Visto con i nostri occhi
Scuole e famiglia in crisi? «Manca fiducia reciproca»
Genitori e docenti sembrano diventati persone lontane, incapaci di dialogare tra loro. Patrizia Togliani, presidente provinciale di A.Ge., parla delle questioni aperte su cui intervenire
04/04/2018
Il clima piuttosto teso che si è manifestato in questi ultimi tempi nel rapporto scuola-famiglia, ci ha spinto a intervistare Patrizia Togliani che, nella sua qualità di presidente provinciale dell’A.Ge. (Associazione italiana genitori) di Mantova, respira quotidianamente il clima che si vive nel mondo della scuola.
Qual è la situazione dell’A.Ge. in provincia di Mantova?
L’associazione è radicata nella nostra provincia e le attività delle varie sedi locali si diversificano sul territorio: dalla gestione di doposcuola alle iniziative di formazione dei genitori, dai “pedibus”, a varie forme di collaborazione con le scuole, le parrocchie, gli enti locali. Purtroppo alcune associazioni locali sono temporaneamente in crisi perché talvolta si fatica a trovare il ricambio generazionale.
Quali sono, secondo lei, le cause della rottura della cooperazione tra insegnanti e genitori?
È indubbio che tutto è da ascrivere a una mancanza di fiducia reciproca, a sua volta legata a un mancato riconoscimento sociale, che ha lasciato gli insegnanti soli ad affrontare una situazione di crisi educativa.
A che cosa è dovuta questa crisi educativa?
Essa affonda le sue radici in un cambiamento profondo del ruolo educativo genitoriale. Il mondo degli adulti, anche dei giovani adulti che sono genitori, si trova alle prese con una realtà sociale, economica e tecnologica in rapidissima trasformazione. Spesso la famiglia non può contare, come avveniva alcuni decenni fa, su un comune senso di solidarietà educativa della comunità. Il cambiamento profondo degli stili di vita e della struttura stessa delle famiglie contribuisce a rendere i genitori sprovveduti nel gestire problematiche educative talvolta inedite.
Quali sono le questioni più delicate da questo punto di vista?
Ad esempio, la complicata conciliazione dei tempi di cura e dei tempi di lavoro, con conseguente difficoltà a seguire i ragazzi nei compiti e nello studio, l’uso non controllato delle tecnologie e la navigazione nella “rete”, con tutte le sue insidie, la gestione del tempo libero, con le innumerevoli proposte del “mercato”, ma anche con l’alleanza di tante realtà educative del territorio, come gli oratori e le società sportive. Sappiamo inoltre che nel periodo adolescenziale emergono prepotenti i pericoli derivanti dalla cultura dello “sballo”.
E che dire dell’utenza scolastica?
Anch’essa è cambiata negli ultimi anni: sono in aumento i casi da sindrome di iperattività, così come varie tipologie di disturbi dell’apprendimento. Le classi rispecchiano le caratteristiche della società multiculturale, c’è maggiore consapevolezza del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo e potremmo continuare... Le responsabilità di queste problematiche sono molteplici, ma è soprattutto sulla scuola che ricadono molte aspettative, in primis riguardo alla preparazione e alla professionalità dei docenti. Per contro, il livello di credibilità e di autorevolezza degli insegnanti si è progressivamente abbassato nell’opinione pubblica.
Come recuperare allora quell’indispensabile livello di autorevolezza e credibilità da parte dei docenti?
Bisogna urgentemente correre ai ripari, riqualificare il ruolo degli insegnanti, anche attraverso accordi contrattuali che riconoscano l’emergere di professionalità sempre più specializzate all’interno di ogni ordine di scuola. Non si tratta solo di questioni salariali, ma di contribuire a ridisegnare un ruolo, quello dell’insegnante, che deve far fronte contemporaneamente alla sempre maggiore specializzazione dei saperi e alla sempre maggiore complessità della società.
In effetti, talvolta il ruolo di professori e maestre appare sminuito.
Dice bene il filosofo Umberto Galimberti, intervenuto nei giorni scorsi alla presentazione del suo ultimo libro intitolato La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, edito da Feltrinelli: «Le maestre vanno difese, sempre. Quando i bambini vanno a scuola sviluppano nuovi binari di affettività, soprattutto quello bambino–maestra». Altro che aggredire gli insegnanti con pugni e calci, magari davanti a loro. «Se i genitori parlano male delle maestre devono sapere che stanno violentando la sfera dell’affettività del bambino. I genitori devono mettersi in testa che devono difendere le maestre, sempre. Fanno un lavoro pazzesco, io darei lo stipendio da professori universitari alle maestre e quello delle maestre ai professori universitari».
A livello politico, la riforma “buona scuola” è stata fortemente criticata da centrodestra e Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo, inoltre, chiede di abolire il finanziamento agli istituti paritari. Quali le prospettive?
C’è un calo notevole nella partecipazione dei genitori alla gestione della scuola, calo che è progressivo con l’aumentare del grado scolastico. E ciò richiede un rinnovo della normativa inerente gli organi collegiali. È necessario il cambiamento dalla democrazia rappresentativa a quella partecipativa. Si deve passare dall’interesse del proprio figlio a quello della comunità.
Il ruolo dei genitori?
Ritengo che la componente dei genitori debba necessariamente e costantemente essere interpellata sulla definizione e condivisione di un progetto educativo che riguardi ogni alunno, così come deve essere rinsaldata di volta in volta l’alleanza scuola–famiglia nella lettura e gestione delle molteplici problematiche educative emergenti, di cui si è parlato prima. Solo se la scuola si impegnerà a superare la sua autoreferenzialità e la componente genitoriale rinuncerà a un atteggiamento di protezione–giustificazione a oltranza del proprio figlio, si potranno finalmente superare molte situazioni di incomunicabilità o di conflitto. Se qualcuno intendesse scrivermi, lascio il mio indirizzo email: patrizia.togliani03@gmail.com
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