Visto con i nostri occhi
Scuole cattoliche, un valore aggiunto per la formazione dei giovani
Tra pochi giorni iniziano le iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Come scegliere la scuola? Come affrontare questo delicato momento per studenti e genitori? Abbiamo girato la domanda a don Valerio Antonioli, docente presso gli Istituti “Redentore”
13/01/2017

“Pochi ragazzi, appena quattordicenni, sanno scegliere la scuola - spiega don Valerio - I più scelgono in base a quanto fanno gli amici, per molti scelgono i genitori e indirizzano i figli nella scuola che hanno fatto loro o, quel che è peggio, costringono a scegliere questa o quella scuola nella speranza di un futuro lavorativo o redditizio. Questi non sanno che non si sceglie la scuola per il futuro ma per l’oggi. Questi non sanno che se un adolescente sbaglia indirizzo o ambiente scolastico cresce ma non matura. Come scegliere la scuola dunque? Una risposta sola e concisa non è possibile, solo un consiglio: gli indirizzi scolastici vanno bene tutti e nessuno può andare bene se non lo gestisco in un ambiente sereno, tranquillo, protetto, limitato come numero. Un ambiente dove l’alunno non è un numero ma una persona; dove il dirigente scolastico mi conosce, dove i docenti non sono in classe solo per lo stipendio ma per collaborare con la famiglia all’educazione della persona. In tanti sono capaci di insegnare; non tutti gli insegnanti sono capaci di educare”.

Qual è il valore della scuola cattolica?
Se non fosse perché sono educatore degli Istituti Redentore, la scuola cattolica di Mantova, avrei da tempo rinunciato all’insegnamento.
Il valore di una scuola cattolica sta proprio nel fatto che nel piano educativo non c’è solo l’insegnamento delle singole discipline ma anche la proposta di utili esperienze formative che, in sinergia con l’orario scolastico, contribuiscono alla formazione umana e cristiana dell’alunno.
Di solito la scuola cattolica offre un pacchetto formativo che copre tutto l’arco di età: dalla materna e, se si vuole, fino alla maturità. Questa opportunità aiuta ad affrontare alcuni dei virus che minano ogni progetto educativo. Il primo si chiama differenziazione. Il ragazzo vive differenti situazioni di vita, quindi se passa i cinque anni delle elementari in un ambiente, le medie in un altro e, nell’età più complessa della vita, passa alle superiori e ne incontra un altro differente dai precedenti, nella sua testa nasce, cresce e lavora un secondo virus: la frammentazione. Ed eccolo vittima di un vissuto caotico, fradicio di impegni ma soprattutto fradicio di tanti e frammentati educatori.
La prima conseguenza è la perdita delle evidenze etiche e dei valori base. Il ragazzo che fa? Come si difende? Coniuga di default tre verbi: I care, I am, I like; cioè ascolta (forse sente soltanto) e fa quello che lo interessa, quello che lo fa essere come tutti (lo omologa), quello che gli piace.
La scuola dove lavoro offre la possibilità degli stessi educatori e di un medesimo progetto dalla fanciullezza all’età adulta. Con questo si possono alleviare i rischi del pericoloso passaggio dalle medie alle superiori.
Spesso è tardi incominciare un cammino formativo alle superiori, bisogna partire prima. Molto prima.

La scuola cattolica è privata. Ha un costo.
Lo so. Lo sa anche la Diocesi e per essa il Vescovo che vuole la scuola. Chi ha a cuore questo valore non ha assolutamente scopi di lucro: sa che dal punto di vista economico è una gestione in rosso. Nonostante le remate contro, anche da parte di chi non dovrebbe farlo, andiamo avanti con la soddisfazione di qualche frutto.
Se avessi un figlio farei questo investimento. Come parroco pubblicizzo in ogni modo questa scelta; ci credo, come credo che, oggi più che mai, la famiglia da sola e la stessa comunità cristiana sempre più ridotta ai minimi termini, non sono in grado di educare le nuove generazioni. Se non ci si mette la scuola, chi lo fa?
Dunque che scuola scegliere?
Possono andare bene tutte, basta che essa offra un ambiente in cui stare bene, in cui viene offerto un progetto educativo globale; dove chi insegna non dice quello che sa ma educa perché dice quello che è.

A pag. 6 del settimanale in uscita venerdì 13 Licia Magnani, presidente dell'Associazione Scuole Materne Mantovane, spiega il valore aggiunto delle materne di ispirazione cristiana per la società e il territorio.
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