Visto con i nostri occhi
Ricordare Francesco II a 500 anni dalla morte
Il Gonzaga, quarto marchese di Mantova e marito di Isabella d’Este, ha avuto un ruolo importante all’interno della storia: è un personaggio che non va dimenticato
01/10/2018
Francesco II Gonzaga, IV marchese di Mantova, è personaggio di straordinario rilievo nella celeberrima famiglia mantovana, elemento determinante nel contesto strettamente dinastico, segno di profonde e laceranti contraddizioni e simbolo più qualificato della cesura che si viene a definire tra il tempo aureo di Ludovico II e della Mantua felix del primo Rinascimento, e quello disincantato e utilitaristico che segna il percorso e l’incedere di Federico II, figlio suo e di Isabella d’Este, prodotto quest’ultimo di un’inquieta e inquietante condizione sociale, politica, dinastica, aristocratica, che tuttavia recupera ampiamente, a livello nazionale e internazionale, quanto seminato dal padre Francesco, per alcuni versi destinato da sorte non propriamente amica e per l’intervento di storici scarsamente attenti al suo ruolo - invece perdutamente innamorati della gigantesca figura incarnata dalla marchesana Isabella d’Este - a passare in secondo piano rispetto alla moglie, alla quale fu condannato a cedere per secoli il primato e forse, virtualmente, il titolo di guida del tribolato stato mantovano.
La nobile figura di Francesco II Gonzaga riemerge in questi ultimi anni dalle vischiose nebbie del passato, pur se faticosamente, per effetto di approfondimenti di studio fino ad ora invero trascurati, e si porge all’attenzione degli studiosi e della storia con caratteristiche proprie fondanti e fondamentali, specchio della condizione politica ed economica precaria e mutevole nella quale si trovò a vivere la propria vicenda personale, e a governare uno stato costantemente in bilico nel furioso contendere delle grandi potenze italiane ed europee.
Francesco moriva il 29 marzo 1519, cinquecento anni or sono, e il prossimo anno forse non sarà ricordato dalle istituzioni, che pur tanto gli devono in quanto rappresentanti di una città proiettata nel fasto della storia anche grazie a lui e al suo ruolo di protagonista.
Proporre la sua dimensione di amministratore, condottiero, uomo di cultura, attraverso una mostra iconografica e documentaria, crediamo potrebbe riservare non poche sorprese, tenuto conto di come il marchese si carichi di profonde peculiarità simboliche e di un fascino sottile e avvincente, che presentano un personaggio che manifesta i caratteri di autentico principe rinascimentale, pur permeato di contrastanti segni che lo collocano nell’universo della storia come incarnazione di un mito, espressione di un tempo onusto di eventi gloriosi ma anche di amarezze, sconfitte, solitudine e difficoltà che, nel loro complesso, svelano una figura solare che solo il corrusco splendore emanato dalla moglie Isabella seppe per secoli occultare allo sguardo indagatore degli studiosi e al piacere dell’incontro, della scoperta.
Oggi Francesco II Gonzaga si rivela libero dai vincoli e dalle regole che la moglie Isabella allora intese dettare; libero dalle pastoie di un’egemonia intellettuale dominante e prevaricante; libero dai condizionamenti politici che qualche volta invero non seppe superare, per il cedimento manifestato nei confronti di un barbaro destino e di un futuro che la grave malattia che lo angustiava tendeva a presentargli come portatore di nembi tempestosi.
Il quarto marchese di Mantova si presenta al nostro tempo in una dimensione di fragilità che si interseca con il personaggio politico, e con esso si fonde fino a generare quella che, fuori da qualsiasi piaggeria, può per alcuni versi definirsi leggenda; la leggenda di un principe “terrestre”, che seppe con ogni mezzo e con vincente astuzia, pur nelle debolezze, mantenere intatte le proprie prerogative e salvaguardare lo stato dalla sete di potere e di possesso delle più grandi potenze italiane ed europee, e che per questo a pieno diritto si colloca sulla vetta del Sacro Monte.
Il palazzo di San Sebastiano, sapientemente restaurato e restituito alla cittadinanza, oggi divenuto “Museo della Città”, fu la sua casa fino all’ultimo; una dimora stupenda disseminata di opere d’arte, nella quale, non dimentichiamolo, a lungo furono conservati i fantastici “Trionfi di Cesare” di Andrea Mantegna, oggi gelosamente custoditi a Hempton Court a Londra, patrimonio della Corona d’Inghilterra.
Si vorrà allora ricordare questa figura eccezionale? Nell’anno della mostra di Giulio Romano si presterà attenzione anche a colui che scrisse pagine memorabili di una storia che ancora oggi fa grande Mantova? Meriterà il signore dei falchi, il signore dei cavalli, il signore della guerra, il nostro ricordo e gratitudine a cinquecento anni dalla morte?
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova