Visto con i nostri occhi
Più lavoro, meno precarietà
Offrire migliori prospettive di occupazione è l'unica strada per dare futuro a chi si trova in difficoltà. Non significa solo puntare al reddito, ma garantire vera dignità a ogni persona
21/05/2018
Rilanciare il lavoro per uscire dalle povertà può essere la sintesi di quanto è emerso nell'incontro del 4 maggio scorso tra il sindaco di Mantova Palazzi e i responsabili di alcuni uffici e servizi legati alla Diocesi e "prossimi" ai più poveri. Il sindaco insieme all'assessore Caprini, ha dialogato con i responsabili della Caritas e delle sue associazioni, del Centro Aiuto alla Vita, della Scuola senza Frontiere, di Hortus, Pastorale Sociale e del Lavoro, Pastorale della Salute e Migrantes. Nel confronto si è condiviso che per "rimettere in campo" gli esclusi si debba puntare al lavoro, perno attorno al quale si creano i presupposti di ordine economico e psicologico-esistenziale per un vero reinserimento, mettendo a frutto le capacità di base delle persone, per quanto ridotte e compromesse.
È frequente che chi si trova in mancanza di un reddito sufficiente non necessiti del solo aiuto economico, ma abbia bisogno di ricostruire legami, di essere "riconnesso" con la realtà sociale e civile. Papa Francesco parla di abitanti delle "periferie esistenziali" e per tutti loro la Chiesa, attraverso i servizi diocesani e le associazioni sul territorio, rappresenta un'ancora di salvezza. Accanto a questa presenza, è necessario che si rafforzi una rete di protezione per chi è "scartato" dotata di strumenti che facilitino un recupero della propria dignità e autostima, ma anche un miglioramento delle proprie competenze. Tutto ciò deve approdare all'offerta di opportunità lavorative, un aspetto dove il territorio ed il contesto locale possono fare la differenza.
Oggi Mantova appare come un contesto "povero", con scarse attività produttive ed elevata disoccupazione, con lavori di bassa qualità e remunerazione, lavori precari di poche ore e saltuari. Chi si impegna nei tirocini finalizzati all'inclusione sociale, troppo spesso non arriva ad un'assunzione da parte delle imprese ospitanti. Ma se vogliamo essere una società coesa e solidale dobbiamo garantire le condizioni per un lavoro dignitoso e accessibile per tutti, in grado di valorizzare ogni singola persona.
Questa è la chiave di volta per un territorio che punti ad uno sviluppo realmente competitivo e sostenibile. Ed essere competitivo significa andare insieme per raggiungere un obiettivo; vuol dire quindi unire le forze dei diversi soggetti (pubblici, del terzo settore e del mondo del profit). Va ricordato che per sostenere e sviluppare una città non basta il capitale finanziario, quanto piuttosto quello sociale; per misurarlo non servono i dati del Pil, ma piuttosto quelli del Bes, il Benessere equo e sostenibile dell’Istat. Benessere può essere la parola chiave per leggere la traiettoria di sviluppo partendo dalla valorizzazione del patrimonio umano, sociale, storico, artistico, naturale ed enogastronomico del territorio.
Certamente in questi ultimi anni si è valorizzata Mantova dal punto di vista del turismo, con indubbi riflessi anche sull'occupazione. Pare più difficile pensare ai benefici che porterà un ulteriore sviluppo dei centri commerciali e della grande distribuzione ormai giunti al limite fisiologico, se non a costo di una concorrenza al ribasso in tutti i sensi. È invece più realistico tornare a valorizzare le produzioni industriali a partire dal mantenimento delle attività attuali e dal recupero, dove possibile, di quanto è venuto meno per evitare il degrado. Dobbiamo puntare ad uno sviluppo attento all'ambiente, rispettoso delle normative, serio nell'individuare le vere cause di un inquinamento dell'ambiente. Dobbiamo avere coraggio di saper leggere cosa succede oggi per interpretare il futuro che ci attende: sapere per capire e capire per cambiare. Occorre puntare a produzioni innovative e sostenibili unite ad un’etica del lavoro, a vantaggio di quel benessere che ricade sull'intera collettività.
Lo scorso primo maggio i Vescovi italiani ci hanno ricordato che la quantità, qualità e dignità del lavoro è la grande sfida dei prossimi anni per la nostra società. Creare le condizioni perché si sviluppi lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, come indica L'Evagelii Gaudium al n.192, è oggi una delle più alte forme di carità, perché genera condizioni stabili per l’uscita dal bisogno e dalla povertà.
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