Visto con i nostri occhi
Rinasce al Ghisione la chiesa di Sant'Andrea
L'edificio, che si trova in una frazione di Villa Poma, risale alla fine dell'XI secolo. Il terremoto del 2012 ha fatto crollare la cuspide del campanile e ora, dopo il restauro, torna a brillare
11/12/2017
Anticamente il paese si chiamava Mulo, ma, dopo essere entrato a far parte del Regno d’Italia, nel 1868 ha assunto il nome di Villa Poma, in onore del dottor Carlo Poma, uno dei Martiri di Belfiore. Di Mulo si parla in un atto notarile, stilato novecento anni fa su una pergamena, conservata all’Archivio di Stato di Milano. 15 marzo 1117: il monastero di San Benedetto in Polirone (oggi San Benedetto Po) acquista da un certo Alberto di Coenzo e da sua moglie Matilde alcune proprietà della “corte” fortificata di Mulo, tra le quali la chiesa di Sant’Andrea apostolo. È la prima volta che, in un documento, viene citato questo edificio sacro, le cui origini risalgono tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, il periodo della Grancontessa Matilde di Canossa. Novecento anni fa, dunque. Ed è proprio con il riferimento a quell’antica pergamena che, il 7 dicembre scorso, nell’oratorio di Sant’Andrea – situato in località Ghisione –, si è parlato della sua storia, ma anche dei lavori di restauro compiuti dopo il terremoto del 2012. Storia, restauri e musica in un’unica serata, con gli interventi dell’architetto Benedetta Grigoli (storia), di Vittorio Cugola, pure lui architetto e direttore dei restauri, e i canti eseguiti dalla corale “San Michele arcangelo” di Villa Poma, diretta da Lorena Salani. Numerose persone hanno partecipato alla serata, perché – come spiegano il parroco, don Gianfranco Magalini, e il sindaco, Alberto Borsari, che hanno voluto l’iniziativa – «gli abitanti ritrovano nella chiesa la loro storia e la loro identità: le loro “radici”». I cittadini hanno dato il proprio contributo per il restauro dell’oratorio. Subito dopo il terremoto si era provveduto a mettere in sicurezza l’edificio e a riparare il tetto, che era rimasto danneggiato dal crollo della cuspide del campanile. In un momento successivo si è posta mano al campanile: la ricostruzione della cuspide con l’inserimento di una struttura metallica, il rifacimento della copertura della cella campanaria situata alla base della cuspide, gli interventi sulle murature, il collegamento della struttura metallica di rinforzo della cuspide. Inoltre, è stato effettuato il risanamento della muratura della facciata, soggetta all’umidità che risale dal terreno, con la realizzazione di uno “scannafosso” che raccoglie e allontana le acque piovane. E si è ampliata la sagrestia, grazie alla donazione di un piccolo vano adiacente da parte di Massimo Sommonte. Gli interventi sono stati parzialmente possibili con i contributi stanziati dall’Amministrazione comunale di Villa Poma (25 mila euro), dalla Fondazione Comunità mantovana (15 mila) e dalla Fondazione Banca popolare e agricola di Poggio Rusco (15 mila). Oltre all’architetto Cugola hanno collaborato l’ingegnere Giovanni Gualerzi, progettista strutturale, e l’architetto Alessandro Campera, delegato vescovile per i rapporti con le Soprintendenze. Se l’oratorio del Ghisione non ha subìto danni più gravi a causa del terremoto, ciò è dovuto ai lavori che, oltre vent’anni fa, hanno interessato l’edificio: il parroco don Carlo Mossini aveva istituito un “Comitato per il Ghisione”, e poi i restauri erano stati portati a termine da don Cesare Righetti. Il 3 dicembre 2000, il vescovo Egidio Caporello riapriva la chiesa al culto, nel corso di una celebrazione. Costruita a cavallo tra l’XI e il XII secolo, la chiesa si presenta ad aula unica, con tre absidi, muratura di varie epoche e superfici di intonaco decorato a motivi geometrici, probabilmente risalenti alla fine del Cinquecento. Il passaggio dei secoli ha contraddistinto la “vita” dell’edificio: il documento del 1117 coincide con l’anno di un devastante terremoto, in seguito al quale si impone la ricostruzione di gran parte della muratura. Agli inizi del XIII secolo, l’oratorio figura come cappella, alle dipendenze della pieve di Coriano. E, dopo una lacuna documentaria di ben quattro secoli, le notizie tratte dalle carte degli archivi affermano che la piccola chiesa è di “giuspatronato” della famiglia Basaglia: Pietro Antonio e Francesco la riedificano negli ultimi anni del XVI secolo, costruiscono una casa per il cappellano e dotano l’oratorio di otto biolche di terreno per il mantenimento di un sacerdote. Oggi l’edificio è di proprietà della parrocchia di Villa Poma. È sempre aperto: merita veramente una visita, magari in occasione delle feste natalizie, quando, sul retro, viene allestito un caratteristico presepe.
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