Visto con i nostri occhi
Quando a viaggiare è l'anima
Sempre più mantovani scelgono il pellegrinaggio: Lourdes, Fatima e la Terra Santa sono alcune delle mete più comuni. E c’è perfino chi affronta per nove volte il cammino di Santiago
15/07/2019
Il pellegrinaggio è una distanza da colmare. È un viaggio che ha una sola meta possibile, è la strada percorsa e da percorrere che avvicina alla destinazione, è là dove lo spirito troverà pace e la preghiera casa.
Sono sempre di più i mantovani che partono per un pellegrinaggio organizzato dalla parrocchia, dall’Unità pastorale, dalla diocesi. Negli ultimi anni c’è stato un ritorno ai luoghi dove la Madonna è apparsa, dove la sofferenza si mostra alla luce del sole e la carità si trasforma in servizio. In Terra Santa la Sant’Anselmo viaggi organizza circa 6 viaggi l’anno, a Lourdes un paio, così come a Fatima e Santiago de Compostela. Centinaia di pellegrini partono per trovare il luogo che racchiude il messaggio di pace e speranza rivelatoci da Maria, o la terra chiamata Santa che ha visto Gesù e i suoi discepoli gettare le basi della nostra fede.
La distanza da colmare è quella tra la vita frenetica di tutti i giorni e la vita cui l’anima sente di appartenere. E il mettersi in viaggio diviene il simbolo di un protendersi verso la gioia vera.
Ogni anno più di 320mila persone si mettono in cammino sul Cammino per eccellenza, quello di Santiago de Compostela. La particolarità è che sui sentieri e sulle strade che compongono gli 800 chilometri del percorso la gente che si incontra va in una sola direzione: verso ovest. Nei sentieri che siamo abituati a percorrere in montagna o nelle campagne, gli escursionisti vanno e vengono in entrambe le direzioni. Sul Cammino no, l’andare è l’unica direzione possibile, la più importante, perché ciascuno tornerà per altre vie, altri stati d’animo.
Venanzio Mondadori di Porto Mantovano è appena tornato dal suo nono Cammino di Santiago. Quasi tutti gli anni parte da solo e in un mese attraversa il nord della Spagna sul percorso chiamato “francese”. «Si parte per molti motivi – racconta – anche se il più delle volte non sono chiari e ben definiti. Ma va bene così, perché sarà il Cammino stesso a rivelarti le ragioni profonde del tuo esserci, a darti le risposte che cercavi e altre completamente nuove». E la fede, per molti pellegrini, molto spesso è secondaria: si vuole mettere a fuoco a quali valori si sta attribuendo importanza, a come orientare la quotidianità per dare un senso più pieno alla propria vita. «Molte volte – continua Venanzio – mi sono chiesto: “Ma chi me lo ha fatto fare?”. E la risposta era lì con me, ero io. Per imparare a fare i conti con me stesso, soprattutto». Venanzio esclude il rischio di ripetitività dell’esperienza: «Ogni anno siamo anche noi a essere diversi dall’anno prima. Io sento dentro che devo andare e molto spesso scrivo considerazioni e riflessioni che altrimenti rischierei di perdere qualcosa che sento estremamente ricco e importante. E poi ogni volta ho l’esigenza di scoprire cosa farò da grande, di interrogarmi senza scorciatoie o benevole assoluzioni su come sto orientando la mia vita, per dare più senso ai giorni che il Signore ancora mi riserverà».
Il pellegrinaggio, qualsiasi sia la meta, deve accompagnare i partecipanti alla consapevolezza della testimonianza: sono qui per testimoniare la mia fede, per portare fin davanti a Maria le mie preghiere, i miei voti, le mie fragilità.
Ci sono due belle esperienze in programma quest’estate per i giovani: un viaggio a Lourdes per accompagnare coetanei diversamente abili e ammalati, vera esperienza di servizio che prevede anche momenti di preghiera, catechesi e confronto. La seconda proposta riguarda proprio il Cammino di Santiago, dal 25 al 1º settembre. È organizzata dalle parrocchie di Rivalta sul Mincio e Castellucchio ma è aperta a tutti. Ogni mattino, tre-quattro ore a piedi e nel pomeriggio visita alle cittadine che sorgono sulla strada che porta al Santuario di Santiago di Compostela.
Il pellegrinaggio dunque è una distanza da colmare. A volte lo si fa in una vita intera, a volte il pellegrinaggio coincide con il tempo della malattia. È un cammino diverso, più intenso e limitante, più sofferto e a volte immobile in un letto. La distanza da colmare porta comunque a vedere Dio, finalmente. Anche senza occhi o senza fiato per partire.
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