Visto con i nostri occhi
Quelle «buche per legge» nelle strade della provincia
Intervista ad Alessandro Pastacci, ex presidente dell’ente di palazzo di Bagno. Una situazione, quella della rete viaria del nostro territorio, in cui la politica non è esente da colpe. Anzi..
05/11/2018
«Emergenza strade», «Strade colabrodo», «Asfalti sgretolati dopo le piogge». Sono solo alcuni dei titoli comparsi negli ultimi tempi sulla stampa locale che riguardano la viabilità della nostra provincia. Con conseguenti danni alle vetture, pericolosità che purtroppo a volte si trasforma in “strada killer” e limiti di velocità abbassati in alcuni tratti a livello di ciclabile. Si fa presto a dire “mancano i soldi”. Ma è proprio vero? E come si è arrivati a tutto questo? Di chi è la competenza della manutenzione? Abbiamo cercato di dare alcune risposte intervistando Alessandro Pastacci, già presidente della Provincia dal giugno 2011 all’agosto 2016, e presidente dell’Upi (l’Unione delle province d’Italia) tra il 2014 e il 2015.
Partiamo dall’inizio: fino a qualche anno fa le strade mantovane non erano in condizioni disastrose: dopo ogni gelata o periodo di pioggia avveniva un minimo di sistemazione, una manutenzione ordinaria. Poi cos’è successo?
Sono cambiate le regole del gioco in corso di partita e prima il patto di stabilità poi gli effetti della legge Delrio hanno portato a questa situazione. In 6 anni la situazione è andata progressivamente peggiorando... Il patto di stabilità lasciava le risorse alle Province ma non permetteva di spenderle. La conseguenza è stata un aumento degli utili, inspendibili, ma riduzione delle manutenzione e primi problemi sulle tratte ad alto traffico.
Anche la legge Delrio vi ha danneggiato?
Il vero problema è stata quella conosciuta come “legge di bilancio 2015” del governi Renzi. Veniva previsto un prelievo di risorse alle Province progressivo per tre anni per poi portarlo a regime dal quarto. Il governo dopo aver riconfermato la competenza sulla manutenzione delle strade alle Province ha pensato bene di toglier loro i soldi, per dimostrare che questi enti erano ormai poca cosa. La legge prevedeva per la nostra Provincia un prelievo di 11 milioni nel 2015, 22 nel 2016 e 33 nel 2017. Considerando che le entrate dalle proprie imposte, e non trasferite da Roma, ammontavano a circa 35 milioni, si può ben immaginare il conseguente taglio di manutenzioni!
E com’è andata a finire?
Si sono fermati alla seconda annualità, poiché a distanza di 2 anni si sono accorti che avevano sbagliato la previsione. Per tamponare la situazione, il governo Gentiloni ha previsto stanziamenti ad hoc per le strade, coprendo in minima parte i danni generati da quello che definisco un prelievo forzoso nei confronti del nostro territorio e delle nostre tasse pagate per avere strade a posto. Purtroppo la legge non è ancora stata modifica e continuiamo a subire quell’iniquo e dannoso prelievo.
Nel 2014, come presidente delle Province italiane, ha avuto un confronto con il governo proprio per discutere la legge di bilancio 2015. Com’è stato possibile un errore così evidente?
C’era una precisa volontà del governo di allora – ricorderà che, dal presidente del consiglio ai ministri ai sottosegretari, nessuno pronunciava più la parola “Provincia” perché per loro non esistevano più, mentre ancora gestivano servizi fondamentali (scuole superiori e strade) – di dimostrare che dalle province sarebbero arrivati grandi risparmi da impegnare altrove. Cercai di spiegare al governo che la previsione era sbagliata e che, se approvata con quei numeri, avrebbe generato dissesti nella gestione delle Province. Ma noi avevamo i dati aggiornati al 30 giugno 2014 mentre le previsioni del governo si basavano su quelli del 2012. Questa è storia purtroppo. La situazione attuale si poteva ampiamente evitare.
Quindi la colpa è politica più che amministrativa?
Certamente. In questo caso c’è stata una volontà politica di non procedere e minimizzare le conseguenze. Nel novembre 2014, in un’audizione parlamentare alla commissione bilancio congiunta camera senato, nel mio intervento illustrai ai parlamentari gli effetti pluriennali della manovra: dissi che ci saremmo trovati nelle strade le “buche per legge”. Qualcuno mi confessò che comprendeva la situazione, ma aveva le mani legate poiché l’indirizzo politico era di non modificare alcunché.
Le altre province come sono messe?
Diciamo che al triage sarebbero tutte in codice rosso. Ma la medicina per la guarigione c’è: basterebbe cancellare il comma 418 art. 1 della legge 190/2014 per togliere il prelievo automatico delle risorse delle provincie pagate da noi contribuenti. Allora perché non si fa se è così semplice? Per il Pd, farlo mentre era al governo, voleva dire ammettere l’errore. Oggi, i 5Stelle dovrebbero ridare i soldi alle Province e dire che non possono essere abolite dopo aver fatto anni di crociate sulla loro inutilità. Per la Lega, vorrebbe dire non poter più prelevare i 2 miliardi di euro che rimarrebbero così sul territorio, e doverli trovare invece in altro modo per coprire le promesse elettorali. Una storia complessa, dove alla fine ci rimettiamo solo noi cittadini.
E la questione Anas sulla competenza?
Agli inizi degli anni 2000 le statali gestite da Anas vennero passate alle Regioni e, in Lombardia, trasferite alle Province. Si voleva un rafforzamento delle competenze decentrate e una migliore capacità di intervento rispetto a quanto fatto da Anas sulla statali minori, che per noi rappresentano praticamente tutto il reticolo viario. Nei primi tempi vennero trasferite risorse straordinarie per interventi di rifacimento, poi via via andarono diminuendo. La Provincia ha sempre assicurato un manutenzione efficiente della rete viaria fino al 2012 quando, per le ragioni che spiegavo prima, la capacità di intervento è precipitata. Al crescere dello scontento, il governo Renzi, fautore del prelievo delle risorse, propone di trasferire le strade ad Anas (alla quale erano state tolte per inefficienza nella manutenzione), per riaccentrare la gestione e tenersi i soldi delle province! Sembra un barzelletta, purtroppo è la realtà.
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