Visto con i nostri occhi
«Santi a Mantova», la luce in un volume
Nei prossimi giorni esce il nuovo libro di monsignor Roberto Brunelli, direttore del Museo diocesano: uomini e donne che hanno portato in sé l’immagine di Dio
10/12/2018
È attraversato dal color oro: in copertina, nei titoli, in alcune parti del testo. Anche in certe pagine interne. A fondo oro, come nelle antiche icone, nei mosaici bizantini o nei dipinti di scuola senese. L’oro, simbolo prezioso di incorruttibilità ed eternità, che rimanda a Dio. Non poteva essere scelto colore migliore per contraddistinguere il nuovo libro di monsignor Roberto Brunelli, storico dell’arte e direttore del Museo diocesano “Francesco Gonzaga”, dal titolo Santi a Mantova, che sta per essere pubblicato dalla casa editrice “Tre Lune” (150 pagine, 15 euro). Dopo aver dato alle stampe numerose opere riguardanti la storia e l’arte del nostro territorio, ora Brunelli offre un “angolo di paradiso” attraverso il quale scoprire «questi membri eletti della Chiesa», che Dio ci ha dato «come amici e modelli di vita», secondo la nota definizione della liturgia. Sono appunto i santi, ma anche i beati. Prima che alcuni uomini o donne ottengano questi riconoscimenti, essi hanno i titoli di “servo (o serva) di Dio” e di “venerabile”. «I venti secoli di cristianesimo a Mantova e nel suo territorio ne hanno conosciuto un largo numero – afferma l’autore nelle pagine introduttive –, qui vissuti per un tempo breve o prolungato ma sempre lasciando di sé un ricordo in positivo. Questo libro si occupa di loro». Con quello stile preciso ed elegante che ben conosciamo, Brunelli, mediante una scansione cronologica, propone la “galleria” dei santi mantovani, partendo dal primo millennio, con Celestino I (Papa nel V secolo, le cui spoglie mortali erano conservate in Cattedrale), Leone Magno e la reliquia del Preziosissimo Sangue, rinvenuta a nell’anno 804 e portata in precedenza a Mantova da san Longino. Se l’età dei Canossa ha il suo principale riferimento in sant’Anselmo, patrono della città e della diocesi, che muore nel 1086, i tre secoli successivi hanno degli importanti esempi in Giovanni Cacciafronte, Giovanni Bono e Giacomo Benfatti. «Dopo Benfatti passò un secolo, prima che la storia della diocesi registrasse altre figure di santi – sottolinea Brunelli –. In compenso, il Quattrocento ne registrò una straordinaria fioritura: basti dire che Mantova ne celebra ben otto, cioè la metà di tutti quelli compresi nel calendario diocesano. Tutti furono religiosi, di vari ordini da tempo presenti in città». Ricordiamo i loro nomi: Paola Montaldi, Matteo Carreri, Osanna Andreasi, Bartolomeo Fanti, Arcangela Girlani, Battista Spagnoli, Elisabetta Picenardi e Marco Marconi. Sono vissuti invece nel XVI secolo due uomini esemplari, appartenenti alla famiglia Gonzaga: il venerabile Francesco (1546-1620), superiore generale dell’ordine francescano e vescovo di Mantova, impegnato ad attuare gli orientamenti del Concilio di Trento; e san Luigi, morto nel 1591 all’età di ventitré anni, celebre ovunque per essere il patrono mondiale della gioventù. A Francesco e a Luigi Gonzaga, Brunelli dedica parecchie pagine; le loro biografie si completano con quelle delle nipoti di san Luigi: le venerabili Cinzia, Olimpia e Gridonia. Altre figure di rilievo punteggiano la storia mantovana tra Otto e Novecento: da monsignor Luigi Martini (1803-1877), confortatore dei Martiri di Belfiore, a Vittorina Gementi (1931-1989), molto conosciuta per aver fondato la Casa del Sole per bambini disabili. La loro singolarità di vita li associa all’innumerevole schiera di quanti, uomini e donne, sono nella comunione eterna con Dio. Nel 1954 è stato proclamato santo Pio X, cioè Giuseppe Sarto, che era stato vescovo di Mantova dal 1884 al 1893. Il libro di Brunelli si completa con il calendario liturgico mantovano e l’elenco dei santi titolari delle chiese, sia della città, sia delle altre località della diocesi. La presentazione del vescovo Marco Busca, all’inizio del volume, permette di cogliere il valore della santità da una particolare angolatura. Il vescovo ricorda che, parlando al Meeting di Rimini del 2002, l’allora cardinale Joseph Ratzinger aveva dichiarato che «la dimostrazione più convincente della verità della fede cristiana» è, da un lato, i santi, e dall’altro la bellezza che essa ha generato, con riferimento all’arte cristiana. Santità e bellezza. Perciò, conclude monsignor Busca, «lo scopo della vita cristiana non è quello di costruire l’uomo “buono” quanto piuttosto l’uomo bello e il tratto distintivo dei santi non è affatto la “bontà”, di cui sono capaci talvolta anche uomini mediocri, bensì la bellezza spirituale che traspare da una persona che, accogliendo in sé l’azione dello Spirito, che si è lasciata riempire di luce sino a rivelare in sé l’immagine di Dio». Un’immagine piena di splendore, «come una perla preziosa».
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