvole torna così a dare testimonianza, con inaspettato protagonismo, del meglio della sua produzione: ed è questa un’occasione da non perdere.





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