Visto con i nostri occhi
Post sisma: pratiche a rilento, ma i fondi ci sono
«Abbiamo dato segnali importanti, nessuno sarà escluso dai finanziamenti»
15/09/2016
Roberto Dalla Bella

Tra interventi conclusi, cantieri aperti e edifici ancora in attesa di restauro, dopo il terremoto del maggio 2012 la ricostruzione nel Basso Mantovano va avanti. A distanza di quattro anni è stato fatto molto, ma il percorso per tornare alla normalità è ancora lungo. Abbiamo cercato di fare il punto della situazione insieme a Luca Malavasi, sindaco di Quistello, uno dei territori più colpiti.

Dopo il sisma, nella provincia si contarono 1.358 case danneggiate e 1.200 famiglie sfollate. A che punto è la ricostruzione?
È arrivato un segnale importante: per quanto riguarda ad esempio Quistello, il 75% delle richieste riguardanti le abitazioni ha avuto risposta. Il sistema procede e lo dimostrano i tanti cantieri aperti su tutto il territorio. Adesso la priorità è analizzare le pratiche dei cittadini ancora in attesa, cosa che la mia amministrazione punta a fare entro la fine dell’anno. In seguito l’attenzione passerà agli edifici pubblici, come municipi e chiese. Un piano a parte riguarda i centri storici: l’obiettivo è valorizzarli, per evitare che alcune strutture restino fatiscenti e abbandonate.

Il sisma fu un duro colpo per le aziende, molte già in difficoltà. Qual è la situazione attuale?
Da un lato, alcune imprese purtroppo hanno dovuto chiudere l’attività, dall’altro il terremoto ha spinto certi imprenditori a trasferirsi nel nostro territorio e far risorgere realtà che nel tempo erano state abbandonate. Per fortuna abbiamo anche aziende forti, che in tempi rapidi hanno fatto gli interventi di adeguamento necessari senza dover sospendere il lavoro e sono tornate presto alla normalità.

La gestione degli aiuti alle imprese ha creato perplessità: a seconda dei settori cambiavano le scadenze per le richieste e l’entità dei fondi. Lei cosa ne pensa?
Purtroppo è vero. Il confronto con l’Emilia in questo senso è impietoso. Il problema principale è stata la mancanza di una legge quadro da applicare a tutti i settori. Inoltre, c’è stata una differenza evidente nella divisione delle risorse tra le regioni colpite. Del resto, la nomina di un commissario unico per l’emergenza terremoto dello scorso 24 agosto dimostra che le istituzioni centrali hanno capito l’errore fatto in passato.

Per quanto riguarda Quistello, qual è la situazione?
In totale abbiamo ricevuto 224 richieste per accedere ai fondi: 140 sono state accolte e 26 respinte, mentre 54 restano in attesa. Il contributo concesso è di 35,6 milioni di euro, di cui 18,4 milioni già erogati. Resta ora da finanziare l’importo residuo, ma ad oggi non abbiamo ragioni per temere che qualcuno resti escluso dall’assegnazione: i finanziamenti ci sono e sono disponibili per tutti. Siamo a buon punto, specie per le scuole e le abitazioni che da subito sono state la nostra priorità. È proprio a queste strutture che abbiamo destinato la maggior parte delle risorse arrivate con le raccolte fondi e credo sia stata la scelta giusta, perché ha permesso ai ragazzi di rientrare nei propri spazi e riprendere la vita normale. Adesso bisogna procedere con gli altri lavori: il municipio, la chiesa e il resto del centro storico, che dovrebbe essere completamente riqualificato nel giro di qualche anno.

La prossima primavera partirà il restauro della chiesa parrocchiale: che significato ha il suo recupero, visto che si tratta di un luogo chiave del centro storico?
I lavori sulla chiesa sono quelli più contestati: c’è chi preferirebbe demolirla e costruirne una nuova per ridurre le spese. Tuttavia è un edificio vincolato e non è solo un luogo di culto, ma anche un simbolo per la comunità, forse più del Comune stesso. Credo quindi che sia importante recuperarla, perché significherebbe lasciarsi definitivamente alle spalle il terremoto.

In vista del lavoro che rimane da fare, preoccupa la mancata conferma dei tecnici aggiuntivi che si stanno occupando delle pratiche. Quali conseguenze ci saranno sui tempi degli interventi?
Bisogna assolutamente trovare una soluzione, perché senza di loro non possiamo gestire la situazione. Le strade sono tre: la proroga del contratto, auspicata da tutte le amministrazioni coinvolte, un nuovo bando indetto dai Comuni per sostituire il personale con altri tecnici, oppure un concorso indetto dalla struttura commissariale. Al momento le pratiche sono in istruttoria avanzata e per i cittadini sarebbe un vantaggio se a portarle a termine fossero gli stessi tecnici che le hanno seguite finora, quindi spero si trovi al più presto una soluzione.

Più volte si è parlato di un ritardo nell’invio dei fondi pubblici. Come valuta il comportamento delle istituzioni?
Per noi è stata una corsa continua a sollecitare lo Stato centrale per aver quello che spettava ai cittadini. Il peccato originale è l’errata ripartizione dei danni: nell’immaginario comune è rimasto “Il terremoto dell’Emilia”, ma anche Lombardia e Veneto hanno avuto effetti consistenti. Questo errore ha avuto conseguenze sull’erogazione dei fondi e l’invio del personale e crea ancora serie difficoltà: i soldi adesso ci sono, ma le pratiche vanno a rilento.
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