Mantova cultura 2017
Processo a Gesù
La pièce di Diego Fabbri va in scena al Teatro Minimo, alla presenza del Vescovo
08/04/2017
Anche il Vescovo mons. Marco Busca ha assicurato la propria presenza alla Pasqua del Teatro Minimo. Fa ritorno sul palcoscenico di Via Gradaro “Processo a Gesù” lettura drammatizzata del celebre testo di Diego Fabbri. Sabato 8 aprile alle ore 21.15 e domenica 9 alle ore 16.30 il regista Valter Delcomune affronta il pensiero e la concezione artistica dello scrittore cattolico.

Fabbri stesso enunciò, in un articolo su “Il Resto del Carlino” (1965), di riconoscere all’arte una funzione sociale e auspicò che l’artista fosse “apolitico”, svincolato dai partiti e “al servizio dell’uomo”. A tale proposito è significativa una battuta finale di “Processo di famiglia”: «Nessuno vi chiede di cambiare, ma di riuscire a stare insieme, vicini ….» che rivela come Fabbri, interrogandosi da cristiano praticante sui grandi temi che assillano l’umanità e cercando di riviverli alla luce del proprio tempo, abbia dato al suo teatro un’impronta sociale, oltre che religiosa.

Scrive un critico: «I temi dei suoi drammi partecipano totalmente della matrice ideale cristiana: la soluzione vera dell’esistenza non è di questo mondo, il male è antico come la vita, è in noi un senso tragico che può risolversi solo nel sacro, la comunione spirituale degli uomini è necessaria allo sviluppo del cristianesimo: questi i motivi principali, con qualche accentuazione forse giansenistica, là ove pensa il male irriducibile ….» (Enciclopedia Le Muse, alla voce Diego Fabbri, vol. IV, pag. 433)

“Processo a Gesù” è ritenuta l’opera maggiore di Fabbri, che ebbe l’idea leggendo in una Vita di Cristo di un analogo processo organizzato, nel 1933, a Gerusalemme, da un gruppo di giuristi, inglesi o ebrei. L’opera fu scritta tra il 1952 e il 1954 e fu rappresentata per la prima volta il 2 marzo 1955 al Piccolo Teatro di Milano, con la regia di Ottavio Costa e un cast importante, tra cui Tino Carraro e Sergio Fantoni. Il successo fu strepitoso, tanto che fu portata in tournée in tutta Europa e nelle Americhe. L’anno successivo, però, l’Alleanza Cattolica tradizionalista denunciò il testo al Sant’Uffizio con l’accusa di “offesa alla religione e istigazione all’odio sociale”, accusa che amareggiò moltissimo Fabbri.

La trama presenta un gruppo di attori ebrei che, guidati dal professore Elia, da anni mette in scena un processo a Gesù per verificare se le persecuzioni subite dal loro popolo nel corso dei secoli siano conseguenza della crocifissione e se Gesù sia stato condannato giustamente secondo la legge ebraica. Il gruppo dei giudici è affiancato da personaggi evangelici e non, che furono testimoni degli eventi: Maria, Maddalena, Pietro, Giuda, Caifa e Pilato. La loro rievocazione provoca la partecipazione degli spettatori, che si interrogano sulla presenza di Gesù nel mondo moderno e se e quanto sia possibile realizzare oggi i suoi insegnamenti.

L’opera può essere suddivisa in due sezioni: la prima, sulle vicende di Gesù, rivissute attraverso interrogatori e testimonianze; la seconda che vede la partecipazione del pubblico, sempre impersonato da attori, che esprimono le proprie opinioni, spostando il “processo” su problematiche religiose e di coscienza. Divide le due parti un intermezzo, durante il quale si apprende che Sara, figlia di Elia, ha avuto una “storia” con Davide, il giovane giudice accusatore ed è rimasta vedova durante le persecuzioni naziste.

Ovviamente tutto ruota intorno alla figura di Gesù, inteso come speranza, amore e necessità. Senza di lui la povera gente sarebbe ancora più disperata. Maddalena per prima dà la chiave del Processo e di tutto il teatro di Fabbri esclamando: «Dovete imbattervi per forza nell’amore, se volete continuare a parlare di Gesù. Io ho creduto in lui perché era l’amore». La Signora irrequieta continua: «Come faremmo a continuare a vivere con un po’ di speranza se anche lui ... viene condannato?» E la Donnetta delle pulizie conclude: «Non dovete toglierci quel poco che abbiamo, ma che per noi è tutto … Gesù è tutto per noi».

L’opera risente profondamente dell’influsso di Pirandello e di Betti, i due grandi predecessori di Fabbri: del primo per l’uso evidentissimo della tecnica del “teatro nel teatro”; del secondo per l’impegno etico e il linguaggio poetico. L’allestimento, l’originale si svolgeva in due atti e un intermezzo, viene presentato in due tempi. L’adattamento proposto, che ne ha ridotto notevolmente la lunghezza, si situa tra la lettura drammatizzata e lo spettacolo vero e proprio.

Durata prevista: h. 1.55 circa + intervallo. Ingresso Euro 10 (ridotto Euro 8). Info e prenotazioni Tel. 3396884328.

Regia Valter Delcomune. Scena e costumi Franco Ubezio. Immagine in locandina di Francesco Alfano. Foto di Andrea Perina. Accoglienza di Wanda Demarchi.

Personaggi e interpreti. I Giudici: Elia, Valter Delcomune; Rebecca, Giovanna Granchelli; Sara, Chiara Artioli; Davide, Levend Hasani; Un giudice improvvisato, Giovanna Granchelli. La troupe dei testimoni: Maria di Nazareth, Gabriella Ferramola; Maria Maddalena, Angela Fornacciari; Pietro; Franco Ubezio; Giuda, Sergio De Marchi; Caifa, Stanislao Fezzi; Pilato, Davide Uggeri. Gli spettatori: Una signora irrequieta, Ivonne Paltrinieri; Un sacerdote, Sandro Boninsegna; Un intellettuale, Sergio De Marchi; La donnetta delle pulizie; Fiorenza Bonamenti; Voci, Sandro Boninsegna. 

Diego Fabbri (Forlì, 1911 – Riccione, 1980) maturò la passione per il teatro in un oratorio parrocchiale, per il quale, tra il 1931 e il 1935, scrisse le prime composizioni. Amante della poesia, si interessò di filosofia e di religione e si laureò in economia e commercio a Bologna. Nel 1936 ebbe noie con la censura per il dramma Il nodo, considerato troppo decadente. Lavorò come assicuratore e impiegato in una impresa di costruzioni finché ebbe l’idea, con la moglie, sposata alla fine del 1937, di aprire una scuola privata. Nel 1939 si trasferì a Roma, ufficialmente per svolgere un’attività editoriale, ma con la speranza di soddisfare la vocazione di autore drammatico. Con sé aveva già tre commedie (Orbite, Paludi e La libreria del sole). Dopo il 25 luglio 1943 compose e pubblicò un “manifesto per un teatro del popolo”, firmato anche da Vito Pandolfi e Orazio Costa. Strinse amicizia con molti drammaturghi del tempo, Ugo Betti, Rosso di San Secondo, De Benedetti e altri, su alcuni dei quali pubblicò saggi e profili. Nel 1945 fondò con Ugo Betti, Sem Benelli e Massimo Bontempelli, il Sindacato Nazionale Autori Drammatici. Dal 1946 in poi, con Rancore e Processo di famiglia la sua fama di autore teatrale si diffuse in Italia prima e poi all’estero. Dal 1940 al 1950 fu segretario generale del Centro Cattolico Cinematografico; nel 1948 divenne condirettore (con Vincenzo Cardarelli) della Fiera letteraria, quindi direttore fino al 1967. Per un breve periodo soggiornò anche a Parigi. Inoltre, dal 1977 diresse la rivista teatrale “Il dramma”. Collaborò pure alla sceneggiatura di più di 40 film. Dal 1960 gestì e fu direttore artistico del Teatro della Cometa a Roma, dove allestì parte dei suoi drammi. Nel 1961 vinse il Premio Marzotto per il Teatro e nel 1973 il Premio Feltrinelli, conferitogli dall’Accademia dei Lincei. Nel 1973 fu nominato Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. A lui è intitolato il Teatro Comunale di Forlì.



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