Visto con i nostri occhi
Più infrastrutture, più crescita
Intervista al nuovo presidente provinciale di Confindustria, Edgardo Bianchi. Porto di Valdaro, autostrada per Cremona, raddoppio ferroviario verso Milano: migliori collegamenti rendono le aziende competitive.
24/06/2019
Un territorio vivace, pieno di realtà dinamiche e competitive, eccellenze conosciute in Italia e nel mondo. Ma con un forte limite: la mancanza di infrastrutture. Edgardo Bianchi, amministratore delegato di Lubiam, da qualche settimana è il nuovo presidente provinciale di Confindustria e ha già le idee ben chiare per quanto riguarda lo sviluppo della provincia. L’associazione è il riferimento del tessuto produttivo: vi aderiscono oltre 400 aziende (di cui l’87% di piccole e medie dimensioni) che contano 22mila dipendenti e generano un fatturato annuo di 7 miliardi di euro. «Questo incarico per me è un motivo d’orgoglio e una forte responsabilità – dichiara –. Voglio dare il mio contributo sia alle imprese associate sia al territorio».
Lo scenario non è certo facile. L’economia italiana è stagnante e la provincia non fa eccezione, sebbene la crisi sembra alle spalle. La disoccupazione, che tre anni fa era all’8,4%, nel 2018 è scesa al 6,7%; tuttavia rallentano le esportazioni (+0,2% su base annua nel primo trimestre 2019), da sempre una risorsa per le imprese. Per il presente e il futuro, Bianchi individua un nodo preciso da sciogliere: «Mantova ha bisogno di infrastrutture degne di un Paese avanzato – afferma –. Negli scorsi decenni la provincia è stata abbandonata: l’unica opera significativa è l’autostrada A22. Oggi servono nuovi progetti: il porto di Valdaro, l’autostrada Mantova-Cremona, il raddoppio della ferrovia verso Milano. aBisogna recuperare il tempo perso. È positivo aver trovato una comunione di intenti tra aziende e istituzioni locali su queste priorità».
Di recente è scoppiato il “caso” del nuovo ponte di San Benedetto Po. Il cantiere è in ritardo per i problemi dell’azienda appaltatrice. Si profila la chiusura della struttura attuale per ben cinque mesi, con disagi enormi. Come ipotizzare nuove opere se i progetti in corso hanno simili difficoltà? «È difficile cambiare la situazione perché quello degli appalti è un sistema complesso - commenta Bianchi -. Bisogna evitare che il ponte chiuda: parleremo con i soci per trovare una soluzione tecnica alternativa da proporre».
La crescita passa anche dal legame con l’Università. La nascita di un corso triennale in Ingegneria informatica sull’”Industria 4.0” segna una strada da percorrere. «Lo sviluppo di un polo universitario può far bene al territorio e alle imprese – continua il presidente di Confindustria –. Da un lato servono corsi di studi per formare figure tecniche che le nostre aziende faticano a trovare. Dall’altro, le imprese devono collaborare di più con l’Università: spesso sono necessari progetti di innovazione e si potrebbe affidarli ai loro centri di ricerca, piuttosto che a società di consulenza. La mia azienda, per esempio, sta valutando una collaborazione con l’Università di Tor Vergata, a Roma, per migliorare la logistica. È la prima volta in oltre cento anni di storia: ciò dimostra che in Italia serve un cambio culturale».
Parlare di Università significa parlare di giovani. Nel Mantovano il 19% non studia e non lavora: un dato preoccupante, sintomo di un territorio che non forse offre sufficienti opportunità. Alla base, però, può esserci anche un atteggiamento diverso dal passato: «Talvolta vedo ragazzi che, rispetto ai nostri padri o nonni, non sempre hanno voglia di mettersi in gioco – sottolinea Bianchi –. Le possibilità di trovare lavoro ci sono: serve impegno, spirito di sacrificio e umiltà». Altro aspetto da considerare riguarda il percorso di studi: alcuni laureati faticano a trovare un impiego perché la loro specializzazione ha poca richiesta. «È giusto scegliere in base alle proprie attitudini, ma bisogna valutare ciò che richiede il mercato del lavoro – spiega Bianchi –. Confindustria può dare una mano nell’orientamento affinché i ragazzi trovino uno sbocco professionale e le aziende le figure di cui hanno bisogno».
Nonostante la complessità del momento, ci sono segnali positivi per il futuro del Mantovano. L’economia è varia, la posizione geografica invidiabile, i servizi funzionano. «Non si può pensare di cambiare tutto in poco tempo – conclude il presidente di Confindustria –, ma da qualche parte bisogna iniziare. Il nostro è un territorio sano però per competere serve di più: infrastrutture e un rapporto più diretto con le istituzioni regionali e statali».
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