Visto con i nostri occhi
Poveri e senza cure, assitenza a rischio
Oltre tremila persone in provincia di Mantova non hanno soldi per medicine e servizi sanitari. Tra gli enti di carità c’è forte preoccupazione:il 57% fa fatica a garantire l’aiuto necessario
02/03/2020
Sono numerose le persone che faticano a pagare le cure mediche. Non poveri assoluti, anzi hanno un reddito stabile, tuttavia può non essere sufficiente per acquistare i farmaci non garantiti dal servizio sanitario nazionale. La “povertà sanitaria” è un fenomeno diffuso in Italia: secondo dati Istat del 2017, le famiglie più fragili spendono ogni mese in media 896 euro, contro i 2.685 euro delle altre, cioè un terzo. Per quanto riguarda invece le spese legate alla salute, il rapporto scende a un quinto: 24,73 euro contro 128,36. Ciò significa che, nelle difficoltà, le persone finiscono per rinunciare a farmaci o cure mediche e preferiscono destinare i propri soldi ad altre necessità.
Per studiare il fenomeno nel Mantovano è nato l’Osservatorio provinciale sulla povertà sanitaria. In collaborazione con la Fondazione Cariverona è stato realizzato il primo studio sul tema, presentato il 20 febbraio scorso dalla referente del progetto Antonella Fada e da Giancarlo Rovati, docente all’Università cattolica del Sacro cuore. L’analisi è stata curata dalla delegazione locale della Fondazione Banco Farmaceutico, che dal 2003 promuove la Giornata di raccolta del farmaco e il progetto “Recupero farmaci validi”. Grazie a una rete di 38 farmacie, in cui operano 130 persone, nel 2019 sono state raccolte 13mila confezioni, per un valore complessivo di 165mila euro.
Il report dell’Osservatorio sulla povertà sanitaria ha coinvolto tramite un questionario sette realtà, su un totale di venti attive in provincia, che collaborano con il Banco farmaceutico. Il campione mette insieme enti e associazioni che offrono servizi di assistenza variegati, per rispondere a bisogni che non riguardano soltanto la salute. Inoltre, in media sono attivi da una ventina d’anni e agiscono in sinergia con le istituzioni locali, a conferma di un’esperienza nel settore molto forte e radicata nel tempo.
Nonostante il loro impegno e la collaborazione in rete su tutto il territorio, dalla ricerca condotta emerge una sostanziale difficoltà a rispondere ai bisogni di quanti non possono permettersi determinati farmaci. Nel 2018, grazie ai medicinali raccolti e distribuiti, era stato possibile soddisfare l’86% delle richieste, ma nel giro di dodici mesi la percentuale è scesa all’80%. Anche se resta un valore notevole e di tutto rispetto, è giusto chiedersi cosa fare per aumentare la soglia e fornire un servizio ancora più tempestivo ed efficace. Attualmente, infatti, la differenza viene colmata soprattutto in due modi: con donazioni da parte di altre realtà oppure acquistando i farmaci mancanti.
Dagli enti che collaborano con il Banco farmaceutico arriva un segnale poco incoraggiante: il 57% ammette di aver avuto difficoltà per rispondere alle esigenze delle persone incontrate durante l’anno. In ottica futura, la stessa quota sostiene di essere al limite delle proprie capacità di assistenza e di non poter far fronte a un’eventuale crescita del bisogno. «I segnali di difficoltà degli enti caritativi – si legge nel report – vanno attentamente considerati dalla comunità locale e dalle istituzioni perché il venir meno del loro apporto potrebbe creare un vuoto nel sistema sussidiario di protezione sociale».
Lo studio permette anche di conoscere gli utenti della rete di solidarietà: 3.229 persone assistite nel 2018, soprattutto adulti fino a 64 anni (88%). Dal punto di vista del genere e della cittadinanza, gli utenti sono principalmente uomini (59%) e stranieri (62%). Tra i motivi che spingono a chiedere aiuto, oltre al reddito insufficiente (nel 26% dei casi), ci sono malattie acute (17%), forme di dipendenza (14%) e disoccupazione (12%). L’indagine consente di fare una riflessione ampia sulla fragilità sociali: «Sulla povertà incidono non solo elementi legati alle opportunità economiche o sociali attivabili nella comunità – affermano gli esperti – ma anche alcune caratteristiche degli individui. La presenza di assistiti in età adulta lascia intravvedere la possibilità di adottare forme di intervento promozionali. L’analisi indica che tra le categorie a rischio vi sono molti nuclei familiari con figli a carico, confermando la necessità di interventi pubblici più robusti». Infine, un auspicio: «potenziare l’alleanza tra il Servizio sanitario nazionale e il ruolo sussidiario realizzato dagli enti convenzionati con il Banco Farmaceutico».
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