Visto con i nostri occhi
Riforme e mazzette
AAA cercasi etica disperatamente
24/02/2016

Paolo Lomellini

Nei giorni scorsi siamo stati investiti dal nuovo scandalo che coinvolge il sistema sanitario lombardo. Un’inchiesta giudiziaria che, tra gli altri, coinvolge il consigliere regionale Rizzi, “padre” dell’ultima riforma sanitaria. Come sempre occorre attendere gli sviluppi e i pronunciamenti definitivi della giustizia. Certo gli atti sin qui disponibili devono essere parecchio pesanti: il Governatore della Regione e il capo del partito cui appartiene Rizzi si sono smarcati dalla vicenda e non hanno tentato nemmeno una pallida difesa di circostanza.
Siamo dunque di fronte, verosimilmente, all’ennesimo episodio di sperpero e appropriamento illecito di risorse pubbliche in un settore che dovrebbe per sua natura avere una maggiore sensibilità etica. La corruzione è sempre un fatto negativo, ma quando tocca i temi della sanità, dell’assistenza ai più bisognosi e degli altri servizi più fondamentali diventa ancora più insopportabile. A maggior ragione se avviene in una Regione come la nostra che è la più grande e la più ricca del Paese e che spesso si è arrogata titoli di “locomotiva” o di leadership morale per tutte le altre.
L’ultima riforma lombarda è stata illustrata anche qui a Mantova pochi mesi fa, dallo stesso Rizzi, agli operatori della sanità: con toni enfatici, orizzonti messianici e quant’altro. Che dire? La miseria delle nostre vicende umane è sempre dietro l’angolo. Chiosando il commento lapidario di un amico potrei riassumerla così: circolano troppi soldi e troppi appetiti!
Perché siamo giunti a questo livello di degrado morale attorno ad un settore che pure da noi annovera non poche eccellenze in termini di competenze e strutture?
Certamente l’avidità umana per i beni materiali è un fattore decisivo, antico quanto l’umanità stessa. Va però ricordata anche qualche causa specifica della storia dei nostri ultimi anni.
A partire circa dai primi anni ‘90 ci fu un crescendo di attacchi agli aspetti pubblici della sanità. Parallelamente un insistente evocare di parole che parevano quasi salvifiche: il privato, i manager, il paziente che diventava “cliente” e via discorrendo.
In quegli anni fu approvata la Riforma cosiddetta “De Lorenzo” (dal nome del Ministro che firmò i relativi decreti) che dava forma giuridica a quell’onda. Ad essa seguirono, sempre nello stesso solco di pensiero, un numero imprecisato di riforme e riformette regionali.
Uno degli obiettivi, aumentare l’efficienza e ridurre i costi, appare smentito dai fatti prima ancora che dalle opinioni. Si pensava infatti, tra le altre cose, di ridurre i “costi della politica”, gli sprechi ad essa connessi o infine il numero di raccomandati che facevano carriera pur incompetenti.
La realtà purtroppo non è andata nel segno delle attese. Si dirà che a volte ci sono buone leggi che vengono applicate male. Nello specifico mi permetto di pensare che ci fosse anche qualche errore di impostazione di fondo, qualche “errore nel manico” come si suol dire.
Sì, perché non è decisivo e risolutivo contrapporre il pubblico e il privato. Servizi e prestazioni possono essere gestiti ed erogati bene oppure male sia da una struttura pubblica sia da una privata. Quello che deve essere prioritario è il fatto che certi servizi (tra questi ovviamente la sanità) devono avere come primo obiettivo l’essere un “servizio pubblico”. A prescindere che la natura giuridica di chi eroga il servizio sia pubblica o privata.
Avere insomma come stella polare il bene comune, con le sue priorità sui servizi indispensabili e sulle persone più bisognose di essi. Una stella polare, in altri termini, che metta l’etica, o almeno la ricerca di un’etica, come suo fondamento. Ne abbiamo un grande bisogno.
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