Visto con i nostri occhi
Prete da 60 anni, un invito: «Viviamo da veri cristiani»
Don Marino Barbieri, parroco emerito di Castiglione delle Stiviere, racconta la sua lunga esperienza. È vivo il ricordo di quando, nel 1991, accolse papa Wojtyla, pellegrino per san Luigi
23/06/2020
«Tutto è grazia». Con le ultime parole del protagonista del romanzo di Bernanos Diario di un curato di campagna, don Marino Barbieri riassume i suoi 60 anni di vita sacerdotale. Nato a Sermide il 7 dicembre 1936 e trasferitosi tre anni dopo a Revere, don Marino è stato ordinato il 19 giugno 1960 dal vescovo Antonio Poma. Per nove anni vicerettore del Seminario, nel 1975 diventa parroco di Bancole di Porto Mantovano. Nel 1978 riceve la nomina a parroco di Castiglione delle Stiviere, dove vive tuttora da 42 anni, prima come parroco e poi, dal 2004, come collaboratore.
La cittadina a cui si accostava per la prima volta era molto diversa da quella attuale: allora Castiglione aveva circa 13mila abitanti, oggi 23.800. Tuttavia la situazione già si presentava nella sua complessità e al contempo come stimolante per chiunque vi si volesse dedicare. Don Umberto Campana, immediato predecessore di don Marino, era preparato per accompagnare il cammino della comunità secondo lo spirito del Concilio Vaticano II, dal coinvolgimento dei laici alle famiglie, al mondo giovanile. «Con don Tonino Frigo, don Nelson Furghieri e don Libero Zilia, già collaboratori di don Campana, avevamo ritenuto opportuno continuare secondo le scelte maturate negli anni precedenti», spiega don Marino.
La realtà in rapido mutamento aveva bisogno anche di strutture adeguate. La parrocchia cercò di andare incontro anche a questa esigenza. In primo luogo è da ricordare il restauro dell’eremo della Ghisiola: luogo in stato di abbandono, fu ristrutturato completamente. «Giunsero così i padri Dehoniani, seguiti dall’eremita Moreno. Tali presenze sono state di valido aiuto spirituale per tante persone», afferma don Marino. Pensando poi al mondo giovanile, nel 1981 si era deciso l’acquisto dell’area del castello, affinché,nell’accoglienza tra quelle stesse mura in cui era cresciuto san Luigi, la gioventù castiglionese potesse trovare un valido punto di riferimento. Negli anni 1997–2000 si procedette poi all’ampliamento dell’oratorio e alla ristrutturazione della parte antica. Opere che avevano richiesto impegno, ma sempre nella consapevolezza che «se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori», come ricorda una targa collocata al termine dei lavori all’ingresso del “Castello”.
È poi da far risalire alla preparazione del centenario aloisiano nel 1991 la completa ristrutturazione del duomo. La visita di papa Giovanni Paolo II fu solo il culmine di un anno ricco di significativi appuntamenti religiosi e culturali. Il 22 giugno 1991, Castiglione ebbe la gioia di ospitare papa Wojtyla, ora santo. Don Marino ricorda come molto faticosa quella giornata, ma insieme ricca di grandi emozioni, in particolare quando, svoltato l’angolo che immette in piazzale Olimpo, il Papa si trovò davanti a 10mila giovani accorsi da tutte le diocesi lombarde per accoglierlo, sventolando gioiosamente tra le mani un cappello di paglia. Da quegli eventi scaturirono poi molte iniziative caritative, in particolare la realizzazione di una scuola materna nella missione di Gighessa, in Etiopia. «Celebrare san Luigi significa innanzitutto imitarlo nella carità fraterna», dichiara don Marino. Molto significativa fu anche l’esperienza della Missione parrocchiale, nella primavera del 1997.
Il nostro incontro con don Marino si conclude con queste sue parole: «A tutti chiedo una preghiera perché il Signore mi aiuti a diventare cristiano. Può sembrare strana una simile richiesta da parte di un prete, ma ciò che importa è vivere pienamente la vocazione battesimale. Ringrazio le persone incontrate e chiedo scusa per le volte in cui ho mancato ai miei doveri di pastore. A tutti, soprattutto ai giovani, auguro di costruire la propria vita dando spazio anche alla dimensione religiosa. Nessuno meglio del Signore sa e vuole aiutarci a diventare uomini e donne degni di questo nome»
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