Visto con i nostri occhi
Quattro sogni per la missione
Padre Paolo Motta, mantovano: due anni in Burkina Faso tra attentati e povertà. Nel Paese africano sono cresciuti gli attacchi agli abitanti e ai religiosi da parte degli integralisti islamici
11/06/2019
Arriva in redazione in sella alla bicicletta, padre Paolo Motta della parrocchia di San Giorgio di Mantova. Forse non è più abituato alle vecchie vie acciottolate del centro, perché la missione dove sta operando a Ouagadougou, città di 3 milioni di abitanti capitale del Burkina Faso, sorge dove la strada asfaltata finisce e inizia una via in terra rossa battuta che si dirama in tutte le direzioni. Guardiamo insieme, su Google Maps, la zona della sua parrocchia per capire le proporzioni, le distanze, il territorio. Dove finiscono le lottizzazioni, alla periferia sud-ovest della capitale, comincia una sterminata e disordinatissima concentrazione di fabbricati: dall’alto sembrano tessere di mosaico color panna sparpagliate in attesa di comporre un disegno. Sono tutte case, o meglio, casette di un solo piano, che per chilometri e chilometri si susseguono senza soluzione di continuità.
«Anch’io uso la vista satellitare – racconta – quando in bicicletta attraverso questa città nella città. Altrimenti ci si perde nel giro di cinque minuti. Credo, in questi due anni, di non aver mai fatto la stessa strada due volte!». È infatti dall’estate 2017 che padre Motta è a Ouagadougou, in una parrocchia da poco costituita che conta circa 75mila abitanti, di cui diecimila cattolici. Dal 2000 al 2005 era già stato in Africa (sempre con la Comunità missionaria di Villaregia, della quale fa parte dal 1987) a Yopougon, in Costa d’Avorio.
Negli ultimi tempi, in Burkina Faso, la situazione è peggiorata: c’è un attentato ogni due o tre giorni, che comprende un’uccisione, una razzia, una bomba, un rapimento… Nella zona a nord, al confine con Niger e Mali, è in corso una vera e propria evacuazione dei villaggi. Si parla di 160mila sfollati, 150mila persone non hanno accesso alla sanità e 146mila bambini non hanno più una scuola, perché durante gli assalti i predoni distruggono scuole e ospedali, incendiano villaggi e rubano il bestiame. E poi sacerdoti, missionari, suore e pastori protestanti assassinati, chiese distrutte. Lo Stato islamico avanza, dicono i mass media, sebbene nulla sia mai stato rivendicato dall’Isis. Si mescolano una serie di elementi in questi scontri: religiosi, etnici, economici... Eppure non si contano gli imam uccisi perché ritenuti troppo “morbidi” e tolleranti, che parlando nelle moschee criticavano il terrorismo: le prime vittime dello Stato islamico sono i musulmani moderati. E ora, per avere un ritorno mediatico, si sta colpendo la Chiesa.
«I telegiornali locali, però, hanno un’impronta diversa dai nostri – continua padre Paolo -: parlano dei progetti di sviluppo, dei piani per l’agricoltura, dei patti economici con la Cina; non in tono propagandistico ma piuttosto per informare la popolazione dello sviluppo tenacemente inseguito». Il problema non è trovare un lavoro, ma trovare uno stipendio; il settore agricolo impegna il 92% della popolazione attiva ma più della metà delle famiglie contadine non riesce a coprire i propri fabbisogni.
«Ora inizia la stagione delle piogge (che dura da giugno a settembre). Vengono coltivati sorgo, mais, riso e miglio che dovranno bastare per tutto l’anno a seguire. Questi mesi sono chiamati “periodo di saldatura” perché le riserve scarseggiano e fino a ottobre non ce ne saranno di nuove. Vuol dire tre milioni e mezzo di persone a rischio alimentare».
La crescita urbana della capitale è del 7% all’anno: duecentomila persone, perlopiù giovanissime, che si sistemano nella periferia della città andando a costruire nuove casette nelle zone non lottizzate e quindi prive di sistema fognario, idrico ed elettricità. «La missione è presente nella parrocchia, siamo benvoluti sia dai cattolici che dai musulmani – continua padre Motta -. Stiamo raccogliendo offerte per la costruzione di una cappellina e anche i nostri vicini di casa musulmani hanno voluto contribuire. In Burkina Faso c’è una tradizione di convivenza assolutamente pacifica, Ouagadougou è il “paradiso” delle Ong, perché qui riescono a lavorare bene e a sviluppare progetti interessanti e utili. Ci sono moltissime case di prima formazione, noviziati maschili e femminili, che accolgono giovani da tutta l’Africa subsahariana francofona e anche anglofona».
La missione sta lavorando a quattro grandi sogni per la popolazione: il progetto agricolo, con 25 orti familiari e un pozzo per favorire l’autosussistenza a 230 famiglie attraverso una formazione in ambito agricolo e attività di microcredito; il progetto sociale, a favore di 350 persone per la scolarizzazione dei bambini e l’alfabetizzazione di donne e ragazze, con progetti abitativi per famiglie senza casa e avvio di attività commerciali; la costruzione del Centro Sainte Monique con sala riunioni, uffici, accoglienza, alloggio missionari, spazi formativi; le attività di missione, ovvero la formazione dei volontari, le visite ai malati e la vita quotidiana dei missionari.
A fine mese padre Motta tornerà alla missione, a pedalare nella terra rossa che sporca i vestiti e brucia negli occhi e nella gola. Tornerà a visitare quelle piccole tessere di mosaico sparpagliate in attesa di comporre un disegno. Per Paolo, sicuramente, il disegno di Dio.
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova