Visto con i nostri occhi
Preti vicini ai malati Covid-19
I sacerdoti fanno visita ai pazienti ricoverati: nei loro occhi tanta paura e preoccupazione. Grazie alla preghiera si può trovare conforto. L’incontro dà sollievo anche ai professionisti impegnati in ospedale
20/04/2020
Non solo medici, infermieri e operatori sanitari: a contatto con i pazienti affetti da Covid–19 ci sono anche alcuni sacerdoti mantovani. La loro presenza è un modo per dare conforto ai malati, messi a dura prova da un virus pericoloso che debilita il fisico e allontana gli affetti più cari. Il servizio è possibile grazie a un accordo firmato in marzo tra la diocesi e l’Azienda socio–sanitaria territoriale di Mantova. I sacerdoti, muniti dei dispositivi di protezione necessari, entrano nei reparti per far visita ai malati, scambiare qualche parola, pregare insieme.
Uno dei nodi cruciali della rete degli ospedali mantovani è il “Carlo Poma”. Don Stefano Menegollo collabora con la cappellania locale e fa assistenza spirituale ai malati di coronavirus. «Quando incontro i pazienti cerco prima di tutto un contatto visivo che dia vicinanza – racconta –. Queste persone sono sole perciò desiderano incontrare qualcun altro che non sia il medico o l’infermiere. In loro c’è una forte paura, accolgono la malattia come qualcosa di imprevedibile. C’è chi ha perso, a causa del virus, una persona cara e teme di fare la stessa fine. È una situazione che crea grande sofferenza e dolore». Tuttavia, non mancano i momenti positivi che danno speranza per andare avanti. «Ricordo i familiari di un uomo ricoverato d’urgenza – continua don Menegollo –. La moglie era molto preoccupata perché non sapeva nulla di lui. Io ho fatto da tramite tra loro e quando ho comunicato alla donna che il marito era vivo l’ho vista sollevata dall’angoscia. Mi è capitato anche altre volte di fare da ponte tra i pazienti e le famiglie, ma quella situazione la ricordo in modo particolare».
Tra i preti che fanno visita ai malati di coronavirus c’è chi ha una sensibilità specifica per tale forma di servizio. È il caso di don Paolo Gibelli, parroco dell’Immacolata, a Suzzara: oltre a essere sacerdote, infatti, è medico geriatra. «Avere qualcuno con cui parlare è un conforto per loro – spiega –. Di solito propongo un momento di preghiera per chi lo desidera e viene apprezzato. In generale sono molto preoccupati: non solo per se stessi ma anche per i malati più gravi di loro. Qualche nonno, poi, pensa al futuro dei nipoti perché sa che questa crisi avrà ripercussioni economiche e sociali. La mia formazione medica mi aiuta ad accostarmi al malato come persona, formata da corpo, spirito e mente. Bisogna tenere uniti questi aspetti perché ognuno ha riflessi sugli altri». La presenza di un prete non aiuta solo i malati, ma anche medici e infermieri che li assistono: «Ho visto un impegno ammirevole da parte di tutti – aggiunge don Gibelli – e una forte solidarietà. Il giorno di Pasqua ho ricevuto il messaggio di un’infermiera: mi informava che era venuta a mancare una persona e, siccome io non ero presente, lei e una collega le avevano fatto il segno della croce sulla fronte e avevano recitato una preghiera. L’episodio mi ha colpito: è bello che gli operatori sanitari, dei laici, abbiano gesti di vicinanza cristiana verso i pazienti».
Questa esperienza lascia un segno negli stessi sacerdoti, perché offre lo spunto per riflettere su alcuni aspetti del proprio ministero. «Sono contento di poter dare il mio contributo a fianco dei malati – afferma don Andrea Moscatelli, in servizio all’ospedale di Castiglione delle Stiviere –. Per me è una cosa nuova perché finora mi sono occupato soprattutto di pastorale giovanile. È l’occasione per riscoprire una dimensione diversa del mio essere sacerdote». È dello stesso avviso anche don Nicola Ballarini, impegnato a Pieve di Coriano: «Sento che questa esperienza principalmente fa bene a me – sostiene – perché mi aiuta a crescere come prete. Il Vangelo ci chiama a visitare i malati: così possiamo incarnare davvero Gesù e trovare il suo volto nelle persone che incontriamo». Tra i preti coinvolti nell’esperienza c’è anche don Paolo Gozzi, impegnato all’ospedale di Asola, a sua volta testimone della vicinanza della Chiesa mantovana ai malati di coronavirus e agli operatori sanitari che li assistono ogni giorno.
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