Visto con i nostri occhi
Riconciliare ambiente e sviluppo: strada difficile ma obbligata
Da una parte l’intervento della Pro-Gest, disponibile a un cospicuo investimento per rilanciare l’attività industriale della cartiera. Dall’altra parte vi è una forte preoccupazione per l’impatto che la rinnovata attività potrebbe avere sull'ambiente
02/03/2016

A cura del Centro per la pastorale sociale e del lavoro

Ormai da diverse settimane a livello locale si è acceso un dibattito sulla possibile riapertura della cartiera Burgo. Da una parte l’intervento della Pro-Gest, disponibile a un cospicuo investimento per rilanciare l’attività industriale della cartiera, fornisce nuove prospettive occupazionali che possono restituire speranza a tante famiglie in difficoltà per la mancanza di lavoro. Dall’altra parte vi è una forte preoccupazione per l’impatto che la rinnovata attività della cartiera potrebbe avere sull’ambiente e la salute. Di fatto a più di due anni dalla chiusura della cartiera e a distanza di diversi mesi dalla fermata degli impianti della raffineria, lo sforamento del PM10 e del PM2,5 a Mantova continua a essere rilevante, sia d’inverno che d’estate, tanto che la città è ai primi posti in Lombardia per inquinamento.
Rispetto alle questioni poste dalla possibile riapertura della cartiera, il Centro per la Pastorale Sociale e del Lavoro ritiene indispensabile condividere un passaggio fondamentale. Oggi è necessario pensare e agire superando il conflitto tra posti di lavoro (nel senso dell’occupazione e insieme della qualità del lavoro) e sostenibilità ambientale («come» produrre e «cosa» produrre) e in particolare tra lavoro e salute di un territorio. Occorre conciliare la necessità di mantenere e/o creare posti di lavoro con la necessità di favorire e/o garantire condizioni ambientali sostenibili. Per troppi anni ambiente ed economia sono stati considerati antitetici, così come si sono opposte sostenibilità ambientale e sviluppo. Ora è necessario imboccare la strada per una conciliazione o equa soluzione tra ambiente, salute e lavoro.
Una lettura intelligente dell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’ sulla cura della casa comune, può offrirci alcune coordinate fondamentali. Ma è l’intera riflessione di Papa Francesco che si struttura a partire da una prospettiva complessa che vede nella problematica ambientale e in quella sociale due facce di una stessa medaglia, due volti di un’unica questione, due strade che hanno lo stesso inizio e la stessa fine. Di conseguenza non vi può essere separazione tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica. È ovvio che il documento ha una ricchezza e una profondità che non possono essere espresse esaustivamente in un semplice grappolo di appunti e di spunti, ma dobbiamo riprendere il concetto di ecologia integrale, che collega strettamente l’ecologia ambientale, economica, sociale e culturale.
Ed in particolare al n. 183 della Laudato si’, troviamo utili indicazioni: “Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica. Dev’essere connesso con l’analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull’economia locale, sulla sicurezza. I risultati economici si potranno così prevedere in modo più realistico, tenendo conto degli scenari possibili ed eventualmente anticipando la necessità di un investimento maggiore per risolvere effetti indesiderati che possano essere corretti. È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l’interesse economico immediato. Bisogna abbandonare l’idea di “interventi” sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante. C’è bisogno di sincerità e verità nelle discussioni scientifiche e politiche, senza limitarsi a considerare che cosa sia permesso o meno dalla legislazione”.
Certamente si tratta ora di prendere decisioni difficili e complesse che devono rispettare i principi e il metodo della partecipazione con il coinvolgimento di tutte le parti interessate.
Si tratta quindi di realizzare una partecipazione efficace, in cui il legame civile si rafforzi proprio nella ricerca, faticosa, di decisioni condivise a partire dalla dialettica delle diverse posizioni attualmente contrapposte.
Di fronte alle prevedibili divisioni dettate da differenti priorità, è indispensabile che si avvii una discussione non da contendenti sospettosi gli uni degli altri, ma si operi con discernimento nella ricerca del bene comune, costruendo relazioni di fiducia tra le parti e favorendo l’assunzione di una più ampia responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.
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